Una tragedia senza pari e l’equazione speculativa del Pd

Ecco perché tra un anno il centrodestra avrà il compito di disintegrare l’opportunismo che ha guidato Milano in questi anni. Anche durante l’emergenza coronavirus

Beppe Sala e Attilio Fontana con Renato Saccone nel Duomo di Milano

Cronache dalla quarantena / 30

Mi ha chiamato Silvio Berlusconi e io non ho avuto il coraggio di chiedergli: “Scusa puoi passare a prendermi qui in Pausania, con l’aereo o l’elicottero privé, fa lo stesso, che magari facciamo Pasquetta insieme, nella villa di Marina, lassù in Provenza?!”. Tutto vero. Solo che sono vietati i voli. E siamo tutti, re, principi, signori e signorini, gente perbene e gente di ogni colore, in auto consegna più o meno volontaria a domicilio coatto.

Due giorni prima, avevo mandato all’amico Silvio qualche rigo di saluto via mail. Oltre che una barzelletta sul Pd. Si vede che ha lo stesso effetto del motivetto “ammazza la vecchia… col flit!” su Roger Rabbit. «Grazie del pensiero Luigi e grazie della barzelletta che mi permetterò di migliorare ma che mi sembra già buona così». Quattro chiacchiere sul «governo degli incompetenti». E poi via col vento con Rossella O’Hara. Rossella chi? E che ne so. Mi faccio gli affari miei, io. E grazie buon Dio dell’amicizia di un buon uomo come Berlusconi.

Credo sia il solo politico italiano il cui nome di autentico genio carismatico, cristiano e popolare, brillerà nei libri di storia di questa nostra Italia del primo ventennio del secondo millennio. Un genio positivo allo stato puro. E al di là della politica, quanto lavoro ha dato e quanto bene ha fatto in giro? E in politica. Quante volte lo han dato per morto e, anche senza tirare in ballo Gesù, quante volte è risorto?

Forza Italia sembrava deglutita da Matteo Salvini. Invece no. Resiste. È vero che deve guardarsi più da Giorgia Meloni che dalla Lega. Però eccola risalire la china, di nuovo, pian pianino, ma risalire. Era caduta sotto il 5 per cento. Adesso è già verso l’8. Certo, mai come nel trionfale del 2008. Quando accadde l’incredibile dopo tre lustri di governi e di braccio di ferro con giornali e procure: nessuno, neanche Degasperi aveva avuto tanti consensi come il Berlusconi del 2008. Cosa hanno dovuto mettere in campo per sloggiarlo dal governo nel 2010? Lo sanno solo la procura di Milano, Obama e la Merkel. E naturalmente Napolitano. Sic transit.

Epperò Berlusconi non transiterà come i tanti politici di ieri e di oggi. Non transiterà perché ha fatto un’impresa e si è dimostrato un grande statista. Adesso, con l’età, Berlusconi ha preso anche la bella forgia presidenziale. Altro che Napolitano. Ricordatevi che Berlusconi ebbe i coglioni di mettersi contro ogni consenso giornalistico e contro potenti lobby, opponendosi per decreto alla condanna a morte per fame e per sete di Eluana Englaro. Dove l’avete mai visto un presidente del Consiglio che va a cacciarsi nei guai di un caso controverso, anche agli occhi dei propri elettori, e lo fa soltanto perché acconsente al richiamo – dal suo privato foro interno e dagli amici – di una avveduta e ben tirata su dalla mamma coscienza cristiana? Un presidente del Consiglio che, contro tutto e contro tutti, arrischia il proprio consenso e potere – proprio lui che era sempre stato accusato di essere uno spregiudicato calcolatore sulla base dei sondaggi e del consenso – per buttarsi in un provvedimento di legge che ha il solo scopo di salvare un essere umano?

Un gigante. Altro che Napolitano presidente della Repubblica. Il quale, infatti, non controfirmò il decreto Berlusconi. E autorizzò, Napolitano, la fine di una disabile fin lì protetta dalle amorevoli cure di monache in quel di Lecco. Ma Berlusconi no. È uno che crede.

Potete immaginare chi è invece Giuseppe Conte e cosa ha mostrato di essere capace di fare, al campionato delle giravolte, pur di restare al potere? Infatti, ogni semestre Conte sale dal Papa e si fa regalare il Rosario che non ha meritato Salvini… Ma guarda e passa.

E adesso permettetemi una nota in margine. Si potrebbe titolarla così: hanno la faccia di bronzo, ma così di bronzo, che in dialetto brianzolo la direste “fàcia de cù de’ n can de cacia, l’è’ pusè bèl el me cuu de la tua facia”. E vi lascio alla libera traduzione.

Ebbene, premesso l’augurio che ogni cittadino milanese e lombardo non scordi mai, da qui alle prossime elezioni, che la sola persona fisica di Silvio Berlusconi ha donato 10 milioni di euro per l’emergenza Covid-19 a Milano. Che non è poco anche per un uomo ricco, e sono più di tre volte i soldi che, presi dalle tasche dei cittadini e non dalle tasche del sindaco, ha messo a disposizione l’intero budget del Comune di Milano (3 milioni su 3 miliardi, lo 0,1 per cento) guidato dal Pd di Beppe Sala. E premesso che bisogna definitivamente liquidare di pessima speculazione politica il petulante attivismo con cui Pd e Beppe Sala hanno cercato di mettere Milano contro la Regione Lombardia. Premesso tutto ciò, ecco perché tra un anno il centrodestra avrà il compito di disintegrare l’opportunismo del business and go che ha guidato Milano in questi anni. E che ha avuto la sua definitiva rivelazione nel tentativo di strumentalizzazione politica innescata nel bel mezzo di una tragedia senza pari, che più di tutti in Italia, ad oggi ha colpito il popolo della Lombardia.

L’equazione speculativa, la strumentalizzazione di una tragedia, è questa: “I morti in Lombardia sono troppi, dunque la sanità Lombarda non ha funzionato”. Dovremmo dedurre che la migliore sanità europea sarebbe quella greca, visto che in Grecia ci sono meno morti che in Germania. Se è per questo in Burkina Faso non c’è neanche un morto. E in Francia ci sono più morti che nell’ex Congo belga. E a Roma meno che a Londra.

Chiacchiera volgare per infinocchiare i gonzi e assaltare il fortino che da mezzo secolo manca alle sinistre (poiché in Lombardia c’è anche il tesoro). Meschinelli che fanno politica sui morti. Casomai il raffronto va fatto con la Germania. Ma i tedeschi, come ha notato perfino il democrat New York Times, hanno un governo, una catena di comando e un comune senso dell’interesse nazionale. La Germania non è un paese centralista-statalista-turco alla romana. È uno Stato federale e una federazione di Stati regionali con larghissime autonomie. Soprattutto, non è una società belligerante al suo interno. Come lo è la nostra. Che da trent’anni si incarta nel piagnisteo della corruzione. Si sbudella ogni mattina per via mediatico-giudiziaria. E seguita a farsi del male con gli splendidi Elevati venuti dal bar Posillipo. La Germania ha tanti difetti. Ma in politica, come nelle linee editoriali dei giornaloni, non è governata dai trogloditi.

Foto Ansa