Pastori, la riscoperta del Duomo e la dedica a Jannacci, «il maestro che ascoltavo a pancia in giù»

Il ricordo di Carlo Pastori: «Ho rivisto Enzo Jannacci al Meeting di Rimini nel 2012. Devo a lui il mio debutto a Zelig, è stato un maestro e un artista indimenticabile»

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Ci sono immagini, volti, storie, che scatenano in chi le guarda la necessità di raccontarli. È successo anche a Carlo Pastori di essere folgorato nel torrido agosto del 2012. L’attore e cantante, in visita al Meeting per l’amicizia tra i popoli di Rimini, stava visitando la mostra sul Duomo Di Milano “Ad Usum Fabricae” e una frase dello scrittore e aviatore Antoine de Saint-Exupéry, nell’ultima sala dell’esposizione, lo colpì: «Colui che si assicura un posto di sagrestano o di seggiolaio nella cattedrale costruita, è già un vinto. Ma chiunque porta nel cuore una cattedrale da costruire, è già vincitore». Quella frase e le quattro storie custodite nella mostra lo spingono, una volta tornato a Milano, a correre all’interno del Duomo per vederlo con occhi nuovi e riscoprirne il fascino. «Quasi immediata mi è arrivata la voglia di mettere in scena le storie contenute nel libro Costruire Cattedrali – il Popolo del Duomo di Milano, di Martina Saltamacchia, che è anche curatrice della mostra». Le storie raccontano di Marta, la prostituta redenta che porta al Duomo le offerte ogni mattina; Marco Carelli, diventato povero dopo aver donato tutti i suoi beni alla Fabbrica del Duomo; Caterina, la vecchietta che puliva le pietre del cantiere e che donò la sua pelliccia ormai logora al Duomo e infine Alessio, capitano di origini albanese, che ornò a sue spese uno degli altari. Assieme a loro, moltissime altre persone, perlopiù povere, contribuirono nei secoli all’edificazione della cattedrale di Milano.

Uno spettacolo dedicato a una splendida umanità.
Un’umanità di cui finora sapevo pochissimo, come penso la maggior parte dei milanesi. Il libro di Martina Saltamacchia mi ha permesso di individuare bellissime storie – vere  – da raccontare, per riscoprire il lato umano della storia del Duomo. In questi giorni stiamo provando il monologo, per la regia di Marta Martinelli, con il sistema delle prove aperte, perché vogliamo testare il gradimento del pubblico. Ieri eravamo a Pieve San Giacomo, piccolo comune in provincia di Cremona, ed è stato bellissimo vedere come, aldilà del gradimento artistico, la gente a fine spettacolo fosse invogliata a vedere il Duomo con occhi diversi, per ritrovare su pietra le storie di Marta, Carelli e degli altri straordinari donatori, e a visitare la mostra “Ad Usum Fabricae” che sarà a Milano dal 19 al 29 aprile.

Costruire Cattedrali (Uno Spettacolo Duomo) debutterà al Teatro Rosetum il prossimo 13 aprile e avrà una dedica speciale.
Sì, sarà dedicato al grande Enzo Jannacci. Lo incrociai al Meeting di Rimini, nel 2012, molti anni dopo il nostro primo incontro. Abbiamo fatto due chiacchiere e gli ho ricordato che il mio approdo a Zelig nel 2000 avvenne grazie a una sua canzone, Il primo furto non si scorda mai. Per la mia vita e la mia carriera Enzo Jannacci è stato fondamentale. Il primo 45 giri che comprai con la paghetta, quando avevo 8 anni, fu El purtava i scarp del tennis, lo ascoltai fino a consumarlo, seduto a pancia in giù sul pavimento. Ancora adesso la versione originale di quell’album, con la sua voce stridula, mi fa venire i brividi. Sono sicuro di poter affermare che Enzo è stato uno dei miei maestri indiretti, un uomo che con la sua arte mi ha insegnato molto più di chi, a volte, ha la pretesa di farsi chiamare maestro ma ha ben poco da insegnare.

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