Per essere davvero buoni con gli immigrati è giunta l’ora di essere cattivi

Basta morti in mare. Limitarsi a soccorrere i naufraghi è un aiuto alla morte dei migranti, e anche alla nostra. Un’emergenza, tre paradossi.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Pubblichiamo la rubrica “Boris Godunov” di Renato Farina contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

C’è un effetto paradosso. Anzi due. A cui bisogna e si può rispondere con un terzo paradosso. Boris Godunov parla qui dell’emergenza migranti.

1) Essere buoni aiuta il male? Sì, se è una bontà che si ferma alla contemplazione del bel gesto proprio e altrui. Persino la misericordia deve avere una misura infinita di disponibilità personale, ma sempre tenendo conto di tutti i fattori.
Ad esempio. Le cifre spaventose della scorsa settimana, con 15 mila arrivi e 700 morti, dicono un sonoro e tragico “basta!” al modo con cui si sta affrontando l’emergenza immigrazione. Siamo umani, non possiamo guardare con sguardo distratto e cinico i bambini che annegano. Di certo però la politica del soccorso in mare di oggi ottiene risultati opposti a quelli che vorrebbe determinare. Non risolve e neppure attenua l’emergenza, ma l’aggrava. Diventa essa stessa causa di morte. Si chiama pull-effect, effetto spinta. Questo accade perché il soccorso è l’unica risposta. Gli schiavisti hanno facile gioco a farsi pagare il pedaggio per attraversare su un filo per acrobati il Mediterraneo: tanto poi c’è il salvagente italiano. Allora, io dico, sarebbe più onesto andare a prendere quelli che realisticamente possiamo, con traghetti e aerei, persino in Nigeria, e in Mali. E impedire il finanziamento della morte. Se uno è sul cornicione di un palazzo spinto da qualcuno che gli dice che tanto sotto c’è il telone dei pompieri, il primo dovere è di buttar giù dalla finestra, e senza materasso sotto, l’istigatore, e di impedire un salto sciagurato.
Questo accade perché l’Italia è lasciata sola dinanzi al corso nefasto delle cose. Buttiamo dalla finestra anche l’Europa che lo sa e ci elogia. Uno schifo. Finiamola. Spezziamo questa catena.

2) Il Papa chiede ai cristiani innanzitutto, e in ispecie a parrocchie, istituti religiosi, opere di carità, di applicare senza misura e senza riserva mentale l’accoglienza. Risultato: l’esaurimento delle risorse e delle persone, schiacciate da compiti troppo gravosi. Sindaci, assessori ed enti pubblici amministrati dalla sinistra, specie di grandi città come Milano, sono papisti che aderiscono alla lettera a questa spinta alla carità assoluta (degli altri): aprono le porte purché non tocchi a loro pagare il prezzo. Infatti che fanno? Mandano i migranti dalle suore, alle mense gratuite di questo o quell’ente che non regge più. Tutto ovviamente senza finanziamento di alcun tipo: altrimenti che carità sarebbe?
Eppure il Papa ha dato lui stesso l’idea di che cosa significa carità. Quando è stato a Lesbo non ha salvato tutti, caricando le decine di migliaia di profughi sul suo aereo oppure organizzando uno sciame di elicotteri verso il Vaticano. Ne ha presi sedici. La misericordia è ingiusta? Si fa quello che si può, e questa misura per alcuni è certo dare tutta la vita. Gesù non ha guarito tutti i malati e non ha sfamato tutti i poveri della Palestina. Accettare il limite è misericordia.

3) Il terzo paradosso è questo. Per salvare i poveri ed essere buoni bisogna essere cattivi, spietati con i malvagi. Renzi e il governo devono mettere l’Europa dinanzi alle sue responsabilità.
Si tratta per l’Unione Europea di ripetere purtroppo in condizioni peggiori quello che Berlusconi concordò con Gheddafi. Campi in Libia e in Tunisia ad alti standard umanitari dove accogliere i migranti, stabilendo quanti e chi possa accedere in Europa, e rientro in patria di chi non ha diritto o non è idoneo. Certo oggi la Libia è un inferno. Ma a questo punto l’Europa se esiste deve creare le condizioni di sicurezza perché questo si faccia, in coalizione con Stati Uniti e Federazione Russa, e anche con i Paesi arabi volonterosi. L’Onu oggi, dopo aver insediato il governo Serraj, guarda e si limita a contare i morti in mare. Questo disinteresse internazionale o peggio queste azioni di singoli Paesi, come Francia e Gran Bretagna, che fanno da soli cercando di posizionarsi per una futura spartizione della Libia, con il risultato forse voluto del tanto peggio tanto meglio, meritano risposte chiare e determinate. Persino cattive.
Di certo, oggi limitarsi a soccorrere i naufraghi è un aiuto alla morte dei migranti, e anche alla nostra.

Foto Ansa


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •