Colletta Alimentare. Un gesto utile per i poveri (e per noi)

Il 24 novembre in tutta Italia sarà possibile destinare parte dei propri generi alimentari alla Colletta Alimentare. Intervista a Andrea Giussani, presidente della Fondazione Banco Alimentare

La Giornata Nazionale della Colletta Alimentare giunge alle sua sedicesima edizione. Pettorine gialle, sacchetti di ordinananza e sorriso sulle labbra, centinaia di volontari sono pronti a riversarsi nei maggiori centri commerciali della penisola. L’obiettivo è raccogliere generi alimentari di lunga conservazione – olio, pasta, omogeneizzati, ecc. – da distribuire, mediante una capillare rete di associazioni, ai bisognosi. Una iniziativa che, in tempo di crisi, fa sentire il suo peso sociale, e permette a chi si reca per negozi il weekend di donare parte del cibo comperato a chi non può permetterselo. Ne parliamo con Andrea Giussani, presidente della rete Banco Alimentare.

Come è nata la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare?
La Colletta Alimentare è nata come una modalità d’iniziativa diversa nella vita della rete Banco Alimentare. La mission è semplice: recuperare il maggior numero di eccedenze, e la Giornata Nazionale permette di avere una più grande animazione di volontari e più visibilità, e quindi una maggior quantità di alimenti da distribuire ai bisognosi. Di fatto, l’iniziativa è la stessa che esiste da anni in Francia, che noi abbiamo importato e modificato in vista dei nostri principali punti di valore. E il punto di valore principale è che in Italia è molto sentito il concetto di “dono”: l’alimento richiama il concetto di regalo, che poi diventa carità e si traduce come aiuto pratico ai poveri.

Di cosa si occupa la fondazione Banco Alimentare durante l’anno?
Siamo ventuno associazioni, ognuna con la sua identità giuridica, che fanno rete sotto la fondazione Banco Alimentare. Noi lavoriamo 365 giorni all’anno, nei quali raccogliamo eccedenze per quasi 70 mila tonnellate. Da sola, la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare raccoglie il 17 per cento del totale. Va da sé che ha una sua importanza. Generalmente si recupera dalla distribuzione, e con  aiuti europei, gli alimenti commestibili ma non commercializzabili, e li ridistribuiamo in 9 mila strutture caritative, che a loro volto li ridanno ai poveri. L’azione della nostra rete sussidiaria è continuativa e sempre presente sul territorio.

Chi sono i partecipanti?
Più che un’iniziativa estemporanea di volontariato sociale, la Giornata Nazionale della Colletta alimentare è diventata una grande festa cui partecipano tutti,  famiglie e volontari, persone che si ritrovano per un momento collettivo di dono. È accessibile a chiunque, non ha colore politico, non ha limitazioni di ceto. Tutti possono intervenire perché tutti possono donare.

Alla Giornata nazionale della Colletta alimentare dello scorso anno sono accorsi 130 mila volontari. Una cifra elevatissima.
I volontari sono sempre molti. Quando mi chiedono il perché di questa affluenza, rispondo: «Perché hanno delle buone ragioni per farlo», nel senso che cerchiamo sempre di ripetere i motivi che rendono interessante la nostra proposta. Oltre a vantare molti volontari, negli anni c’è sempre uno turn over: è una iniziativa a cui si partecipa di anno in anno. Chi lo farebbe, senza un motivo adeguato?

Gli ultimi anni di crisi economica hanno diminuito l’afflusso di generi alimentari?
Nonostante la recessione, negli ultimi due anni si è sempre osservata una crescita dei prodotti raccolti. Tutto sommato, la gente non ha smesso di donare quanto donava prima, è migliorato il marketing, la visibilità, la progettazione, il numero dei punti vendita. Così, l’anno scorso abbiamo accumulato 9700 tonnellate di cibo. Ma non sono queste le uniche ragioni. Le persone sono naturalmente propense a donare, ma spesso non si ha l’occasione per esercitare questa azione gratuita. Noi gliene proponiamo una.