Perché la sinistra al caviale difende i violenti No Tav? Tre magistrati rispondono a Virzì

Scambio di lettere sulla Stampa. Il regista difende una ragazza antagonista raggiunta da provvedimenti giudiziari. Tre procuratori parlano di «ricostruzioni distorte»

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Sulle pagine della Stampa di oggi è apparsa una lettera di tre procuratori di Torino (Francesco Saluzzo, Armando Spataro e Alberto Perduca) che risponde a una precedente missiva pubblicata sul quotidiano ad opera del celebre regista Paolo Virzì. Lo scambio è interessante, a nostro parere, soprattutto perché mostra bene come si ragioni dalle parti della cosiddetta intelligentsia di sinistra, perennemente ancorata ai miti sessantottini.

LA VICENDA. Cosa ha scritto Virzì? Nella sua lettera, il regista si rivolge a Maria Edgarda Marcucci, giovane romana venticinquenne residente a Torino dove frequenta l’università, chiedendole di tornare a farsi viva. “Eddi”, questo il suo nomignolo, è infatti irreperibile dal 21 giugno, giorno in cui la polizia ha cercato di notificarle la misura cautelare di arresti domiciliari per gli scontri al cantiere Tav di Chiomonte, il 28 giugno 2015.
Eddi, ci informa la Stampa, è un’attivista del centro sociale Askatasuna, che è stata in precedenza già sottoposta ad alcuni provvedimenti per essersi opposta ad un incontro tenutosi in università da parte dell’associazione di destra Fuan, e per aver resistito ad un agente della Digos che voleva impedirle l’accesso ad un dibattito sulle tasse in rettorato. A causa di questi episodi, la ragazza era stata sottoposta all’obbligo di firma e al divieto di dimora a Torino.

LA RICOSTRUZIONE DI VIRZI’. La lettera del regista è un peana in difesa della ragazza, descritta come una giovane che non ha altra preoccupazione nella vita se non quella di «portare solidarietà e aiuto agli sfrattati, ai rifugiati, ai senzatetto». Quindi la sua opposizione all’incontro organizzato dal Fuan in università, diventa un modo per impedire «la propaganda di organizzazioni politiche neofasciste il cui principale impegno sembra sia quello di alimentare il razzismo e la xenofobia». Il suo tentativo di intervenire all’incontro “Il futuro dell’Università”, qualche giorno dopo, è anche questo, nella versione di Virzì, il giusto tentativo di esprimere le proprie opinioni. Che la Digos abbia cercato di fermarla, per il regista è un sopruso. Anzi: «La sensazione che se ne ricava è che quelle persone, che poi si sono rivelati agenti della Digos, cerchino di suscitare un comportamento che possa poi essere censurato come pericoloso e quindi punito». Ci sarebbe anche un agente che ha dichiarato di avere una costola rotta dopo il diverbio con la ragazza e i suoi amici, ma su questo, per Virzì, è lecito esprimere «dubbi».
Infine c’è un episodio a Chiomonte, in Val di Susa, dove Eddi e altri No Tav hanno cercato di «tirar giù una recinzione del cantiere». Ma non ci sono riusciti. Che volete farci? Sono giovani idealisti un po’ imbranati. Invece i poliziotti che sono intervenuti erano «armati ed in assetto di guerra respinge con lacrimogeni ed idranti».

DISOBBEDIENZA VIRTUOSA. E così la Procura ha sottoposto venti persone agli arresti domiciliari. Dunque, magistrati «intransigenti» di qui, «ragazzi idealisti e appassionati rompicoglioni» di là. «Mi verrebbe di dirti – prosegue Virzì – che non deve andare a finire così: io sono certo che l’Italia non sia l’Egitto di Al-Sisi, o la Turchia di Erdogan (…). Può darsi che tu abbia violato qualche legge, ma questo non mi trattiene dall’avvertire per te una simpatia struggente». Per Virzì, Eddi è il simbolo di una gioventù idealista di cui c’è ancora tanto bisogno, in questa nostra «società distratta, egocentrica», mentre sulle sue «fragili spalle» ricade la «responsabilità di esprimere quella quota di dissenso di cui ogni società complessa ha un bisogno fisiologico, quella cosa che don Milani definiva “la disobbedienza virtuosa”. Capisco come devi sentirti, Eddi, sola e sconfortata, in un mondo che non sa che farsene dei tuoi slanci ribelli, delle tue domande generose e ingenue, e che deve sembrarti triste e sordo se sa risponderti solo coi gendarmi e la galera».

RICOSTRUZIONE DISTORTA. Oggi la Stampa, come detto, pubblica la risposta dei tre magistrati che vogliono precisare un po’ di cose per «evitare che nell’opinione pubblica si formino convincimenti fondati su una distorta ricostruzione dei fatti». I tre, oltre a puntualizzare una serie di numeri e questioni riguardanti altre polemiche e altri appelli di intellettuali a favore dei No Tav, parlano anche della lettera di Virzì. Dicono che l’invito a tornare a casa è «condivisibile», «sennonché, da un lato, esso contiene anche una ironica e minimizzante descrizione dei fatti addebitati alla ragazza e, dall’altro, si addebitano alla procura di Torino “provvedimenti spropositati, involontariamente comici, tanto severi quanto contraddittori”, che inducono l’autore a scrivere: “Io sono certo che l’Italia non sia l’Egitto di Al Sisi o la Turchia di Erdogan”».

PASSAMONTAGNA E MOLOTOV. Esiste inoltre un problema, aggiungono Spataro e soci: «Come mai un uomo di cultura non si chiede se sia o meno doveroso per i magistrati valutare anche anteriori condotte illegali degli indagati per verificare se più miti misure, in allora disposte, abbiano avuto efficacia dissuasiva. Insomma, come non considerare, prima di tacciare pubblici ministeri e giudici di indiscriminata volontà repressiva, che occorre conoscere sino in fondo i fatti e il loro contesto ed avere fiducia in una giustizia come la nostra, certamente non infallibile, ma tale da consentire controlli e rimedi rispetto al rischio di errori?».
Certo, anche i magistrati possono sbagliare, però annotano: «Ci sia concesso – come cittadini prima ancora che magistrati – porre una domanda ai tanti protagonisti delle rivendicazioni del Movimento NoTav: la protesta, anche nel corso di manifestazioni di piazza, è legittima e salutare in democrazia se attuata entro i confini della legge. Ma se nel corso di una manifestazione autorizzata, in una qualsiasi piazza o in un qualsiasi cantiere, persone dal viso coperto con passamontagna, armati di bastoni e strumenti esplodenti, attaccano forze di polizia e danneggiano recinzioni di ogni tipo, bloccano strade e veicoli, intimidiscono i passanti, è evidente che ne escono indeboliti programmi, idee e campagne di opinione: il Movimento NoTav viene delegittimato e finisce, agli occhi della pubblica opinione, con l’essere identificato con i passamontagna e i lanciarazzi. Allora, perché non isolare la violenza? Perché non impedire che essa irrompa nelle manifestazioni e nelle campagne di opinione? Perché non rivolgere un appello anche a quanti – giovani e meno giovani – tali violenze teorizzano e praticano?».

Foto Ansa

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