Centrafrica, in mezzo all’inferno della guerra la speranza della carità: cristiani donano cibo e soldi ai musulmani

I cristiani di Bozoum, su proposta del missionario Aurelio Gazzera, hanno aiutato circa 200 donne e bambini musulmani. «Un grande gesto, pieno di volontà di perdono e amore»

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Ceste e ceste piene di arachidi, manioca e altri prodotti alimentari. Sono i doni che i cristiani della città di Bozoum, nel martoriato Centrafrica, hanno raccolto per donarli ai circa 200 musulmani rimasti nella zona.

GUERRA CIVILE. Il paese è stato sconvolto dalla guerra civile il 24 marzo 2013 quando i ribelli Seleka, sotto la guida di Djotodia, hanno deposto con un colpo di Stato il presidente Bozizé. Dopo mesi di violenze perpetrate dai mercenari islamici provenienti da Ciad e Sudan contro i cristiani, che rappresentano il 90 per cento della popolazione, le milizie principalmente animiste chiamate anti-balaka (“antidoto”) hanno reagito contro i musulmani con altrettanta violenza e crudeltà.

centrafrica-cristiani-musulmani-islam-doni1«CHE SORPRESA». Così anche a Bozoum, nel nord-ovest del paese, quasi tutti i musulmani sono dovuti scappare. Sono però rimasti circa 200 donne e bambini, familiari di coloro che nei mesi precedenti hanno spesso attaccato i cristiani. Il missionario Aurelio Gazzera ha proposto a quegli stessi cristiani di fare una raccolta di denaro e cibo per aiutarli.
E il 2 novembre, come riferito sul suo blog, «i “miei” cristiani mi hanno sorpreso ancora una volta: una fila lunghissima ha iniziato a scorrere portando manioca, arachidi e altri prodotti, e soldi. Un gesto molto bello, e anche consistente! In genere in questo offertori, la somma non supera i 15 o 20 euro, mentre domenica le offerte hanno raggiunto i 70 euro. Un grande gesto, pieno di volontà di perdono e di amore, da parte delle persone semplici di Bozoum».

ANCORA SCONTRI. Bozoum rappresenta un segnale di speranza in Centrafrica, dove l’intervento delle Nazioni Unite con i 12 mila uomini della missione Minusca (ancora non tutti stanziati) non ha fermato gli scontri. Questi hanno causato in un anno e mezzo cinquemila vittime e lo sfollamento di un milione di persone su 4,6 milioni di abitanti. I Seleka si sono ormai stanziati nel nord, rifiutando di deporre le armi e chiedendo la divisione in due del paese ricco di oro e diamanti.