Caffè, sonnifero e iniezione letale a tradimento. L’Olanda inzucchera l’eutanasia per dementi

Il terribile caso della dottoressa Arends fa scuola: il medico non è più tenuto a concordare con gli anziani tempi e modi per ucciderli. Anzi, può drogarli

I medici olandesi che praticano l’eutanasia a pazienti in stato avanzato di demenza possono versare sedativi nel the o servire loro un piatto condito di sonniferi se temono che questi possano «turbarsi, agitarsi o diventare aggressivi» all’idea di venire uccisi. Non solo, possono anche avviare il protocollo eutanasico senza concordare con loro data, ora e modalità.

Lo spiega il Guardian: in seguito all’ormai celebre “caso Arends”, la dottoressa processata per avere ammazzato una anziana affetta da demenza senile contro il suo volere e dopo averle drogato il caffè, la Commissione di controllo dell’eutanasia ha deciso di aggiornare il protocollo: secondo il presidente Jacob Kohnstamm, non è affatto necessario «che il medico concordi con il paziente il tempo o il modo in cui verrà somministrata l’eutanasia», quello che serve ai medici è infatti «non temere la giustizia», processi, richiami, sanzioni.

«PER TRE VOLTE HA DETTO “NO”. E L’HO UCCISA LO STESSO»

«Per tre volte ha detto “no” ma le ho dato l’eutanasia lo stesso. E lo rifarei». Era stata proprio la Commissione di controllo a «rimproverare» alla geriatra Marinou Arends di essersi «spinta troppo in là» e a decidere di trasferire per la prima volta in 16 anni un caso al tribunale per violazione della legge. Assolta in seguito dall’Aia, decisione confermata ad aprile dalla Corte Suprema olandese a cui il giudice aveva rinviato il caso «nell’interesse della legge», la dottoressa Arends aveva raccontato impassibile a Nieuwsuur (testimonianza che Tempi ha ripreso qui) ogni dettaglio, come avesse deciso di «aiutare a morire» la sua paziente 74enne perennemente «triste, ribelle, irrequieta» e che di morire, nonostante avesse redatto un testamento biologico anni prima, non aveva alcuna voglia.

L’anziana era stata portata alla casa di cura Florence contro la sua volontà. Si lamentava in continuazione, tuttavia Arends, che alla Florence si era già occupata di morte assistita, sapeva che nelle sue disposizioni anticipate questa donna era stata chiara: l’eutanasia le sarebbe stata erogata solo «su mia richiesta, quando riterrò che sia giunto il momento», e quando «sarò nel pieno delle mie facoltà» per richiederla. Questo non accadde mai. E questo portò, assurdamente, alla sua morte. Per tre volte Arends chiese infatti alla donna «che ne pensi se ti aiutassi a morire?» e per tre volte l’anziana rispose sconcertata di no, aggiungendo «ci stiamo spingendo troppo lontano, morta, no». Ma siccome, parole di Arends, quelle risposte non erano coerenti alle volontà scritte anni prima, la donna dimostrava di non essere in sé, di essere mentalmente incompetente e «io, da medico, non potevo abbandonarla», privarla dell’occasione di smettere di soffrire.

DROGATA, IMMOBILIZZATA, UCCISA. TUTTO PER IL SUO BENE

Il resto è diventato cronaca, un caso di cronaca dell’orrore considerando che le parole del presidente della Commissione Jacob Kohnstamm ricalcano oggi sinistramente quelle usate allora dalla dottoressa: l’eutanasia venne apparecchiata la mattina del 22 aprile 2016 con la complicità di marito, figlia e genero dell’anziana. Per evitarle «panico, paura, frustrazione, rabbia» dimostrata ogni volta che si toccava l’argomento, Arends versò della droga nel caffè dell’anziana, e quando la credette addormentata iniziò a farle la prima delle tre iniezioni necessarie per ucciderla. Ma l’anziana si era svegliata: realizzando cosa stava succedendo aveva iniziato a dimenarsi cercando disperatamente di tirarsi indietro. Morì in pochi minuti, immobilizzata da medico e parenti decisi ad “aiutarla”. Per questo Arends sarebbe stata redarguita dalla Commissione. Non per avere ucciso una donna brutalmente contro il suo volere, ma per averla drogata di nascosto e senza informarla di nulla in assenza di disposizione “chiare”. Uno scrupolo “eccessivo”, dato che Arends sarebbe stata prosciolta in ogni sede da qualunque accusa. Anzi «rifarei tutto – aveva proclamato il medico -. Immagino che ci siano colleghi che lo troverebbero un passo troppo al limite (oltre duecento medici olandesi hanno espresso orrore per la condotta di Arends, ndr). Ma io ho dovuto farlo senza il consenso della paziente. È stato un passo tremendamente difficile. Ma per il meglio».

FARE LA PELLE A VECCHI E BAMBINI

Il nuovo codice per l’eutanasia prevede dunque una maggiore possibilità di interpretazione per il medico. Che potrà consultare i famigliari per meglio capire le volontà di fine vita di pazienti anziani, stabilire il grado di sofferenza sostenibile o meno della patologia, nonché potrà sedare gli affetti da forme avanzate di demenza senile al fine di non agitarli e renderli aggressivi. Inoltre il medico non dovrà chiedere ulteriore conferma della volontà di procedere, prima di praticare l’eutanasia. Per Kohnstamm «Sarebbe inutile, perché in quello stato il paziente non potrebbe capire la discussione». Secondo i cinque comitati deputati al controllo (Rte, regional euthanasia review committees) il nuovo codice migliora il lavoro del medico ma anche la vita dei pazienti affetti da demenza, rendendo loro “più accessibile” finalmente l’eutanasia. Quella pratica compassionevole che il ministro della Salute olandese Hugo de Jonge ha appena deciso di estendere anche ai bambini tra gli 1 e i 12 anni: ovviamente per «aiutarli» e al contempo «garantire maggiori tutele legali ai medici che procedono con azioni di fine vita di bambini di quell’età».

Foto Ansa