Eutanasia. Morti in aumento del 75 per cento in Quebec

In media, si è passati dalle 53 vittime al mese del 2017 alle 93 del 2018 per un totale di 845 morti nel periodo luglio 2017-marzo 2018. Nel 10 per cento dei casi la legge è stata violata ma nessuno sarà perseguito

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In Quebec la legge sull’eutanasia è entrata in vigore nel dicembre 2015 e da allora hanno scelto di morire già 1.664 persone. Secondo l’ultimo rapporto presentato in Parlamento, tra il luglio 2017 e il marzo 2018 sono morti in 845, contro i 638 del periodo luglio 2016-giugno 2017. In media, si è passati dalle 53 vittime al mese del 2017 alle 93 del 2018, un aumento del 75 per cento.

La parte più inquietante del rapporto riguarda le violazioni della legge: secondo il documento presentato ai deputati, infatti, nel 10 per cento dei casi la legge è stata violata. Nonostante questo, nessuna inchiesta è stata aperta e nessun medico verrà perseguito. La legge viene violata regolarmente allo stesso modo anche in Olanda e Belgio.

«SCELTA AMMINISTRATIVA»

Tre bioeticisti canadesi hanno pubblicato un articolo sul Journal of Medical Ethics il 22 novembre sottolineando che «nonostante le linee guida sanciscano che “l’aiuto medico alla morte” è l’ultima opzione da esplorare», di fatto l’iniezione letale viene trattata «come una scelta amministrativa senza particolari implicazioni morali».

Questa inversione di prospettiva, subentrata dopo appena tre anni di eutanasia legale, si può facilmente riscontrare negli ospedali canadesi. Come provato dal giornalista americano Wesley Smith, nelle sale d’aspetto dei nosocomi del circuito William Osler Health System si possono trovare annunci pubblicitari che sponsorizzano l’eutanasia, senza fare riferimento né alle cure palliative né ad altri modi di affrontare la malattia. Il Maid, si legge in uno di questi annunci, «è un servizio medico in Canada, attraverso il quale dottori e infermieri aiutano i pazienti che ne hanno diritto a realizzare il loro desiderio di porre fine alle loro sofferenze».

Se l’eutanasia diventa una «scelta medica» come un’altra, tanto che le violazioni della legge non vengono neanche perseguite, il confine tra diritto di morire e dovere di morire diventa labile. Possono così verificarsi casi limite come quello di Roger Foley, canadese di 42 anni, al quale i medici del London Health Science Centre’s Victoria Hospital hanno ripetutamente proposto di morire «gratuitamente», invece che offrirgli adeguate prospettive di cura.

Foto Ansa

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