Bocciato il buono scuola della Lombardia? Calma. Ecco come stanno le cose

Il Tar accoglie in parte un ricorso che voleva abbattere il provvedimento lombardo. Il Corriere della Sera ci fa un titolo un po’ così. Un po’ di precisazioni

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“Scuola, aiuti alle private. Il Tar boccia la Regione”. A leggere oggi il titolo dell’articolo pubblicato sul Corriere della Sera pare che il Tribunale amministrativo abbia smontato uno dei provvedimenti più importanti – e meritori – messi in atto dalla Regione Lombardia nelle passate legislazioni formigoniane. Ma le cose stanno realmente così? A leggere il resoconto del Corriere si fatica a comprendere cosa sia realmente successo. Le famigilie lombarde che beneficiano del buono scuola hanno qualcosa da temere? Facciamo un po’ di ordine.

CHI HA FATTO RICORSO. Il Tar si è espresso tre giorni fa dopo il ricorso presentato nel maggio 2013 da due studentesse dell’istituto Dalla Chiesa di Milano e del Primo Levi di San Donato. Le due ragazze sono state assistite da tre avvocati: Vittorio Angiolini, Luca Formillan e Alessandro Basilico. Il primo, che è ordinario di Diritto Costituzionale alla Statale di Milano, è intervistato oggi dal Corriere della Sera, e dice – bontà sua – che «sulla questione non bisogna avere una posizione ideologica. Non sosteniamo che le scuole private non debbano avere finanziamenti in assoluto, ma che non devono avere finanziamenti privilegiati».
Visto che il Corriere non lo scrive, per completezza di informazione, facciamo solo notare che Angiolini è stato candidato a segretario regionale per il Partito democratico, area Ignazio Marino. E in questa area culturale si è sempre distinto per operare contro leggi come quella sulla Pma (legge 40) e in battaglie come quella su Eluana Englaro (era il legale di Beppino Englaro).
Il Tar ha dato ragione ai ricorrenti su un punto e cioè per quanto riguarda il sostegno/integrazione al reddito (un aiuto per l’acquisto di libri e materiale scolastico) che, nel caso di studenti delle scuole statali, oscilla tra 60 e i 290 euro; nel caso di studenti delle paritarie, tra i 400 e i 950. Secondo il tribunale si tratta di una «diversità di trattamento ingiustificata».

SCUOLE PARITARIE FANNO SERVIZIO PUBBLICO. Il Tar, però, ha accettato solo in parte il ricorso. Esso, infatti, puntava molto più in alto, perché voleva andare a colpire gli aiuti per il pagamento delle rette scolastiche delle paritarie. Secondo i ricorrenti esso contraddice il dettato costituzionale (“senza oneri per lo Stato”). Su questo, il Tar ha bocciato il ricorso, sostenendo che «la pluralità dell’offerta formativa è tale solo se i destinatari sono realmente posti nella condizione di accedere ai percorsi scolastici offerti dalle scuole private, perché solo così si tutela la libertà di scelta e si assicura la pari opportunità di accesso ai percorsi offerti dalle scuole non statali». Quindi sono legittimi i provvedimenti atti a «superare le condizioni di svantaggio economico degli alunni», posto che «le scuole private che ottengono la parità scolastica fanno parte a pieno titolo del sistema nazionale dell’istruzione e svolgono un servizio pubblico».

NESSUN EFFETTO SUL BUONO SCUOLA. Questo pomeriggio l’assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione, Valentina Aprea, è intervenuta con una nota per precisare quanto uscito su “alcuni organi di stampa”: «Voglio rassicurare le famiglie lombarde: la sentenza del Tar non ha alcun effetto sul Buono scuola di Regione Lombardia. La sentenza riguarda esclusivamente una delibera della precedente Giunta e una componente marginale della Dote scuola dello scorso anno scolastico 2012-2013, chiamata “Integrazione al reddito”, per i  valori assegnati in modo diversificato agli studenti delle scuole statali e non statali. Questa componente è stata peraltro già modificata per l’anno scolastico 2014-2015, perciò l’intervento di Regione Lombardia previsto con la delibera di due mesi fa non è stato minimamente toccato dalla sentenza del Tar e le famiglie possono tranquillamente continuare a presentare le domande per l’ottenimento del contributo regionale».

EVENTUALE RICORSO. Inoltre Aprea sottolinea il punto più importante della sentenza del Tar che, appunto e a differenza di quel che dà ad intendere il titolo del Corriere, non è una “bocciatura” ma il riconoscimento che il buono scuola è perfettamente costituzionale. «Contrariamente a quanto diffuso da alcuni organi di informazione la sentenza conferma esplicitamente la legittimità del Buono scuola e delle misure finanziare dirette alle famiglie delle scuole paritarie. Stiamo comunque attendendo le motivazioni complete della sentenza, per valutare l’eventuale ricorso al Consiglio di Stato».

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