Bertinotti parla di papa Francesco e ci ricorda che “mestiere” e “mistero” coincidono

Ospiti di amici, ci imbattiamo in un affollato incontro organizzato da Avsi a sostegno di un progetto nella martoriata Siria. Sotto i portici che corrono nei pressi della Chiesa di Lavagna è stato invitato il presidente Fausto Bertinotti per una testimonianza su papa Francesco.

Si parte da un pensiero di Gramsci, espresso in una lettera al fratello: quando tutto è perso, quello è il tempo in cui occorre ricominciare da capo. Per contrastare l’aria del tempo (Camus), quell’aria pesante per cui, appunto, manca l’aria (Gaber), bisogna guardare ai segni del tempo (Giovanni XXIII). In questo senso, prima ancora della testimonianza di papa Francesco, Bertinotti cita la rinuncia di Benedetto XVI: un esempio di novità da seguire e imitare, in primis dalla classe dirigente politica del Paese. Un segno di rottura, di resistenza, così lo interpreta l’ex leader politico, che anticipa una proposta nuova. Torna in mente il pour se poser, il s’oppose che Maritain riferiva a Cristo.

Ma c’è in questa prospettiva un’impostazione ambigua, che tende a fissare in una forma riproducibile il movimento drammatico e dirompente della libertà, avanzando «soluzioni e proposte immediate che ci bloccano nel cammino, che “frammentano” il tempo, trasformandolo in spazio. Il tempo è sempre superiore allo spazio. Lo spazio cristallizza i processi, il tempo proietta invece verso il futuro e spinge a camminare con speranza». (Lumen fidei)

Quando il Pontefice emerito annunciò la sua decisione indicò il popolo cristiano, radunato in piazza San Pietro, come fonte di speranza: la Chiesa è in primo luogo una vita, un movimento si potrebbe dire.
Infatti «le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Lc. 9, 58).

L’errore del comunismo, come ha ammesso lo stesso Bertinotti, è stato quello di assolutizzare un’ideologia, trasformandola in una sorta di religione e caricandola di una promessa messianica auto prodotta e violenta (i sacrifici umani, sanguinosi e non, si compiono davanti all’Idolo).
Viceversa il terreno della politica è la ragione, nell’operatività che compete all’uomo che legge la realtà e prende iniziativa, dando appunto inizio a qualcosa, di antico e  di inedito a un tempo, che si avvicini di più a quello di cui c’ è bisogno per vivere meglio.

Bertinotti ha anche detto che la crisi del movimento sindacale è causata dal progressivo distacco dell’organizzazione dalla vita delle persone e dalla conseguente deriva burocratico – assistenziale – corporativa che ciò comporta.

Guardata dal punto di vista italiano, o europeo, la dimora umana appare un edificio che si va dilatando a dismisura, al cui interno, come in un enorme condominio, si moltiplicano stretti monolocali, seppure connessi in rete, i cui abitanti mal sopportano i vicini e gli amministratori, diffidano del prossimo in genere, dai proprietari agli addetti alle pulizie, e tirano avanti, nel migliore dei casi, per il bene proprio e dei propri cari. In questo non sono certo aiutati dalla crisi del matrimonio e dalla mancanza di figli.

È l’immagine del bunker evocata da Benedetto XVI. In questa condizione non solo non si nutrono grandi speranze sul proprio futuro, ma si alimenta e cresce una patologica e passiva sfiducia nei confronti della vita e del suo esito.

«Il n’est pas d’idéal auquel nous puissions nous sacrifier, car des tous nous connaissons les mensonges, nous qui ne savons point ce qu’est la vérité» (A. Malraux, La Tentation de l’Occident, Bernard Grasset, Paris 1926, p. 216).

«Non c’è ideale al quale possiamo sacrificarci, perché di tutti noi conosciamo la menzogna, noi che non sappiamo che cosa sia la verità» .

Senza ragione dunque, cede anche la libertà, poiché non trova nulla per cui valga la pena impegnarsi, nulla che sia degno di entusiasmo e di sacrificio; quando il tempo si trasforma in spazio, il loculo, sia pure virtualmente esteso quanto il mondo, odora di tomba. Vittoria dell’inerzia e fine del movimento.

In questo senso, ci pare, papa Francesco insiste a ricordarci che Dio ci precede sempre, stabilendo e assicurando l’inesauribile sorgente del movimento umano. Come il dantesco uccellino, tra le amate fronde del proprio nido – il nostro paese, il mondo si potrebbe dire – mentre vince la notte che ci nasconde le cose
per veder li aspetti disïati (i suoi piccoli)
e per trovar lo cibo onde li pasca,
in che gravi labor li sono aggrati, (il lavoro pesante diventa gradito)
previene il tempo in su aperta frasca,
e con ardente affetto il sole aspetta,
fiso guardando pur che l’alba nasca.

Siamo allora consapevolmente grati all’onorevole Bertinotti di averci ricordato che in tedesco la parola mestiere e la parola mistero coincidono.

NB: Per la cronaca sono stati raccolti per la Siria più di 1000 euro al netto delle spese.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •