Cile. Testimonianza contro l’aborto

Karina Silva, concepita durante uno stupro, racconta la sua storia dopo l’approvazione alla Camera della legge sull’aborto

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«Mia mamma mi ha partorita il 27 gennaio del 1989. Sono nata in condizioni economiche povere, nel bel mezzo di una crisi familiare e sicuramente in un momento molto triste (…) ma amo vivere!». La cilena Karina Silva, dopo l’approvazione alla Camera il 18 marzo della legge che permette l’aborto in caso di pericolo di vita per la madre, stupro e malformazione, ha voluto raccontare a tutti la sua storia con un articolo sul blog Save the 1. Se l’interruzione di gravidanza fosse stata legale anche nel 1989 lei ora non ci sarebbe. Sua madre infatti, allora 15enne, l’aveva concepita in seguito a una violenza sessuale.

GRAZIE ALLA NONNA. «Fu un periodo orribile per la mia famiglia, una vergogna, una ragione per non alzare la testa, ma la fede di mia nonna cambiò tutto». La donna, infatti, confidava che «i disegni di Dio sono perfetti per ogni essere umano, anche in quelle che sembrano circostanze avverse». Nonostante il suo sostegno, «mia madre non riuscì a sopportare tanto dolore e se ne andò di casa, lasciandomi in custodia a mia nonna per circa 16 anni». Sebbene Silva fosse cresciuta in una famiglia cristiana, «quei valori mi furono rubati dalla società». Proprio a 16 anni la ragazza sprofondò in una crisi profonda: «Entravo nell’adolescenza e volevo trovare una risposta, una ragione per tutto. Avevo perso la voglia di vivere, quindi mi portarono dallo psicologo e dallo psichiatra. Fui sottoposta a diversi trattamenti, ma nulla servì».

TENTATO SUICIDIO. Il dolore cresceva di giorno in giorno, finché «presi quella che mi sembrava una “via d’uscita” facile e provai a suicidarmi ingerendo farmaci. Avevo toccato il fondo». Fu in quel momento che «Dio nella Sua infinita misericordia salvò la mia vita e mi diede una ragione per vivere, una speranza, la salvezza. Mi salvò dalla disperazione e mi donò la pace». Silva spiega che questo avvenne comprendendo che «con Dio tutto ha un significato e che tutti abbiamo valore a prescindere dal modo e dalle condizioni in cui veniamo al mondo». E sebbene «la strada per me, come per altri, non sia facile», per Silva «ci sono molte ragioni per cui ringrazio Dio ogni mattina».

RAPPORTO CON LA MADRE. Oggi, a 27 anni, la ragazza è moglie e madre di un bambino di 3 anni. Un altro figlio è in arrivo. «Le difficoltà non mancano», dal momento che «un anno fa ho scoperto di avere il diabete tipo 2 e poi sono rimasta incinta, con un alto rischio per la gravidanza. Ma sono ancora qui a combattere con l’aiuto di Dio». Silva sottolinea, infatti, che «ci sono tante ragioni per cui mi sveglio ogni mattina ringraziando Dio». Fra queste anche la relazione recuperata con la madre, per cui «ora siamo più unite che mai». L’incontro con Dio le ha fatto scoprire la verità del Salmo 27: «Anche se mio padre e mia madre mi abbandonassero, il Signore mi accoglierà».

ABORTO IN CILE. Prima del 1989 in Cile l’aborto era legale, ma lo stesso anno in cui Silva nacque passò la legge che lo vietava e «per me non è una coincidenza, ma la mano di Dio, non solo su di me, ma su tutti quelli che meritano di vivere». E se anche la società «pensa che la mia vita fosse un fallimento (…) voglio dire a tutti coloro che sono raggiunti da questa testimonianza di vita, mamme confuse e adolescenti, come era mia madre, che quella vita è un miracolo di Dio» e che quindi, «per quanto la situazione sia dura, l’aborto non può mai essere una soluzione». Per Silva, «la soluzione non è l’approvazione dell’aborto in Cile», perché «la vita è speranza e l’aborto è un omicidio, una sofferenza». Se mai i governi dovrebbero appoggiare le «reti di sostegno nelle situazioni difficili». Pur sapendo di «poter apparire fanatica», Silva insiste: «Ora apprezzo ogni secondo che ho senza preoccuparmi di me stessa o di quello che accade e accadrà domani. Vivo giorno per giorno, ringraziando Dio delle circostanze favorevoli o sfavorevoli». Perché «la volontà di Dio è perfetta» e «la fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono».

Foto Ansa/Ap


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