Imprenditrice ha un progetto «stellare» di 70 milioni per la Puglia. La burocrazia la blocca: «Non vogliono fare niente»

Adora l’Italia, voleva riqualificare una zona del Salento, ma tra istituzioni e tribunali è costretta a scappare. «Non c’è solo la mancanza di certezze nell’iter burocratico, ma la frustrante mancanza di interesse dello Stato»

A Nardò, Puglia, sta per saltare un progetto di ecoturismo da 70 milioni di euro per il disinteresse dimostrato dai rappresentati delle istituzioni, Comune, Regione e Stato, nei confronti di Alison Deighton, ricchissima imprenditrice americana, nonché moglie del sottosegretario al Tesoro britannico Paul, già top manager di Goldman Sachs. L’uomo che, tanto per dare un’idea, «ha organizzato e costruito le Olimpiadi di Londra», riferisce il Corriere della Sera.

UN PROGETTO «STELLARE», FERMO. Deighton, che vive a Londra, ha già rilevato nove anni fa un albergo nel centro storico di Città di Pieve, Umbria, dove la famiglia ha anche la sua seconda casa. L’ha ristrutturato senza problemi, e oggi dà da lavorare a 20 persone a tempo pieno. «Adoro l’Italia», ha detto. E da un po’ di anni si è «innamorata del Salento». Tanto da pensare di ripetere l’operazione in un terreno a Nardò, dove ci sono ulivi centenari. Non vuole abbatterli («sono più interessata all’estetica che ai mattoni») e persino gli ambientalisti hanno definito il suo progetto «stellare».
L’imprenditrice ha raccontato al Corriere che il progetto è fermo già da sei anni: ha curato gli ulivi, costruito i fossi antincendio, rivitalizzato un’area che era «semi abbandonata, con la spazzatura in giro», l’ha resa nuovamente produttiva, con «un’azienda agricola locale che ci produce olio. Credo di aver dimostrato che non voglio distruggere ma preservare», ha detto. Vorrebbe addirittura farne un centro per famiglie, con un presidio Slow Food e anche «il Comune era entusiasta». Ma poi «è cambiata l’amministrazione». «Nella proprietà accanto alla nostra stanno costruendo un albergo» e «al posto degli ulivi ci sono le ruspe», ha tenuto a precisare.

«LA REGIONE CI HA CONCESSO MEZZ’ORA». Così Deighton si è rivolta alla Regione, «a un responsabile regionale molto in alto» di cui non vuole fare il nome. Cos’è successo? «Ci hanno concesso mezz’ora», a lei e al suo partner nel progetto, Ian Taylor, broker del petrolio, «che è arrivato apposta dall’Africa». Ma «non siamo nemmeno arrivati a discutere di architettura!». Mentre in America, «se io presento un progetto, posso ricevere critiche, obiezioni. Ma se ne parla. Si arriva a un’idea condivisa. In Puglia non è stato possibile». Dopo il primo stop, però, il Tar ha dato ragione all’imprenditrice. «Ma subito dopo è arrivato l’appello. Ora tocca al Consiglio di Stato. Ma l’udienza potrebbe arrivare tra due anni, quando non si sa». E ha aggiunto, con amarezza: «Ora capisco che l’Italia può essere molto difficile. Mio marito era contrario. Il suo lavoro è attirare investitori in Gran Bretagna. In questi giorni mi ha detto: “Non vogliono fare niente”. Adesso lo so. Investire in Italia mette paura».
Significativa, infine, anche la risposta alla domanda del Corriere «qualcuno vi ha chiesto soldi?»: «Mai. Non credo sia un problema di corruzione. La cosa impressionante è il livello di disinteresse. Non della comunità locale: i sindacati hanno persino occupato il Comune per appoggiarci!». Però, «quando l’incertezza si prolunga, per un investitore è meglio cambiare. Il mondo è grande». E «in Puglia non c’è solo la mancanza di certezze nell’iter burocratico, che per un imprenditore è la morte». C’è la «frustrante mancanza di interesse» dello Stato. «Come se un progetto da 70 milioni non interessasse la Regione».