Mayo, una maledizione vecchia 62 anni. A Dublino la finale di Calcio gaelico [link url=https://www.tempi.it/videogallery/reti-contrasti-palleggi-ecco-cose-il-calcio-gaelico#.UkGbvGROrt4]Video[/link]

È lo sport più popolare d’Irlanda, e per la finale riempie uno stadio da 82mila spettatori. La coppa rimane nella capitale, Mayo è alla settima finale persa: tutta colpa di un funerale interrotto nel 1951.

Inutile dire che tra i seggiolini di Croke Park era difficile trovare uno spiraglio vuoto: il tempio degli sport irlandesi, 82mila posti a sedere nel cuore di Dublino, era una festa di colori domenica per le finali di calcio gaelico, evento conclusivo del lungo torneo di questa disciplina che viene praticata solo sull’isola verde, con un seguito che nessun altro sport riesce ad avere. Le bandiere blucelesti della squadra di casa trovavano pieno contrasto nelle divise rosso-verdi di Mayo, squadra finalista arrivata dal profondo ovest dell’isola.
E alla fine la Sam Maguire Cup (intitolata ad un ex giocatore di gaelic football, militante repubblicano di inizio secolo) si è fermata ancora una volta in riva al Liffey, premiando per la 25esima volta la rappresentativa della capitale.

NON C’È PROFESSIONISMO. Il calcio gaelico è il più popolare degli sport nati e praticati dalle parti di Dublino: all’occhio “europeo” appare un misto tra calcio e rugby, ma ha regole e statuti tutti suoi. Basti pensare che tra i calciatori non esiste professionismo; chi rappresenta la propria contea viene scelto tra i club dei campionati locali che si svolgono durante i primi mesi dell’anno. Da lì, appunto, vengono formate le rappresentative: non esiste “calciomercato”, chi scende in campo rappresenta solo la sua contea d’origine. E sebbene ai giocatori non arrivi in tasca un euro per le loro prestazioni, il giro di soldi del campionato è notevole, i biglietti per la finale riescono a schizzare a prezzi da Champions League, e tutto l’indotto viene messo da parte a favore del movimento sportivo, per finanziare strutture, progetti, squadre.

UN FUNERALE NEL ’51. Come un anno fa, a bagnare di lacrime il verde di Croke Park è stato Mayo, contea che sperava finalmente di riuscire a sfatare una vecchia maledizione che zavorra le sue prestazioni sportive da più di mezzo secolo. La cronaca porta indietro al 1951, anno in cui la squadra batté in finale Meath e vinse la sua terza Sam Maguire Cup: per far festa, i ragazzi vennero portata in trionfo su un pullman per in tutta la contea, sfilando con grande piacere verso i confini degli odiati “vicini di casa” di Galway. Ma passando per il piccolo paese di Foxford incrociarono un funerale. Gli schiamazzi dei calciatori in festa non piacquero al sacerdote del paese, che lanciò loro una maledizione: «Finché tutti voi sarete in vita, Mayo non vincerà più nulla».

SEMBRA SOLO UNA LEGGENDA. E la cosa incredibile si scopre guardando a questi 62 anni trascorsi: 7 volte Mayo è arrivata in finale, ma mai una volta è riuscita a mettere le mani sulla coppa. Ad oggi, di “ragazzi del ’51” ne sono rimasti vivi solo tre, che nei giorni scorsi ovviamente sono stati intercettati da giornali e tv, per tentare di capire cosa accadde davvero all’epoca.
Ad ascoltare i reduci sembra che questa maledizione sia soltanto una leggenda: ci scherzano su, e giurano di non aver mai sentito quel prete dire la frase in questione. L’attuale sacerdote di Foxford, father Padraig Costello, è andato a cercare nei registri della parrocchia: di quel funerale di 62 anni fa non sembra esserci traccia. Per essere sicuro però, ha voluto benedire lo stesso i giocatori di Mayo prima della finale. “Mayo God help us”, è diventata la frase che negli ultimi anni ha fatto accompagnato i rosso-verdi, tornati sempre sconfitti dalle trasferte a Croke Park. Anche la scorsa domenica.