Canada. Alan, depresso, ucciso con l’eutanasia: avverrà anche in Italia

I paletti imposti dalla Corte Suprema, proprio come in Italia, non hanno retto neanche tre anni. Un caso terribile che ci riguarda

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Un uomo di 61 anni, affetto unicamente da depressione, è stato ucciso con l’eutanasia in Canada. Il caso, che ha fatto scalpore nel paese innescando la veemente protesta dei familiari dell’uomo, tenuti all’oscuro, riguarda anche l’Italia. Ancora più che Olanda e Belgio, il Canada dimostra chiaramente come non esistano paletti per irregimentare l’eutanasia, una volta che viene affermato il principio che una vita debole può essere eliminata e che esistono vite che valgono meno di altre.

IL CASO DI ALAN NICHOLS

Alan Nichols, 61 anni, residente nella provincia di British Columbia, non aveva alcuna patologia invalidante, non era un malato terminale, ma soffriva da anni di depressione. La sua famiglia, soprattutto suo fratello, lo visitava spesso per aiutarlo con la spesa e le operazioni bancarie. Negli ultimi mesi, Alan aveva smesso di prendere gli antidepressivi, diventando sempre più aggressivo. «Capitava che per alcuni periodi, anche di un anno, si sentisse meglio. Poi però ricadeva nella depressione più nera. Ultimamente non voleva uscire di casa, non voleva vedere nessuno e non voleva mangiare», ha spiegato il fratello dell’uomo, Gary Nichols, a Ctv.

«NON POTETE FARE NIENTE PER FERMARLO»

A giugno Alan è stato portato al Chilliwack General Hospital in stato di malnutrizione. Qui Alan ha chiesto di morire con l’eutanasia all’insaputa della famiglia che, d’accordo con i medici, gli aveva consigliato di rimanere in ospedale per rimettersi. «Pensavamo che per lui fosse la cosa migliore, non gli avremmo mai permesso di rimanere in ospedale, se avessimo saputo quello che sarebbe successo», ha dichiarato Gary.

Il 22 luglio, Gary ha ricevuto una telefonata «scioccante» da un dottore dell’ospedale, che lo informava che entro quattro giorni il fratello sarebbe morto con il suicidio assistito. «Ho cominciato a piangere, non pensavo che lui sarebbe arrivato a tanto, né che la legge permettesse cose simili». I familiari hanno cercato di dissuadere Alan prima e i medici poi, spiegando che Alan era depresso, non aveva altre malattie e non aveva le capacità nel suo stato di compiere una scelta in modo libero. Ma i medici hanno risposto: «Non potete fare niente per fermarlo. La decisione spetta solo ad Alan».

«COME POSSONO QUESTE COSE AVVENIRE IN CANADA?»

Il 26 luglio alle 10 del mattino, Alan è stato ucciso con l’eutanasia da tre medici e la famiglia non ha mai potuto avere accesso ai documenti legali e alle valutazioni dei medici. «È difficile credere che tutto questo possa succedere in Canada», ha spiegato Gary. «Abbiamo passato 50 anni ad aiutare Alan a vivere e in un mese hanno firmato la sua condanna a morte. Com’è possibile che tutto questo avvenga in così poco tempo? Dov’è la legge che dovrebbe difenderci?».

IL RUOLO DEI GIUDICI

Come in Italia, l’eutanasia è stata depenalizzata in Canada dalla Corte suprema, che nel 2015 ha depenalizzato l’aiuto al suicidio dichiarandolo incostituzionale, ordinando al Parlamento di approvare entro un anno una legge adeguata. La legge, con il ritardo di qualche mese, è stata approvata dal parlamento nel giugno 2016. Come la Consulta in Italia, anche il Parlamento canadese ha fissato dei paletti per accedere all’eutanasia: essere maggiorenni, essere in grado di intendere e di volere, avere una malattia incurabile per la quale «la morte naturale è ragionevolmente prevedibile» e soffrire in modo insopportabile.

A settembre, dopo appena tre anni, la Corte suprema del Quebec ha allargato ulteriormente le maglie della legge, sentenziando che le norme federali erano «troppo restrittive e quindi incostituzionali». I giudici hanno quindi permesso la morte anche di chi non è affetto da una malattia incurabile.

SUCCEDERÀ ANCHE IN ITALIA

Il terribile caso di Alan Nichols, che ricalca (con qualche differenza) quello di Godelieva De Troyer in Belgio o di Noa Pothoven in Olanda, dimostra che nessun paletto o legge può fermare l’eutanasia dal compiere il suo decorso fino ad arrivare ad affermare il diritto universale a farsi uccidere dallo Stato a qualunque condizione.

Oggi chiunque sia depresso può farsi uccidere legalmente in Canada, ma quando Alan ha ottenuto l’eutanasia la sentenza del Quebec non era ancora arrivata. Questo non ha impedito ai medici di interpretare la legge facendovi rientrare il caso di Alan e nessuna indagine è stata aperta dalla Procura.

Quello che è appena avvenuto nella provincia di British Columbia dimostra che i paletti indicati dalla Corte costituzionale in Italia, così come quelli indicati dal Parlamento in Belgio o Olanda, sono carta straccia. Una volta che viene riconosciuto il diritto di morire a certe condizioni, le maglie della legge, attraverso l’argomento della non discriminazione, non possono che allargarsi in modo progressivo e costante. In Olanda ci sono voluti otto anni, in Canada tre. Quanto tempo passerà in Italia?