Letta si appella al voto “utile”, ma spera in un voto “ridicolo”

Enrico Letta
ll segretario del Pd Enrico Letta (foto Ansa)

Su Fanpage Giuseppe Conte dice: «Meloni togliendo il reddito di cittadinanza vuole la guerra civile?».

Da Carlo Calenda a Enrico Lettino, da Mariastella Gelmini a Luigi Di Maio, la corsa è spasmodica a chi è il politico più insensato. Quando uno comincia a farsi un’idea sul possibile vincitore di questa gara, ecco che “Giuseppi” con una sua dichiarazione riapre i giochi.

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Su Open Enrico Letta dice: «Il mio appello riguarda il sistema elettorale che ha voluto Renzi e che può consentire alla destra italiana con solo il 43 per cento dei voti, se il resto del campo è diviso e noi privati di voti, di avere il settanta per cento di rappresentanza democratica».

Il problema che Lettino non inquadra a sufficienza è che Matteo Renzi, quando ha fatto approvare il Rosatellum con cui si vota oggi, non era un prefetto napoleonico mandato da Emmanuel Macron a presiedere gli interessi del partito francese in Italia, bensì il segretario del Pd eletto da primarie in cui aveva raccolto oltre il 60 per cento dei consensi. L’attuale sedicente e poco seducente segretario del Pd, se vuole che la sua organizzazione si faccia un’autocritica, dovrebbe usare toni ben più meditati. Il fatto è che il nostro Lettino ormai non punta neanche più sul voto “utile”, tutte le sue residue chance poggiano sulla possibilità che si manifesti un voto “ridicolo”.

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Su Dagospia si scrive: «Si apre lo psicodramma al Nazareno. Sono iniziate le grandi manovre per la successione a Letta: l’ala riformista pronta a puntare su Sala o Bonaccini. Mentre i sinistrati sono pronti a schierare Provenzano».

Dagospia tende un po’ a enfatizzare le notizie, però non è irragionevole che di fronte alla disastrosa campagna elettorale di Lettino, molti militanti del Pd siano più interessati ai risultati di un prossimo congresso che al voto.

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Su Scenari economici Giuseppina Perlasca scrive: «“La vostra occupazione delle isole non ci vincola”, ha detto Erdogan. “Quando sarà il momento, faremo ciò che è necessario. Come abbiamo detto, potremmo scendere all’improvviso una notte”. E ha aggiunto: “Guardate la storia, se andate oltre, il prezzo sarà pesante”».

L’aggressione russa all’Ucraina è intollerabile, ma un mondo senza trattati tra le grandi potenze che regolino i conflitti, non sarà più sicuro. Chiedete a curdi, armeni, greci, serbi ma anche egiziani e alla fine israeliani come si sentiranno in una scena internazionale dove viene lasciata mano libera ad Ankara.

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