Olanda, la Corte Suprema sdogana l’eutanasia per i malati di demenza

Così i giudici hanno trasformato la brutale uccisione di un’anziana malata di Alzheimer in un via libera alla morte procurata senza certezza del consenso

Via libera, anzi, liberissima, all’iniezione letale per gli anziani affetti da demenza anche senza la certezza del loro consenso. Lo ha stabilito la Corte Suprema olandese per tutelare una volta per tutte i medici come la dottoressa Catharina A. finiti in tribunale per avere «oltrepassato il limite».

Chi è Catharina A.? Tempi vi ha raccontato più volte il caso arrivato sul tavolo dei magistrati nel 2017, il primo trasferito dalla Commissione di controllo dell’eutanasia in sedici anni, e concluso con l’incredibile assoluzione della dottoressa da parte del tribunale dell’Aia lo scorso settembre. Secondo i giudici infatti il medico non era tenuto a verificare la volontà della paziente, una donna ultrasettantenne affetta da demenza senile, prima di ucciderla perché questa «precauzione non necessaria» avrebbe minato il concetto stesso di dichiarazione anticipata di volontà dell’eutanasia.

IL CASO DELLA DOTTORESSA A.

Ricordiamo i fatti: nel 2016 l’anziana viene rinchiusa contro il suo volere dai famigliari in una casa di cura per malati di demenza. Dove non riesce ad ambientarsi: dopo sette settimane non sopporta più il ricovero, si lamenta tutto il giorno e vaga senza pace per i corridoi durante la notte. Tuttavia (come attestato nel rapporto della commissione) la signora dichiara a più riprese di non voler morire. Perché sottolinearlo? Perché quattro anni prima, quando le era stato diagnosticato l’Alzheimer, l’anziana aveva deciso di scrivere un testamento biologico, specificando che avrebbe voluto ricevere l’eutanasia se fosse stata rinchiusa in una casa di riposo, ma solo «su mia richiesta quando riterrò che sia giunto il momento».

L’ANZIANA DROGATA E UCCISA A FORZA

A decidere è invece la famiglia, che d’accordo con la dottoressa A. organizza l’eutanasia senza informare la donna, per «non causarle ulteriore stress»: il giorno stabilito pertanto il medico droga l’anziana, versandole del sedativo nel caffè. Quando pare ormai addormentata inizia quindi le procedure, praticando la prima delle tre iniezioni necessarie per ucciderla. Ed è qui che inizia l’orrore: l’anziana si sveglia, capisce cosa sta succedendo, inizia a dimenarsi cercando di tirarsi indietro. Ma il medico imperterrito, con l’aiuto della figlia e del marito dell’anziana che la immobilizzano nel letto, porta a termine la procedura. La donna muore in pochi minuti.

VIA LIBERA ALL’EUTANASIA SENZA CONSENSO

Secondo la Commissione il medico si è «spinto troppo in là», secondo la figlia dell’anziana «ha liberato mia madre dalla prigione mentale nella quale era finita», secondo il giudice Mariette Renckens dell’Aia, «ha agito con tutte le precauzioni del caso», secondo la Corte Suprema, a cui il giudice ha rinviato il caso «nell’interesse della legge», «l’eutanasia si può attuare anche quando il paziente è incapace di esprimere la sua volontà a causa di una demenza avanzata». In tal caso «il medico può dare seguito ad una domanda pregressa scritta».

Tradotto, l’eutanasia è stata definitivamente sdoganata per chi non è più in grado di esprimere o rinnovare la propria scelta, con tanti saluti al mito dell’autodeterminazione e della morte dignitosa: agghiacciante pensare che la strada sia stata aperta dal caso di una anziana drogata e uccisa a forza, così come apprendere la sentenza dei giudici in un momento in cui di terribile sorte degli anziani nelle case di riposo o in ospedale si parla in tutto il mondo.

«DOVE VUOLE MORIRE?»

Del resto l’approccio olandese nei confronti dei più fragili doveva esserci chiaro: in Italia, ha spiegato l’osannato esperto Frits Rosendaal, capo del reparto di epidemiologia clinica dell’ospedale universitario di Leida, «ricoverano persone che noi in Olanda non ricovereremmo perché troppo anziane. Gli anziani godono di una considerazione molto diversa nella cultura italiana»; «se una persona anziana è molto vulnerabile, un ricovero in terapia intensiva spesso non è più un’opzione realistica», dicono le raccomandazioni pubblicate in risposta all’emergenza coronavirus in Olanda dai quattro luminari della geriatria, Bianca Buurman, Olde Rikkert, Huub Maas, Simon Mooijaart: meglio dunque «sondare le preferenze del paziente» con domande tipo: «Come valuta la propria salute, dove vuole morire?».

Foto Ansa