La Raggi fa le piste ciclabili, noi diamole una bici per pedalare via in fretta

Virginia RaggiArticolo tratto dal numero di maggio 2021 di Tempi. Questo contenuto è riservato agli abbonati: grazie al tuo abbonamento puoi scegliere se sfogliare la versione digitale del mensile o accedere online ai singoli contenuti del numero.

Qui a Roma, in vista delle prossime elezioni amministrative, dopo cinque anni di inerzia, malcostume e fancazzismo, il Comune si è scatenato e la città sembra un frenetico supercantiere, altro che la Torino-Lione! Nelle strade spariscono le croniche buche, si rifà la segnaletica, si riverniciano passaggi zebrati cancellati da tempo e si rinfrescano, anche per raccogliere fondi con le multe, le strisce blu dei parcheggi; si ripuliscono, restaurano e ri-imbiancano case e palazzi pubblici e privati; scompaiono i “pollai” arancioni, le reti di plastica attorno a buche, voragini, perdite d’acqua e crolli che facevano ormai parte dell’arredo urbano; si sconvolgono i marciapiedi per stoppare annosi allagamenti, più stagnanti e maleodoranti del pozzetto che sta sotto i “nasoni”, come chiamano qui le fontanelle pubbliche; si eliminano da piazze e vie storiche i consueti rappezzi in asfalto, da sempre continuamente da rifare, rimettendo gli antichi “sampietrini”, recuperati insieme a vecchie manovalanze che ricordano come disporli. Ma soprattutto si stanno ricavando dovunque, riducendo così ulteriormente le carreggiate di viali, corsi, strade e vicoli, lunghe e spaziose “piste ciclabili” la cui vera utilità è che se alle elezioni alla Raggi faremo anche le gomme, potrà pedalarsene via ancora più in fretta. Grazie, Roma Capitale!
Guido Clericetti Roma

Oramai per sapere come vanno le cose a Roma bisogna affidarsi a due vignettisti: Osho e il nostro Clericetti.

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Sto leggendo il libro intervista di Roberto Formigoni a cura di Rodolfo Casadei. Sono solo alle prime pagine, ma subito mi sta entusiasmando la “modalità presenza” dei ragazzi delle medie (!) di quei tempi (fine anni Cinquanta): capacità di giudizio, saper andare controcorrente rispetto alla mentalità comune (prevalentemente marxista), assunzione di responsabilità dentro e fuori l’ambiente scolastico. La domanda che di botto sorge spontanea è: e oggi? Buon lavoro.
Sergio Galli Como

E oggi più che mai va riscoperto sotto nuove forme il sempre valido slogan: più società, meno Stato.

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Ho letto anche alcune cose critiche riguardanti la Lombardia. Certo, da Formigoni in poi, cioè dopo la sua esautorazione dittatoriale, le cose sono peggiorate, ma io continuerò a sostenere una certa realtà politica anche se così monca.
Stefano Ferrandi Treviglio

Anche noi.

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Un grande elogio, con lode, al nostro Rodolfo Casadei per i propositi e le motivazioni validissime che ha espresso nell’articolo “È ora di un giudizio equilibrato sull’era Formigoni” pubblicato su tempi.it. Ho sempre sostenuto Formigoni fin dall’inizio (1975), eccetto gli ultimissimi anni in cui non lo capivo più. Leggerò quanto prima il libro, che va a colmare un grande vuoto, questo sì, colpevole.
Enrico Ventura via email

Mi dicono che il libro intervista stia andando a ruba. Se posso permettermi un ulteriore consiglio, non mancate di leggere anche quello di Marco Bardazzi su Enzo Piccinini. È stupendo.

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La scuola, dopo mesi di didattica a distanza per evitare i contagi, ha organizzato la presenza in classe al 50 per cento. La settimana in presenza è vissuta come una gran fatica. Dopo un anno, i ragazzi non sono più abituati a reggere la normalità di una settimana continuata a scuola, un’interrogazione davanti ad un professore che ti guarda. Si sono abituati all’apatia e alla facilità di interrogazioni a distanza. I ragazzi si sono involuti. La nostra futura generazione rischia di essere una stagione di carestia umana e professionale. Noi adulti stiamo passando molto tempo a preoccuparci di cose sì importanti, ma credo con poca attenzione e preoccupazione su cosa stia vivendo il popolo del futuro. Ci interessa? Ci interessa trovare soluzioni o, come si fa in Italia, metteremo la polvere sotto il tappeto condannando chi alza il tappeto?
Davide Carubelli Monza

A noi interessa (e stiamo preparando qualcosa…).

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Le meglio giornate sono quelle in cui arriva Tempi. Forse nel nostro paese l’unico periodico fuori dal gregge d’informatori, libero di scrollarsi di dosso la corrente di notizie pilotate e gestite. Ho apprezzato la genialità di Roberto Brazzale che sta riuscendo a coinvolgere altri imprenditori così da non risultare “l’unico” detentore dell’idea “Benvenuta Cicogna”.
Sergio Fiordiponti via email

Brazzale è un tipo pirotecnico. Non è solo un grande imprenditore, è uno che si muove, fa, ci prova. È un tempista per cromosoma.

Foto Ansa

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