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La preghiera del mattino

Il teorema dei pm su Milano è rotto ma i cocci sono anche di Sala

Di Pietro Piccinini
18 Giugno 2026
La sentenza sulla Torre di via Stresa, lo sfogo del sindaco, la reazione dei pm, gli appelli inascoltati di imprese e cittadini. Rassegna ragionata dal web
La Torre Milano in via Stresa, l’edificio al centro del processo per abuso edilizio e lottizzazione abusiva arrivato a sentenza di primo grado martedì 16 aprile 2026: tutti assolti gli otto imputati (foto Ansa)
La Torre Milano in via Stresa, l’edificio al centro del processo per abuso edilizio e lottizzazione abusiva arrivato a sentenza di primo grado martedì 16 aprile 2026: tutti assolti gli otto imputati (foto Ansa)

Scrive Ermes Antonucci sul Foglio:

«Per anni la procura ha occupato il dibattito pubblico con sequestri di cantieri, richieste di arresto, conferenze stampa, ricostruzioni sempre più ambiziose e una tesi di fondo radicale: Milano sarebbe cresciuta aggirando sistematicamente le regole urbanistiche. Una sorta di gigantesco abuso edilizio legalizzato dalla politica, dall’amministrazione e dai tecnici. Intanto i cantieri si fermavano, gli investimenti si bloccavano, gli indagati venivano esposti al pubblico ludibrio e la loro colpevolezza appariva già accertata. Poi è arrivato il primo processo. E ieri il primo processo, quello incentrato sul caso della Torre Milano di via Stresa, è finito con otto assoluzioni su otto. Assolti Giovanni Oggioni (ex direttore dello Sportello unico edilizia del comune), i costruttori Stefano e Carlo Rusconi, Franco Zinna (ex dirigente della Direzione urbanistica milanese), altri tre funzionari comunali (Francesco Mario Carrillo, Maria Chiara Femminis e Pietro Ghelfi), e l’architetto Gianni Maria Beretta, accusati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva. La procura aveva chiesto condanne fino a due anni e quattro mesi di reclusione e anche la confisca del grattacielo, abitato da oltre 100 famiglie. Il verdetto colpisce al cuore il teorema messo in piedi dai pm sull’esistenza di un “sistema Milano”».

Recita il comunicato stampa diffuso martedì da Fabio Roia, presidente del Tribunale di Milano:

«I costruttori e l’asseveratore del progetto sono stati chiamati a rispondere della realizzazione di un intervento edilizio, alto oltre 87 metri, con titolo illegittimo (Scia con Atto d’obbligo) e, dunque, senza il necessario permesso di costruire – trattandosi di nuova costruzione e non di ristrutturazione (reato ex art. 44 lett. b) – e senza previo piano attuativo.

I funzionari del Comune di Milano sono stati citati per rispondere penalmente per aver concorso (dolosamente) o cooperato (colposamente) a tale realizzazione rilasciando un titolo illegittimo […].

Per tutti difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo, atteso che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e finanche le pronunce della Corte costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione […]. Inoltre, la prassi consolidata del Comune di Milano, discendente dall’applicazione della Legge regionale, del Pgt e del Regolamento edilizio, avvallata dall’ Avvocatura comunale fino dal 2002, ratificata fino al 2023 con la circolare n. 1 del Comune e sostenuta dalla pacifica giurisprudenza amministrativa dei Tar e del Consiglio di Stato, consentiva l’intervento Torre Milano con il titolo effettivamente rilasciato a Opm Srl.

L’asseveratore del progetto deve essere altresì assolto dall’imputazione di falsa attestazione della conformità del progetto ai requisiti del Pgt e della legge per mancanza di dolo, in quanto nella sua relazione ha attestato ciò che riteneva corretto e non sapeva essere “falso” secondo le interpretazioni della giurisprudenza penale e amministrativa successiva, impostasi dopo oltre 7 anni dalla sua relazione».

Scrive Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera:

«È, al contempo, uno smacco e un salvagente per la procura. È smacco perché la pm Marina Petruzzella, con i colleghi Paolo Filippini e Mauro Clerici, e l’ex procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano oggi in pensione e candidatasi a vicesindaco nella lista dell’imprenditore Massimiliano Lisa, molto aveva propugnato la tesi opposta per cui “non può esistere, come pure si vorrebbe, un diritto locale milanese, ma solo il diritto della Repubblica italiana” […]. Tuttavia il tipo di assoluzione è a suo modo anche un salvagente per i pm, perché, additando il cambio di orientamento sia dei Tar sia delle prassi del Comune, il Tribunale indirettamente legittima la matrice delle inchieste della procura».

