Avanti con il metodo Cancellieri. Al diavolo i “processi” piacciono così: fondati sul nulla

Incassata la fiducia alla Camera, nuove accuse contro il ministro. Un gioco infernale: parte una campagna stampa piena di sospetti, il pm dice che non c’è nulla, i politici pure, ma a seguito del clima creatosi la persona è invitata a dimettersi

Ieri, mercoledì 20 novembre, la mozione di sfiducia presentata dai grillini contro il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri è stata respinta dalla Camera dei deputati. Il Movimento 5 Stelle aveva chiesto la sua testa in seguito alla diffusione a mezzo stampa delle telefonate intercettate dalla procura di Torino tra il guardasigilli, non indagata, e la famiglia Ligresti. Mozione bocciata grazie ai voti contrari di Forza Italia, Nuovo centrodestra e gran parte del Pd (in totale 405 no, 154 sì e 3 astenuti). Tuttavia il processo mediatico nei confronti della Cancellieri non è finito. Dopo il successo incassato a Montecitorio, infatti, al ministro sono stati subito rinfacciati da alcuni organi di informazione vecchi stralci di un interrogatorio di Salvatore Ligresti, risalente al dicembre 2012 e già saccheggiato dai giornali tre settimane fa, in cui l’ex patron del gruppo Fonsai sosteneva di avere agevolato in qualche modo in passato grazie alle sue conoscenze la carriera della Cancellieri.

Pubblichiamo di seguito un diabolico commento del nostro Berlicche.

Mio caro Malacoda, di che cosa è accusato il ministro Cancellieri? Come spesso avviene, di un reato cangiante con il tempo in virtù del conseguimento dell’obiettivo: far cadere o indebolire il governo ai fini dello scontro in atto nel Partito democratico per la conquista della sua leadership.

Il reato all’inizio era quello dell’abuso d’ufficio per interventi a favore della liberazione di una carcerata figlia di amici di famiglia, con l’aggravante di essere ricchi, e con i quali ha scambiato due telefonate. Di questo reato nessun pubblico ministero, dopo averla ascoltata, ha pensato di dover accusare la dottoressa Cancellieri. La quale ha ammesso l’interessamento umanitario al caso (detenuta in stato di anoressia con rischio della vita) e a quelli simili di altri 110 detenuti.

Caduta la prima ipotesi di reato, ma non essendo venuto meno il fine cui si prestava, ecco il mutamento dell’accusa: ha mentito ai giudici nascondendo una terza telefonata. Pare però che, a leggere i cronisti bene informati, la terza telefonata sia stata ammessa dal ministro come “risposta” a un sms e, soprattutto, che non esista la fattispecie di reato di cui accusarla («Piccolo dettaglio, manca il reato al quale appendere ogni eventuale accusa», scrive il Corriere della Sera).

Non ha commesso il primo reato di cui è stata accusata, non esiste quello per il quale la si vorrebbe indagare, ma deve dimettersi. Non ti far fuorviare dalla logica, non c’entra. Senti Gianni Cuperlo, uno dei pretendenti alla segreteria del Pd: «Non è in discussione la correttezza del comportamento del ministro Cancellieri, ma un problema di opportunità politica, se esistono tutte le ragioni di serenità per adempiere appieno all’esercizio di una funzione particolarmente delicata come quella del Guardasigilli».

Ti è chiaro il metodo, nipote? Si scatena una campagna stampa piena di sospetti contro una persona, la magistratura dice che non c’è nulla, i politici pure, ma a seguito del clima creatosi la persona accusata potrebbe non essere più serena e quindi è meglio che si dimetta.

Ci abbiamo tentato anche con papa Francesco, accusandolo di complicità con il regime argentino, anche lì si è scoperto che si era adoperato per la liberazione di due sacerdoti. Ma non pare gli sia venuta meno la serenità.

Tuo affezionatissimo zio Berlicche