Belgio, eutanasia infantile. Osservatore Romano: «Nulla di quanto fatto per opporsi a quella legge è stato vano»

Il commento del quotidiano vaticano: «Anziché restare accanto a genitori disperati e a bambini sofferenti la politica ha scelto la via breve. Ma non si può evitare per legge gli sguardi di vita dei malati»

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Pubblichiamo il commento di Ferdinando Cencelli, medico ed esperto di cure palliative, apparso nella prima pagina dell’Osservatore Romano e dedicato all’estensione della legge sull’eutanasia ai minori approvata in Belgio giovedì 13 febbraio.

La proposta di legge per estendere anche ai minori in fin di vita la possibilità di chiedere l’eutanasia, adottata alla fine del novembre scorso dalle commissioni riunite per gli Affari sociali e la giustizia del Senato belga, è stata definitivamente approvata il 13 febbraio con 86 voti a favore, 44 contrari e 12 astensioni. Il Belgio è quindi il primo Paese al mondo a legalizzare senza limiti d’età l’eutanasia per i bambini, andando anche oltre il limite dei dodici anni in vigore in Olanda.

Può veramente un bambino chiedere di essere ucciso? Chi deciderà se accordargli il “diritto di morire”? La legge prevede che a svolgere tale compito siano uno psicologo, un medico e i genitori. Uno psicologo stabilirà se il bambino possieda o meno la capacità di intendere e di volere. Sarà possibile però determinare con un colloquio psicologico che un bambino gravemente malato chieda lucidamente un’iniezione letale? È anche solo immaginabile che una simile valutazione sia scientificamente, umanamente e razionalmente accettabile? Un medico certificherà se siano presenti «sofferenze fisiche insopportabili e non lenibili» causate da un incidente o da una malattia.

La medicina palliativa, ormai in grado di controllare la quasi totalità dei sintomi fisici, insegna che in presenza di un sintomo «non lenibile», utilizzando i comuni farmaci che non alterano il livello di coscienza, è possibile comunque ricorrere alla sedazione palliativa, far dormire cioè profondamente il paziente e annullarne la percezione della sofferenza. I genitori dovranno dare il proprio assenso all’iniezione letale.

Se risulta difficile accettare che uno psicologo anziché ascoltare e confortare il piccolo paziente emetta un giudizio di via libera all’eutanasia e un medico anziché ricorrere a tutti i mezzi che la moderna medicina offre per lenire l’umana sofferenza si limiti a certificare l’esistenza di sintomi “insopportabili”, decisamente incredibile appare affidare ai genitori il carico di acconsentire all’uccisione del proprio figlio, un atto, come ricordavano i responsabili religiosi belgi già nel novembre scorso, che «non solamente uccide ma distrugge un po’ alla volta i legami che esistono nella nostra società».

È forse questo l’aspetto più inquietante della decisione presa in Belgio, il più grave passo falso commesso su un sentiero che sta diventando sempre più ripido e scivoloso. Consentire l’uccisione del proprio figlio rischia di scardinare dal di dentro uno dei legami più forti della famiglia umana. Alcuni pediatri belgi hanno cercato nei giorni scorsi di chiedere al presidente della Camera di rinviare la votazione; alcuni parlamentari, soprattutto cristiano-democratici, si sono opposti fino all’ultimo e i rappresentanti di tutte le religioni, nessuna esclusa, hanno ripetutamente tentato di fare appello al senso di responsabilità e di umanità degli esponenti politici.

Ciò che era in corso da tempo tuttavia non si è arrestato: anziché restare accanto a genitori disperati e a bambini sofferenti la politica in Belgio ha scelto per entrambi la via breve.

Eppure resta la convinzione che nulla di quanto fatto per opporsi a una simile legge sia stato vano. Le vicende umane ci ricordano gli effetti che apparentemente deboli voci hanno avuto nel risvegliare le coscienze in tempi bui, la storia sacra ci insegna che strumenti fragili e quasi insignificanti hanno annunciato l’alba di tempi nuovi. Ieri i malati adulti in fin di vita, oggi i bambini, forse domani i malati di Alzheimer o di altre malattie neurodegenerative: pietre di scandalo che sempre resteranno sul cammino di chi vorrebbe scavalcarle senza inciampo, sguardi di vita che non si possono evitare per legge.

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