“Risorgerà”, “è morto”. Da Travaglio a Ferrara, da Mauro a Feltri, tutti gli editoriali dopo la condanna Berlusconi

Ferrara, Polito, Travaglio, Feltri e gli altri editoriali di oggi sulla sentenza Mediaset. Tutti accomunati da una domanda: resisterà il governo Letta?

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Pubblichiamo alcuni stralci degli editoriali che compaiono oggi sui maggiori quotidiani italiani dopo la sentenza di condanna di Silvio Berlusconi nel processo Mediaset.

GIULIANO FERRARA, Accanimento ad personam e viltà in una sola sentenza, Il Foglio
E perciò è chiaro quel che c’è da fare, a parte il solidale dispiacere per una condizione difficilissima in cui adesso è piazzato l’uomo simbolo di questi vent’anni. C’è da rimboccarsi le maniche e da ricostruire, nelle forme possibili, l’identità integrale di una personalità che ha espresso intorno a sé un movimento popolare immenso e che ha una funzione basilare di equilibrio nella politica italiana. Nessuno può togliergliela né per legge né per sentenza: almeno in una democrazia matura in cui, fatta salva la sottomissione ai dettati dei tribunali, resta aperta, e Berlusconi ha tutte le risorse personali e politiche per tenerla bene aperta, la prospettiva di un combattimento politico, per le riforme e per la giustizia.
Saranno ore e giorni di forte tensione, ma chi è amico di Berlusconi, e sopra tutto chi è amico di questo paese in grave crisi, guarderà oltre e cercherà, si spera con prudenza istituzionale e con saggezza, di determinare nuove condizioni anche a partire dal fatto che la guerra dei vent’anni oggi ha fatto un prigioniero, il più notevole dei suoi protagonisti. Un prigioniero libero.

ANTONIO POLITO, Siate seri, tutti, Corriere della Sera
La condanna di Berlusconi non può essere certo considerata un fatto «privato». È anzi un fatto pubblico e politico al massimo livello. Produrrà dunque certamente conseguenze politiche. Per esempio metterà il Pdl di fronte alla realtà di una leadership menomata, impedita o agli arresti domiciliari, aizzando quelli che non aspettavano altro per rinchiudersi nel bunker e dare l’ultima battaglia e forse allontanando, invece di avvicinare, il tema della successione.
Per esempio obbligherà il Pd a fronteggiare un nuovo attacco del partito giustizialista, il quale pretende che sia Epifani a rendere esecutiva la sentenza aprendo una crisi di governo. Ma proprio chi ha strillato, da un lato e dall’altro, che la giustizia deve essere indipendente dalla politica e viceversa, dovrebbe oggi dimostrare coerenza accettando il principio della separazione dei poteri, l’invenzione su cui si basa lo Stato di diritto. Non sarà affatto facile. La sorte del governo resta precaria. L’unico modo di ammortizzare il colpo micidiale subìto ieri dal sistema politico italiano sarebbe quello di seguire l’invito rivoltogli dal capo dello Stato ad accettare la realtà, a tracciare una linea nella sabbia, a mettere un punto a capo e ripartire, anche affrontando finalmente il grande problema dell’amministrazione della giustizia. D’altra parte chi propone soluzioni diverse avrebbe il dovere di spiegare anche che cosa ci si guadagnerebbe a ricominciare oggi da dove partimmo 19 anni fa. Avrebbe il dovere di spiegare a chi e a che cosa servirebbe una crisi di governo.

MARCO TRAVAGLIO, Il pregiudicato costituente, Il Fatto
Sarebbe interessante sapere con che faccia il Pd possa restare alleato con un pregiudicato prossimo all’arresto purché non faccia troppo casino: come se qualche parola o manifestazione scomposta fossero più gravi che mettere in piedi una monumentale frode fiscale. (…) Ora i soliti idioti dicono che la Cassazione ha condannato 10 milioni di elettori del Pdl (che sono molti di meno): no, ha condannato un solo eletto. Ma anche, simbolicamente, tutti quelli che – sapendo chi era – l’hanno legittimato, favorito, riverito, salvato, strusciato, addirittura promosso partner di governo e padre costituente: da Napolitano in giù. Vergognatevi, signori. E rassegnatevi: la legge, ogni tanto, è uguale per tutti.

