Allora è vero: le sardine non c’entrano nulla col Pd

Ora che siamo qui riuniti in questo blog stretti stretti come sardine per sconfiggere i populisti con migliaia di adesioni sui social e tanta allegria, ci sembra opportuno ricordare, facendo nostre le parole di Luca Bottura (Repubblica di ieri), che «il debordante successo mediatico delle sardine» sta letteralmente «facendo ammattire» il malefico Salvini soltanto «con la forza delle idee».

Quali siano queste idee, lo abbiamo già ribadito con la consueta concretezza, anch’essa debordante, facendo ammattire ulteriormente i populisti già impauriti. Ci sembra però opportuno precisare meglio cosa significhi che siamo senza bandiere. Un giornale che forse vivaddio l’ha capito, mettendo fine alle tante strumentalizzazioni che noi bravi pescetti, al contrario degli ignobili populisti, vogliamo tanto evitare, è il Corriere della Sera. Il quale ieri, dopo che Rousseau ha imposto a Di Maio di presentare il M5s alle elezioni in Emilia Romagna, scriveva così:

«Secondo quanto trapelato dal Nazareno, il segretario Nicola Zingaretti, che dava già per persa la Calabria, ora teme la débâcle nell’ormai sempre meno rossa Emilia. E, se sfuma l’aiuto dei grillini, non resta che sperare nelle “sardine” di Bologna».

Non solo le sardine non hanno bandiere, ma diciamolo meglio: non solo «il Pd non c’entra nulla con le sardine», come ha rivelato a Repubblica «uno dei primi promotori della manifestazione di Reggio Emilia», il quale si chiama «Youness Warhou, informatico, 25 anni, di origini marocchine» ed è «iscritto al partito», non solo, dicevamo, le sardine non c’entrano nulla col Pd, come dice il capo sardina di Reggio Emilia che è del Pd, ma adesso sono anche un marchio registrato.

Già, perché i populisti non si accontentano di insinuare che le sardine siano del Pd, ignorando le smentite della brava gente del Pd che organizza le sardine. «Adesso che ha capito quant’è potente il messaggio che stiamo mandando, Salvini ha attivato la macchina del fango», dice Mattia Santori, uno dei fondatori del movimento. E infatti fioccano i profili falsi e le sardine taroccate, evidente orchestrazione populista, dalla quale comunque questo blog è assolutamente estraneo, essendo pilotato da onesti hacker russi.

Il marchio registrato delle sardine comunque serve anche a «sconfessare eventi che non ci appartengono, dire “no, questi non siamo noi” con una certa ufficialità», ha spiegato sempre il nostro pesce guida Santori. O come scrive il Corriere, per «evitare pagine e profili fake». Quindi, amici in scatola che volete sconfiggere i populisti con il «messaggio potente che stiamo mandando», fate attenzione: le vere sardine sono le “6.000 sardine” di Facebook. Diffidate delle “6.003 sardine”, così come delle “molte sardine”, delle “moltissime sardine”, delle “sardine a nastro” e delle “quante cacchio sono ‘ste sardine”, ma anche della pasta con le sarde, di sardina ferries e delle quattro sarde in padella. Non, ripeto, NON mettete loro dei like, altrimenti i populisti da noi ampiamente sconfitti potrebbero riprendere vigore.

Dopo di che sappiano, le sardine arrendevoli, che qui abbiamo tutti dei buoni sentimenti, anzi le sardine sono la bontà in persona, ancorché marinata, ma non è che possiamo credere che stiamo scherzando soltanto perché andiamo avanti ad amicizie su Facebook. Il pericolo fascismo è reale, e per saggiarne la reale pericolosezza bastava leggere Michele Serra ieri su Repubblica.

I social media manager di Salvini, ossia la temibile “Bestia” da noi sconfitta e ammattita, sono «giovani anche loro», ricorda Serra, «ma nemmeno una donna tra loro». Non è forse sintomo di fascismo questo? E tra le sardine invece scarseggia forse la gnocca?

Ma non è finita: i nerd populisti, continua Serra, «hanno condotto per anni la loro bastonatura contro “comunisti” e “radical chic”, spesso indicando i nemici da odiare con nome e cognome, con la tecnica del rastrellamento». Rastrellatori maledetti! Se avessero avuto anche solo un briciolo dell’amore che dimostra ogni giorno Repubblica verso i suoi avversari, e che abbiamo noi sardine verso i fascisti bastardi populisti merdacce, ah, come sarebbe migliore questo paese!

«Non sappiamo se la Bestia sia munita di quei meccanismi di riflessione, e anche di inibizione, che noi umani chiamiamo “pensiero”. Ma essendo fatta di persone, è bello illudersi che una (ne basterebbe una) di queste persone capisse di avere sbagliato tutto. “Sono stato un cretino”, ha appena detto (meritoriamente) il sindaco di Biella. Dovrebbe fondare, dentro la Lega, una sua corrente».

Cari populisti ormai sconfitti dall’amore di noi sardine, ascoltate il democratico Serra: nonostante probabilmente non abbiate un cervello, potete ancora convertirvi. Basta che capiate di avere sbagliato tutto. Afferrate la nostra mano tesa verso di voi, dateci un like, condividete il nostro potente messaggio che non c’entra nulla col Pd. Il messaggio è: siete dei cretini.