Federica Venni riporta su Repubblica lo sfogo di Beppe Sala:

«Il sindaco, che è ancora indagato in un altro filone d’indagine, non contesta “la buona fede” delle azioni giudiziarie, dando atto che “i pm lavorano in uno scenario di incertezza normativa”, ma si fionda contro “una parte” dei magistrati che “ha dato un’impostazione politica al suo lavoro” e ha “esagerato nei toni”. Una “violenza verbale”, incalza, che ha lasciato “molta amarezza” in piazza Scala: “Se ripensiamo a tutto quello che è stato detto e scritto in quest’ultimo anno ci sono tantissimi aggettivi tesi a screditare persone e istituzioni rispetto all’opinione pubblica”. Un esempio? “Siamo stati accusati di sovvertire la democrazia urbanistica”.

Dopo aver ricordato l’ex assessore Giancarlo Tancredi, il quale “ha visto un po’ rovinata la carriera e compromesso l’equilibrio”, Sala […] tira in ballo anche il procuratore capo di Milano, Marcello Viola: “A questo punto sono curioso di capire che giudizio dà, lui che stimo, dell’operato del suo team, posto che tutti noi dobbiamo dare un giudizio del nostro operato e di chi lavora con noi”».

Perfetto commento firmato da Luca Fazzo per Il Giornale Milano:

«Solo arrampicandosi sugli specchi i pm che hanno provato a riscrivere la storia recente dell’urbanistica milanese come una storia criminale, possono dire di non avere perso. Ma ci stanno già provando. “Grazie a noi le cose sono cambiate”, dicono. Dimenticando per l’ennesima volta che il loro compito non è cambiare il mondo, ma reprimere i reati. La sentenza di ieri sulla Torre Milano dice che invece di reati non ce n’erano. […] Hanno trasformato la critica alla gentrificazione in notizia di reato. Il risultato è un marasma di fascicoli dove tutto si mischia, orrori edilizi (che ci sono) e recupero urbano».

Da leggere anche Fabio Massa su Milano quotidiano:

«Generalmente, di fronte a casi del genere, il mio garantismo mi porta a discutere del prezzo umano pagato da chi è andato alla sbarra, è stato dipinto come mostro (in questo caso come mostro e palazzinaro, una specie particolarmente perniciosa). E invece questa volta vorrei parlare del prezzo che abbiamo pagato tutti noi. Tutti. […] Il prezzo che abbiamo pagato tutti noi e che continueremo a pagare nel prossimo futuro è che il settore degli investimenti immobiliari si è inchiodato.

I fondi stanno decidendo di andare via. Guardate che cosa è successo con gli australiani di Lendlease. Adios, amici. Ma chi mai può pensare di investire in un posto dove poi può capitare che ti sequestrano quello che hai costruito con titoli edilizi validi, perché pensano che le norme applicate siano sbagliate?».

Tutto questo basterebbe e avanzerebbe per spiegare l’ultima clamorosa notizia giunta martedì dal fronte della guerra in atto tra Comune e procura di Milano intorno all’urbanistica. È utile anche per ribadire per l’ennesima volta come la pensi Tempi sulla questione dal punto di vista strettamente giudiziario: l’invasione di campo da parte delle toghe è incredibile, eppure è addirittura conclamata, e lo sfogo di Sala pienamente comprensibile, perfino condivisibile.

Detto questo, però, l’assoluzione degli imputati per la costruzione della Torre Milano non cambia nulla per Sala e per i suoi incolpevoli cittadini. Restano infatti intatte le cause del malcontento urbanistico da cui è partito tutto (sviluppo senza governo, prezzi delle case fuori controllo); restano intatte le forse ancora più gravi conseguenze dello scontro (stallo amministrativo con danno sanguinoso per il settore, tra cantieri bloccati, famiglie rimaste fregate, aziende che rischiano di saltare, capitali in fuga).

* * *

Repubblica raccoglie le considerazioni di Federico Papa, avvocato difensore di Carlo Rusconi, uno degli assolti, titolare di una delle più importanti imprese edili di Milano:

«Ci siamo tolti un gran peso, il peso della ingiustizia. Scusatemi ma vi devo dire che ci siamo sentiti molto soli in questo periodo, lasciati soli dalla politica. Non soltanto i costruttori ma anche i funzionari comunali, gli acquirenti sospesi. È stato un processo molto duro».