ANTONIO PADELLARO, Larghe intese con uno così?, Il Fatto
Un necrologio lo merita anche il governo del Letta nipote che assomiglia molto a un morto che cammina. Già nella primavera prossima in coincidenza con le elezioni europee si potrebbe tornare alle urne. (…) Gli italiani per bene possono esultare: per la prima volta dopo vent’anni la legge è davvero uguale per tutti.

MAURIZIO BELPIETRO, Risorgerò, Libero
Quello che non è riuscito a fare Bersani, lo hanno fatto i magistrati. (…) Se dovessimo scommettere saremmo pronti a puntare sul fatto che la sentenza di ieri, pur avendo chiuso la carriera parlamentare di Berlusconi, non abbia spento la sua leadership. È vero, l’uomo è stanco e provato, ha 78 anni e potrebbe anche decidere di gettare la spugna limitando i danni, ma fossimo nei suoi nemici non lo daremmo per vinto come invece ha fatto ieri Beppe Grillo. Anche se messo fuori gioco bruscamente dai giudici, il Cavaliere potrebbe tornare. O lui o qualcuno a nome suo. E a nome degli italiani che non sono di sinistra.

EZIO MAURO, Le conseguenze della verità, La Repubblica
L’unica salvezza per la sinistra e per le istituzioni è leggere con spirito di verità quanto è avvenuto in questi anni e la Cassazione ha certificato ieri, dando un giudizio preciso sulla natura di questa destra e del suo leader, senza nascondere la testa dentro la sabbia, perché su questa natura si gioca la differenza per oggi e per domani tra destra e sinistra, cioè il nostro futuro.
Non è la destra che deve decidere se può restare al governo dopo questa sentenza. E’ la sinistra. Perché la pronuncia della Cassazione non è politica: ma il quadro che rivela è politicamente devastante. Per questo chi pensa di ignorarlo per sopravvivere avrà una vita breve, e senz’anima.

VITTORIO FELTRI, Così si decapita la democrazia, Il Giornale
A un certo punto, Berlusconi indagato o processato non faceva più notizia. Era una consuetudine. Tant’è che nessuno immaginava che egli potesse essere condannato. Anche ieri, in attesa del verdetto della Cassazione, eravamo tutti tranquilli: non lo condanneranno mai. La nostra fantasia, pur fervida, non contemplava l’ex premier privato della libertà personale. Viceversa, è successo anche questo: in galera. O ai domiciliari. O ai servizi sociali. Non sono i dettagli che contano ma la liquidazione di un personaggio con le maniere forti. Quelle della legge. Che non si discute. Chissà perché, poi, una sentenza emessa in nome del popolo italiano non può essere discussa, ma solamente rispettata. C’è qualcosa di abnorme, di assurdo.
Quale futuro ci attende? Non lo sappiamo. Sappiamo però che stiamo sprofondando. E la chiamano giustizia.

ALESSANDRO SALLUSTI, “Berlusconi, non è finita”, Il Giornale
Ci hanno messo 18 anni ma alla fine lo hanno braccato (…). In tutto questo c’è malafede e imbroglio. Lo stesso imbroglio con cui berlusconi è stato convinto, accompagnato sul baratro e poi spinto giù. Sono più esplicito. Napolitano aveva giocato la sua faccia e la sua ricandidatura assicurando una pacificazione nazionale sul cui presupposto è nato il governo delle larghe intese. Ora, o il capo dello Stato ha preso in giro il pdl oppure è stato a sua volta preso per i fondelli. (…) Non so che cosa accadrà nelle prossime ore ma una certezza ce l’ho. L’avventura politica di Berlusconi non finisce qui e nessuno si illuda di spartirsi il bottino. Se al Pd fa un po’ schifo stare al governo con un partito, il PdL, il cui leader è stato condannato, si sappia che il sentimento è assolutamente ricambiato.

