Belgio, eutanasia. «Il processo al medico che uccise Nys è da rifare»

Joris van Hove ammise in aula di non essere qualificato, di aver compiuto errori e di aver paragonato l’eutanasia della paziente a quella di un animale. Ma fu assolto. La Cassazione interviene

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Tutto da rifare. O quasi. La Corte di Cassazione del Belgio ha stabilito che dovrà essere ripetuto il processo che ha portato all’assoluzione di tre medici per l’eutanasia somministrata a Tine Nys. La donna di 38 anni ricevette l’eutanasia il 27 aprile 2010, dopo che le fu frettolosamente diagnosticata la Sindrome di Asperger, ritenuta inguaribile. La famiglia denunciò i medici da un lato per non aver rispettato i criteri di legge e dall’altro per la scarsa professionalità con cui l’eutanasia venne somministrata. La Cassazione ha stabilito che Joris van Hove, che praticò l’iniezione letale, è stato scagionato il 31 gennaio di quest’anno «senza motivazioni solide». Confermata l’assoluzione per gli altri due dottori.

LA REGINA DELL’EUTANASIA

Il primo medico a essere stato scagionato è quello curante della donna, Frank de Greef, che fu sempre contrario all’eutanasia e che non voleva firmare l’autorizzazione. Poi, però, siccome Nys tentò il suicidio si ritrovò quasi «costretto» ad autorizzare la “buona morte”, sperando però che quel gesto l’avrebbe aiutata a vivere e non, come appare ben più ovvio, a morire.

Il secondo medico scagionato, la psichiatra Lieve Thienpont, coinvolta in un terzo di tutti i casi di eutanasia per problemi psichiatrici in Belgio, ha dichiarato di aver seguito la legge: dalla Sindrome di Asperger (la stessa da cui è affetta Greta Thunberg, ad esempio) non si può guarire e dunque ha autorizzato l’eutanasia. Il fatto che per la famiglia il motivo per cui Nys voleva morire era una relazione fallita non è stato neanche considerato dalla psichiatra, che non ha proposto neppure una terapia.

SE QUESTO È UN MEDICO

Se i loro due casi sono molto dubbi, ancora peggiore è quello del dottor van Hove. Questi, già condannato in passato per guida sotto stato di ebbrezza, falsificazione di documenti e tentata molestia di alcuni suoi giovani pazienti, stava cercando di specializzarsi sull’eutanasia. Davanti ai giudici ha ammesso di essere di fretta, il giorno dell’eutanasia di Nys, perché doveva farne un’altra subito dopo; di non aver mai somministrato la “buona morte” a un paziente affetto da problemi psichiatrici; di non aver mai completato un corso su come fare un’iniezione letale e, nel caso di Nys, di essere stato negligente.

Tra le altre cose, van Hove non ha portato a casa dei Nys un’asta alla quale appendere la borsa per l’infusione, che nel momento in cui la donna stava dicendo addio alla famiglia le è scivolata sulla faccia. Non aveva con sé un certificato di decesso da compilare, né bende, né cerotti. Chiese al padre della donna di tenere l’ago in posizione conficcato nel braccio di Nys, mentre lui somministrava l’eutanasia. Poi, a morte avvenuta, chiese a un membro della famiglia di verificare con lo stetoscopio che il cuore della donna non battesse più. Infine, prima di uscire di casa, paragonò la morte della donna all’«iniezione letale che si somministra al proprio animale domestico per alleviare le sue sofferenze». Nonostante tutti questi dettagli, il medico è stato assolto. Ma la Corte di Cassazione non è convinta e il processo andrà ripetuto.

UN SECONDO CASO DAVANTI AI GIUDICI

L’altro caso aperto, per quanto riguarda l’eutanasia in Belgio, è quello che concerne l’uccisione di Godelieva de Troyer, avvenuta il 19 aprile 2012. Per le numerose irregolarità intercorse, come mostrato da tempi.it, il figlio Tom Mortier ha portato il Belgio davanti alla Corte europea dei diritti umani e presto potrebbe arrivare la sentenza.