Il disordine globale aumenta, se nessuno si parla la guerra continua

Biden guerra
Joe Biden e il coniglio di Pasqua alla Casa Bianca (foto Ansa)

Su Fanpage Ida Artiaco scrive: «L’esercito russo ha annunciato che il primo lancio di prova del missile balistico intercontinentale Sarmat ha avuto successo. Il test è avvenuto dalla base di Plesetsk. Il missile ha sorvolato gran parte dello sterminato territorio russo per colpire il poligono di Kura, nella regione della Kamchatka, nell’Estremo Oriente».

Mentre è sacrosanto continuare a sostenere la resistenza ucraina, bisogna essere insieme consapevoli che un nuova corsa al riarmo implica rischi incalcolabili per l’umanità.

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Sul sito di Tgcom si scrive: «In vista del ballottaggio per le presidenziali, cruciale dibattito tv di 3 ore e mezzo tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen: “La sfidante è rimasta incerta e non ha convinto, lasciando a Macron gran parte dell’iniziativa. Le Pen si è dichiarata “in disaccordo con le sanzioni sul gas e petrolio russo. Non penso sia un buon metodo, non farà male alla Russia che venderà ad altri Paesi mentre farà molto male alla Francia”. Dura la replica di Macron contro la candidata del Rassemblement National, accusata di “dipendere dal potere russo”. Macron ha citato, in particolare, il prestito da 9 milioni di euro della Le Pen nei confronti di un creditore russo vicino a Putin. Primo sondaggio dopo il dibattito: Macron batte Le Pen 59%-39%».

La politica nazionale diventa innanzi tutto politica estera, come è sempre stato nei fatti. Si tratta di capire fino a che punto lo è anche nei sentimenti degli elettori.

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Su Open si scrive: «Nei giorni scorsi lo stesso presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha detto che la Russia dovrebbe essere cacciata dal G20 ma al momento l’invito non è stato revocato, grazie anche all’opposizione di Paesi come Cina e Indonesia».

Persino l’Indonesia, pur impegnata a sostenere Washington – anche con comuni esercitazioni militari–  nel contenere Pechino, non accetta di contrapporsi frontalmente a Mosca

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Sul Sussidiario il generale Giuseppe Morabito, membro fondatore dell’Igsda e del Collegio dei direttori della Nato Defense College Foundation, dice: «La guerra continuerà fino a quando non ci si mette attorno a un tavolo, questa è la verità. La mossa del missile è un segnale: l’Ucraina non ha la capacità di vincere, può solo rallentare l’offensiva. Per vincere una guerra si deve poter contrattaccare e questo l’Ucraina non è in grado di farlo, non ha aviazione o carri armati per farlo».

Distinguere i desideri dai fatti, è la prima regola per farsi un’idea chiara di quel sta succedendo.

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Su Formiche Francesco Bechis scrive: «Altro che Viktor Orban. Il vero cavallo di Troia di Vladimir Putin in Europa è la Confindustria tedesca (Bdi). Lunedì il capo del Cremlino è riuscito lì dove molti hanno fallito: l’unità tra sindacati e industria in Germania. Unità contro le sanzioni alla Russia, si intende. E in particolare le sanzioni sul gas, di cui imprenditori e dipendenti non vogliono neanche sentir parlare».

Dopo le superlodi alla Germania superfedele alleato atlantico, arrivano adesso le supercritiche ai «compromessi con Putin». Forse un certo giornalismo con l’elmetto (tra l’altro nel recente passato superelogiatore di Angela Merkel) dovrebbe dedicarsi anche, almeno qualche volta, all’analisi delle situazioni.

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Su Dagospia Edward Luttwak dice (da un’intervista di Fabio Dragoni sulla Verità): «Io parlo soprattutto al mio governo. Washington mi paga come consulente strategico. Ed il mio consiglio è smettere di insultare Putin, iniziare a parlarci e siccome la questione Nato-Ue è già stata risolta iniziamo a parlare del plebiscito per consentire l’uscita delle due repubbliche».

Non è mai male consigliarsi con i consiglieri.

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Su Startmag Marco Dell’Aguzzo scrive: «Israele teme che queste tensioni possano indurre Riad a riorientare la propria politica estera, tradizionalmente filo-americana (benché non siano certo mancati contrasti in passato), e ad avvicinarsi alla Russia e alla Cina (la maggiore acquirente del suo greggio). Ne potrebbe conseguire una presenza ancora minore degli Stati Uniti nella regione del Golfo, già da tempo non più in cima agli interessi geopolitici americani; l’Iran, inoltre, potrebbe approfittarne per espandere la sua influenza e minacciare la sicurezza israeliana. Tel Aviv vorrebbe invece una normalizzazione dei rapporti con Riad e il suo ingresso negli accordi di Abramo, promossi da Washington proprio in funzione anti-iraniana».

Il disordine globale è rapidamente in crescita, perché il soggetto fondamentale della politica internazionale, cioè gli Stati Uniti, ha difficoltà ad agire con una visione strategica.

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Su Affari italiani Alberto Maggi scrive, intervistando Luigi Bisignani: «E Draghi dove andrà? “Alla guida della Nato. Il suo viaggio tra una o due settimane a Washington servirà anche per chiudere l’accordo con il presidente Biden su questo punto”. Bisignani poi parla di Letta, segretario del Partito Democratico, che “è messo meglio di tutto perché non sta facendo assolutamente nulla, non dà fastidio a nessuno. Sterilizza il Pd e raccoglie i cocci di quello che stanno combinando nel Centrodestra. Non solo, Letta ha anche le lobby francesi che operano in Italia che lo aiutano».

Bisignani ogni tanto le spara grosse. Però non è semplice che l’Italia possa reggere con un assetto politico così pericolante in una situazione internazionale così difficile.

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Su Scenari economici Fabio Lugano scrive: «L’impennata dei prezzi del gas naturale liquefatto (LNG) e del carbone sui mercati internazionali ha costretto il Pakistan, la quinta nazione più popolosa del mondo, a dover tagliare la fornitura di elettricità alle famiglie e all’industria poiché il paese non può permettersi di acquistare i combustibili fossili sui mercati internazionali ai prezzi elevati attuali, il tutto in mezzo a una crisi economica e politica».

Qualche ultima notizia sul disordine globale.

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Su Fanpage Antonio Palma scrive: «La Corea del Nord non si ferma e nelle scorse ore ha testato un nuovo missile balistico per “migliorare l’efficienza operativa delle armi atomiche” come hanno annunciato in grande stile i media statali del Paese nel giorno di Pasqua».

Come sopra.

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