Canada, l’eutanasia ammazza più di un anziano ogni tre ore

Secondo il governo grazie al “Maid”, che equipara la cura del malato alla morte procurata, sono stati “erogati” circa tremila decessi nel 2018. Falso, sono molti di più

Secondo il governo lo scorso anno, in Canada, nell’arco di dieci mesi sono morte circa 3 mila persone grazie al Maid, ovvero il Medical Assistance in Dying, l’acronimo che equipara l’atto di procurare la morte di un malato al prendersi cura della sua vita fino alla fine. Non è vero, ne sono morte molte di più: è dal 17 giugno 2016 che grazie a una legge federale adoperarsi per la morte assistita è considerato un atto medico pari a quello di fornire terapie o cure palliative, e che il governo collabora con province e territori per produrre puntuali rapporti sui decessi da eutanasia e suicidio assistito (Maid non fa distinzioni) e garantire il rispetto del diritto a morire del paziente.

LA BUONA MORTE IN QUEBEC

Ebbene, secondo il quarto rapporto federale che precede l’entrata in vigore del nuovo regime di segnalazione conforme ai Regolamenti federali per il monitoraggio di Maid (in vigore dal 1 novembre scorso), tra il 1 gennaio e il 31 ottobre 2018 in Canada sono stati “erogati” 2.614 decessi, ma all’appello mancano i dati del Quebec, di Yukon, dei territori del Nord ovest e Nunavut. Se infatti includiamo le statistiche del Quebec (dotato di una legge sull’eutanasia in vigore dal 2015) tra il 10 dicembre 2015 e il 31 ottobre 2018, i morti in Canada salgono a 6.749: e si tratta ancora di una sottostima pazzesca e insieme inquietante, e non solo perché il Quebec presenta una lacuna di sette mesi in cui non si hanno dati disponibili. Ma perché, secondo l’ultimo rapporto presentato in parlamento, tra il 2017 e il 2018 questa provincia ha visto un aumento del 75 per cento delle richieste di morte assistita e nel 10 per cento dei casi (decine e decine di morti) non è nemmeno stato possibile accertare se la legge sia stata rispettata o meno: in 19 casi, sicuramente, i medici l’hanno violata, anche se nessuno è stato perseguito. La norma specifica infatti prevede che un medico non può essere incriminato di omicidio neanche quando la sua opinione sul rispetto dei criteri della legge si riveli «errata» e garantisce una inedita immunità a «chiunque» faccia «qualsiasi cosa» per procurare la morte di un terzo che ne abbia fatto richiesta.

IL DOPPIO DEI DECESSI STIMATI DAL GOVERNO

Il rapporto afferma inoltre che l’eutanasia rappresenta l’1,12 per cento di tutti i decessi canadesi: falso. Come ha dimostrato Richard Egan, ricercatore dell’Australian Care Alliance, la percentuale è stata calcolata includendo anche i decessi registrati nelle province che non hanno presentato i dati sulla morte assistita: escludendo i decessi del Quebec la percentuale corretta lievita così all’1,47 per cento. La stessa Jocelyn Downie, principale attivista canadese favorevole all’iniezione letale, parlando il 15 marzo alla Royal Society of Canada ad Ottawa ha affermato che i decessi per eutanasia nel 2018 ammontano a 4.235, con un incremento del 57 per cento rispetto al 2017: dati ripresi da Alex Schadenberg, direttore dell’Euthanasia Prevention Coalition.

LA SOLUZIONE LOW COST ALLA SPESA SANITARIA

A prescindere dal balletto (spaventoso) del numero dei morti, il Canada sembra aver trovato una soluzione rapida e low cost al problema del finanziamento sanitario: il diritto a una morte rapida attraverso un’iniezione al posto di una morte lenta senza garanzie di trattamenti adeguati, le costosissime cure palliative. Secondo il rapporto governativo, l’età media di “somministrazione” dell’eutanasia è infatti 72 anni (la maggior parte dei canadesi che richiede il Maid ha un’età compresa tra i 56 e 90 anni), e solo in 6 casi è stato documentato il ricorso a un Maid autosomministrato (cioè un suicidio assistito): quasi la totalità dei pazienti, anziani e vulnerabili, ha voluto che fossero i medici a praticare loro l’iniezione letale.

Ma per quanto sottostimato il dato resta agghiacciante, come ha commentato Wesley Smith sul National Review, intellettuale libertario americano, autore di decine di saggi sulla “morte pacifica” e fra i testimoni in Florida del diritto alla vita di Terri Schiavo: considerando i dati mancanti dei decessi di Quebec, Territori del Nord-Ovest, Yukon e Nunavut, «oltre 3.000 persone vengono uccise dai loro medici ogni anno in Canada, ciò significa – se la matematica non mi inganna – più di 250 morti al mese, più di 58 alla settimana e più di otto al giorno. Diamine, è circa un morto ogni tre ore».

PROSSIMO STEP, LA BUONA MORTE INFANTILE

E i dati sono destinati ad aumentare. Dopo aver normalizzato in soli tre anni l’eutanasia, il Canada punta ora a garantire il diritto alla morte assistita anche a pazienti di età inferiore ai 18 anni, pazienti psichiatrici e pazienti che hanno espresso il desiderio di ricevere l’eutanasia prima di venire interdetti da malattie come il morbo di Alzheimer. Nell’articolo Medical Assistance in Dying at a Paediatric Hospital, pubblicato lo scorso 21 settembre sul J Med Ethics del British Medical Journal, un team composto da personale, amministratori ed esperti di etica del Toronto’s Hospital for Sick Children, con il supporto del Joint Center for Bioethics dell’università di Toronto, ha già definito politiche e procedure per praticare l’eutanasia infantile ai loro pazienti qualora la legge lo consentisse. Secondo uno studio della Canadian Paediatric Society solo il 33 per cento dei medici intervistati è convinto che il suicidio assistito debba rimanere off limits per tutti i minori, indipendentemente dalle circostanze, la metà ritiene invece che «i tempi sono ormai maturi» per dare a tutti questa possibilità.

In attesa di sdoganare la “buona morte infantile” nelle sale d’aspetto degli ospedali del circuito William Osler Health System campeggiano gli annunci pubblicitari che sponsorizzano l’eutanasia, senza fare riferimento né alle cure palliative né ad altri modi di affrontare la malattia. Il Maid, si legge sui cartelloni, «è un servizio medico in Canada, attraverso il quale dottori e infermieri aiutano i pazienti che ne hanno diritto a realizzare il loro desiderio di porre fine alle loro sofferenze».

Foto Ansa