Funerali di Prospero Gallinari: difendo la libertà di onorare la salma di un amico. Chiunque esso sia

Parlare di eroi, questa volta, sarebbe eccessivo. Almeno, però, voglio chiamarli “amici coraggiosi”. Ieri, per la prima volta e forse l’ultima, ho simpatizzato con i rappresentanti di Rifondazione Comunista.

È successo lentamente, man mano che leggevo le dichiarazioni polemiche sulla “inopportuna partecipazione” di alcuni di loro ai funerali dell’ex brigatista Prospero Gallinari. Mittenti del predicozzo politicamente corretto, tanto per cambiare, i rappresentanti dell’Idv. Ma anche tanti soloni del giornalismo italiano, con i loro tweet sferzanti.

È stato un funerale con più di mille persone. Sì, sì, oltre al partito rosso c’erano anche le sigle meno raccomandabili della sinistra antagonista italiana: Askatasuna (o come diavolo si scrive), i No Tav e tanta gente che era lì per far vedere la bandiera, più che la faccia. Ma tanti erano lì per altro: Gallinari negli anni aveva stretto rapporti, costruito relazioni, girato paesi. Aveva degli amici.

Non si discute (e ci mancherebbe!) l’azione violenta del terrorista, né la gravità ingiustificabile delle sue azioni. Ma si discute, e si difende, la libertà di andare al funerale di un amico o di una persona stimata. Anche quando è “politicamente inopportuno” e attira polemiche scontate. L’amicizia, su questo blog, si difende sempre.

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