Ricorda Marta Bravi sul Giornale:

«Al conto che il sindaco Sala presentava ieri alla procura di Milano ci sono anche i danèe: i 150 cantieri bloccati per un equivalente di 1.600 appartamenti fermi è costato alle casse dei Palazzo Marino, solo nel 2024, una cifra pari a 165 milioni di mancati oneri di urbanizzazione. Per una stima complessiva del danno, firmata da Federico Oriana, presidente nazionale di Aspesi, l’associazione che riunisce gli sviluppatori immobiliari, di 5 miliardi di investimenti immobiliari fermi nel 2024 e un impatto nel 2025 sul pil di 38 miliardi in cinque anni. A questo si somma un danno immateriale, altrettanto pesante: “Milano ha avuto un danno di credibilità che non sarà facile recuperare”».

Scrive Alessandro Maggioni su Linkedin:

«Dalla nota ufficiale emessa dal Tribunale di Milano si deduce che grande è la confusione sotto il cielo dell’urbanistica milanese – e italiana. Non errori consapevoli: un quadro normativo così contraddittorio che nessuno poteva orientarsi con certezza. La giurisprudenza penale diceva una cosa, quella amministrativa un’altra, la stessa Corte Costituzionale una terza. Non dolo, non colpa: confusione normativa. E quella confusione ha pesato in modo ingiusto su persone perbene.

Questa sentenza non è un punto di arrivo. È una conferma che serve una legge di interpretazione chiara, capace di fare ordine su ciò che è lecito fare, con quali titoli e con quali oneri. Una legge che dica che quanto fatto in questi anni non è stato criminale, ma è stato il frutto di un cortocircuito normativo a cui la politica deve rispondere con indirizzi limpidi e norme inequivoche. La politica ha il dovere di farlo».

L’amico Maggioni è sempre chiaro e lucido. A maggior ragione va preso molto sul serio il suo appello al Comune di Milano a superare la paralisi seguita alle inchieste sull’urbanistica, «non un ritardo ma un blocco» che colpisce anche progetti per centinaia di alloggi a prezzi accessibili con tutte le carte in regola.

«Per la prima volta, dopo 50 anni di attività, la continuità aziendale di Ccl è in discussione. Non per errori strategici o scelte azzardate ma per ragioni a noi oscure, che ostacolano il rilascio di titoli edilizi per noi dovuti».

Come Maggioni e come Tempi (e come per esempio Assimpredil Ance dopo la sentenza di martedì, ma anche il Comitato Famiglie sospese), molti negli ultimi mesi hanno sollecitato Beppe Sala, la sua giunta e la politica nazionale a dimostrare quel coraggio di iniziativa politica e a garantire quella «chiarezza normativa» che avrebbe evitato di paralizzare un settore chiave come l’urbanistica milanese. A un certo punto era arrivata da Roma pure l’agognata “legge Salva Milano”. Perfettibile forse. Anche brutta per certi aspetti. E Sala che ha fatto? Dopo averla chiesta e richiesta per mesi, l’ha lasciata cadere arrendendosi all’ostilità dei magistrati, alla pavidità della sua maggioranza, al fuoco amico dei vari Majorino. Controproposte, a parte lasciare il Comune alla mercé della buriana giudiziaria e al panico da firma? Nessuna. Meglio morti che a braccetto con i “fascisti” e con i “corrotti”.

* * *

Il Corriere della Sera Milano ospita la risposta a Beppe Sala del procuratore di Milano, Marcello Viola e dell’aggiunto Paolo Ielo:

«Non abbiamo alcuna volontà né voglia di interferire con attività delle autorità amministrative, come ufficio mi sento di dare un segnale di rasserenamento. Si lasci lavorare con tranquillità chi deve lavorare. Poi, certo, le indagini determinano degli effetti. E le sentenze non si commentano prima di averne lette le motivazioni, quando saranno depositate trarremo nostre valutazioni sul da farsi».

Titolo e catenaccio sull’edizione di ieri di Repubblica Milano:

“La procura va avanti dopo la sconfitta: altri processi e venti indagini in serie. Pm pronti a ricorrere contro la prima sentenza sul caos urbanistica che ha assolto tutti. E intanto si torna in aula su piazza Aspromonte, Park Towers, via Fauché e Bosconavigli”.

Di nuovo evviva il giudice che ha smontato il processo sulla Torre Milano basato più sull’aggettivazione iperbolica che su elementi di reato. Ma questa assoluzione non sistema proprio niente. Per Sala «non è un punto di arrivo», come dice Maggioni. Oppure il sindaco pensa che i capitali torneranno, e che i cittadini e le imprese si rassereneranno, sapendo che la guerra è tutt’altro che finita e che il Comune continuerà ad abbandonarli per mesi e anni a procure e tribunali?

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