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“L’App cinese per tutto” ti sta osservando

settembre 20, 2017 Leone Grotti

WeChat-logo

WeChat ti guarda costantemente ed è pronta a dire al governo cinese chi sei e tutto quello che fai. Non sono speculazioni o indiscrezioni: è tutto scritto nero su bianco nella nuova politica sulla privacy dell’applicazione di messaggistica instantanea (che poi è molto di più) sviluppata dalla società cinese Tencent. E, inutile sottolinearlo, l’adesione alle regole è obbligatoria.

Se WhatsApp ha 1,2 miliardi di utenti attivi al giorno, WeChat sfiora ormai il miliardo ed è diffusissima soprattutto in Cina. Con l’app di Tencent si può fare tutto: inviare messaggi, scritti o vocali, foto, tenere conferenze collegando più cellulari insieme, condividere articoli o musica, mettere “like”, pagare bollette, multe, biglietti dei trasporti, comprare vestiti o elettrodomestici, pagare il ristorante o il barbiere. Non a caso WeChat è conosciuta come “l’App cinese per tutto”.

Il problema è che WeChat scheda anche tutto: nome e cognome, numero di telefono, indirizzo email, informazioni sulla carta di credito, dati della carta d’identità, oltre all’ormai consueta geolocalizzazione. Non solo: l’app registra anche il timbro della voce e altre informazioni biometriche. Tutto ciò che viene condiviso nei messaggi, per iscritto o a voce, foto e video, è ugualmente registrato e schedato. WeChat prende poi nota dei nomi e dei contatti degli amici e registra anche quello che loro scrivono su di te.

Anche WhatsApp è invadente, ma non c’è paragone, visto che l’app di proprietà di Facebook ha introdotto ad esempio la crittografia end-to-end, che permette di far visualizzare i messaggi solo al mittente e al destinatario del messaggio stesso. Né i gestori, né ad esempio un giudice, possono farlo. WeChat del resto non è solo invadente, è anche spiona. La nuova politica sulla privacy aggiornata da poco prevede che tutte le informazioni di cui sopra possano essere passate alle polizia e al governo cinese per rispettare «leggi, regolamenti, sentenze» o «su richiesta di autorità governative, agenzie di forze dell’ordine o istituzioni simili (situate nella tua giurisdizione o altrove)». Il Grande fratello cinese, già sviluppatissimo grazie al suo “sistema di informazione sulla reputazione personale”, aggiunge così una nuova freccia al suo arco digitale per controllare tutto e tutti. E non c’è dubbio su come utilizzerà le informazioni raccolte.

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