Centrafrica, attacco durante la Messa. Ucciso un sacerdote e 15 persone

Violentissimo attacco islamista a una parrocchia della capitale, Bangui. « Sono entrati, hanno lanciato delle granate e fatto fuoco con i kalashnikov»

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Almeno 16 persone, tra cui un sacerdote, sono rimaste uccise e un centinaio ferite l’altro giorno nella martoriata Repubblica centrafricana in seguito a un violentissimo attacco a una parrocchia della capitale, Bangui. Almeno 1.500 fedeli stavano assistendo alla Messa in onore di San Giuseppe nella chiesa Nostra Signora di Fatima lunedì mattina, quando un gruppo di uomini armati provenienti dal vicino Km 5, il quartiere musulmano della capitale, ha fatto irruzione sparando e lanciando granate. Il bilancio delle vittime sarebbe stato sicuramente superiore se le forze di sicurezza non fossero riuscite a fare un buco nel muro che recinta la parrocchia e dal quale i fedeli sono riusciti a scappare. Il sacerdote che ha perso la vita si chiamava Albert Toungoumale.
La parrocchia di Fatima non è una tra le altre. È qui che durante le fasi più dure della guerra civile sono morte oltre 17 persone, dopo che un gruppo di islamisti fece irruzione nella chiesa lanciando granate e sparando con i kalashnikov. Proprio come lunedì. Era il 2014 e nella grande concessione della chiesa vivevano già seimila cristiani sfollati, fuggiti dagli scontri che nel dicembre 2013 avevano sconvolto Bangui dopo il colpo di Stato di marzo ad opera delle milizie islamiste Seleka. Nel novembre del 2016 abbiamo visitato per Tempi la parrocchia, intervistando i superstiti di quel primo attacco come Serge Zalla: «Abbiamo sentito gli spari in lontananza, poi abbiamo visto una fiumana di gente scappare, infine sono arrivati qui alla chiesa. Sono entrati, hanno lanciato delle granate e fatto fuoco con i kalashnikov. Io mi sono nascosto laggiù, dietro la chiesa. Sono vivo per miracolo».
La chiesa si trova alle porte del Km 5, il cuore commerciale della capitale, dove operano ancora gruppi armati islamisti che al tempo della guerra erano stati ingaggiati dai commercianti per difendersi dagli anti-balaka. Ed è proprio per arrestare il leader di uno di questi gruppi, il “Generale Force”, che due settimane fa le forze Onu della Minusca hanno fatto irruzione nel quartiere. Il raid è andato a vuoto, ma negli scontri sono morte 21 persone. Si è trattato di un primo campanello d’allarme per la capitale di un Paese dove le milizie armate controllano di fatto la stragrande maggioranza del territorio e lo Stato non esiste se non nella capitale. Secondo la Rfi, proprio il ferimento ieri mattina del generale Force ha scatenato la rappresaglia.
La parrocchia di Fatima è recintata da un muro e l’altro giorno era difesa da una pattuglia della polizia e da sette agenti. Come rivela un testimone, Serge Benda, i miliziani hanno fatto irruzione scavalcando il muro e lanciando una granata in mezzo alla folla di fedeli e un’altra verso l’altare. Poi, con i kalashnikov, hanno sparato sulle persone riunite per la funzione, che si trovavano in chiesa e all’esterno. Solo l’intervento dell’esercito centrafricano ha evitato la strage. Fin dal 2014, come abbiamo testimoniato in questo filmato realizzato proprio all’interno della parrocchia, vicino alla chiesa o dentro il complesso è sempre presente una pattuglia dell’Onu. «Ieri però non c’erano, non so perché», conclude Benda. «È stata una strage, abbiamo visto per terra morti bambini, donne, uomini», rivela un altro testimone accorso alla parrocchia dopo aver sentito i primi spari. «Alla funzione c’era anche mia sorella e i miei nipoti. Una mia vicina è stata uccisa».
L’attacco ha mandato in frantumi anche il fragilissimo equilibrio che reggeva il Paese e la capitale Bangui rischia ora di sprofondare di nuovo nella violenza senza quartiere. In seguito all’iniziativa della Minusca nel Km 5 di aprile, richiesta dagli stessi commercianti musulmani che devono pagare il pizzo ai gruppi armati, due milizie islamiste nate dalla dissoluzione della coalizione Seleka, e che ancora fanno il bello e il cattivo tempo in molte città della provincia centrafricana, il Mpc e il Fprc, si erano riunite a Kaga Bandoro «per stringere un’alleanza militare»: «Non escludiamo neanche di invadere Bangui», avevano dichiarato. L’Upc , un’altra milizia potente e sanguinaria, aveva dichiarato che avrebbe potuto unirsi alle altre due ma «prima dobbiamo capire quali sono le loro reali intenzioni».
L’uccisione dei fedeli e di padre Albert ha scatenato una violenta protesta nella capitale. Migliaia di persone, provenienti da tutti i quartieri, hanno protestato e manifestato, lanciando pietre contro i veicoli delle Nazioni Unite, colpevoli a loro detta di «restare passivi mentre la violenza conquista la capitale». Il corpo del sacerdote è stato adagiato su una portantina e trasportato vicino al palazzo presidenziale. Nel tragitto, sempre secondo Rfi, una moschea sarebbe stata distrutta e due uomini bruciati vivi. «Temo che questo sia l’inizio di una nuova ondata di violenze», ha concluso Benda.

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