MARCO TARQUINIO, Prima l’Italia, Avvenire
C’è semplicemente da augurarsi che la stragrande maggioranza dei cittadini di questo Paese piuttosto si interessi, ragioni e a suo modo “faccia il tifo” per la tenuta e per l’efficacia di un quadro di governo che – nella condizione data – è essenziale per mantenere l’Italia sulla troppe volte vagheggiata invano “via d’uscita” dalla sua triplice crisi: economica, politica e sociale. (…)
La scelta anche in questo caso non è lieve e, purtroppo, non è del tutto scontata. Grava su persone e partiti, e certamente – ultimo lascito del leaderismo berlusconiano e antiberlusconiano – più sui vecchi e nuovi capipartito che sulle vecchie e nuove formazioni da essi guidate. E per quanto qualcuno si affanni a dire che la storia, magari anche con la “S” maiuscola, ha ieri voltato una volta per tutte pagina, non c’è dubbio che di nuovo una specialissima e inevitabile responsabilità tocchi al protagonista principe di tutta la vicenda: Silvio Berlusconi. Il leader del Pdl ritiene di aver subito, a ripetizione, torti persino più gravi della condanna che gli è stata ora inflitta. E protesta da sempre non solo la propria innocenza, ma il proprio totale disinteresse personale nell’azione politica e di governo. Oggi il Cavaliere ha l’occasione per dimostrare in modo inequivocabile a tutti, ma proprio a tutti, che questi sono i suoi sentimenti e il suo impegno. Prima l’Italia.

STEFANO FOLLI, Il sasso che rotola a valle, Il Sole 24 Ore
Ora siamo sul crinale e davvero è complicato restare in equilibrio. C’è un governo che Berlusconi al momento non intende o non può far cadere. Ma stiamo parlando di una grande coalizione che aspettava l’occasione di decollare, superando un certo “tran tran” che ne ha segnato i primi cento giorni. C’è qualcuno che pensa che d’ora in poi l’alleanza fra Pd e Pdl sarà più forte e determinata, anziché più debole e incerta?
(…) In altre parole, la questione di fondo riguarda la stabilità della maggioranza. Nella quale è rappresentato quel 30 per cento circa di italiani che alle elezioni ha dato fiducia a Berlusconi. Questa è la forza residua dell’ex premier: una forza che a nessuno conviene sottovalutare. Nemmeno al Pd che mai come oggi è esposto alla pressione proveniente dai grillini e dalla sinistra di Vendola. La sentenza di Roma parla anche ai democratici, li sfida sul terreno del riformismo. E le parole corrette di Epifani non bastano per capire se il centrosinistra riuscirà a non soccombere sotto il peso di contraddizioni che adesso appaiono più esasperate.
Se Berlusconi, passato lo smarrimento delle prime ore, tenterà di usare il peso che gli viene da quel 30 per cento in vista di una battaglia populista e forse persino eversiva, allora il quadro potrebbe farsi realmente drammatico. Ma in tal caso l’Italia moderata, l’Italia che ha votato a ripetizione Berlusconi ma non si riconosce nell’ultimo berlusconismo, dovrebbe far sentire la sua voce. Che non è mai propensa al populismo e all’estremismo.
Questa opinione moderata ha bisogno più che mai di una rappresentanza parlamentare, dopo le disavventure del Centro e da ultimo i tormenti di Scelta Civica. Non si può credere che Berlusconi voglia o possa trascinare l’intero Pdl sulla linea intransigente, quando lo stesso Napolitano ha chiesto ieri sera più coesione e più solidarietà fra le forze politiche. La logica delle larghe intese nate a febbraio si ripropone oggi in forme diverse ma non meno cogenti.

MARIO CALABRESI, Ma il conto non lo paghi il paese, La stampa
Gli italiani assistono, la gran parte come spettatori, a questo finale. Guardano da fuori chi ha in mano il loro futuro e scrutano per vedere se verrà appiccato l’incendio. Sono convinto che quelli che lo auspicano siano una minoranza, non perché la maggioranza ami l’idea di un governo di larghe intese ma perché prevale lo sfinimento e la nausea verso la guerra totale. Una guerra che non ha costruito nulla e che ha trascinato la politica in fondo alla scala del gradimento e della stima.
I prossimi giorni saranno cruciali, la navigazione sarà difficilissima, ma la domanda fondamentale è se la maledizione italiana, essere sempre prigionieri del passato, condannati a vivere con la testa che guarda all’indietro, sia destinata a protrarsi o possa svanire.
La Cassazione mette la parola fine, è sempre così, a un percorso e a una storia giudiziaria. E non deve certo essere l’inizio della nostra fine.

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