Gli Stati Uniti si ritirano dall’Afghanistan dopo 20 anni. Non fu vera gloria

Gli Usa lasceranno l’Afghanistan l’11 settembre 2021, ha annunciato Biden. Il paese rischia una nuova guerra civile e il trionfo dei talebani. Dopo 20 anni di guerra, una sola certezza: l’America non ha vinto

Un soldato americano di pattuglia in Afghanistan

Il prossimo 11 settembre gli Stati Uniti si ritireranno dall’Afghanistan. Il presidente Joe Biden ha scelto una data altamente simbolica per chiudere definitivamente il libro della madre di tutte le «guerre infinite» americane: il ventennale dell’attentato al World Trade Center da parte di Al-Qaeda. L’amministrazione Trump aveva già raggiunto un accordo con i talebani per il ritiro entro l’1 maggio. Biden, pur posticipando la data, ha confermato la decisione del tycoon repubblicano consegnando Kabul a un futuro incerto. Se non si può dire che gli Stati Uniti hanno perso la guerra, di sicuro non l’hanno vinta.

Gli Usa si ritirano dall’Afghanistan

L’accordo del febbraio 2020 prevedeva che gli Stati Uniti e gli alleati Nato avrebbero ritirato le truppe entro 14 mesi a condizione che i talebani avessero impedito ad Al-Qaeda e ad altri terroristi di operare nelle aree da loro controllate e che portassero avanti colloqui di pace con il governo. Queste condizioni non sono state rispettate, dal momento che i colloqui sono ancora in alto mare e visto che i talebani non hanno mai smesso di attaccare le forze del governo afghano.

Kabul avrebbe certamente preferito che Biden condizionasse il ritiro dall’Afghanistan al rispetto degli accordi. Ma è andata diversamente: sarà sufficiente che le truppe americane non subiscano attacchi durante le operazioni di ritorno in patria. Secondo la Bbc, è altamente improbabile che il governo afghano e i talebani raggiungano un’intesa sulla condivisione del potere prima di settembre.

Dal 2010, 32 mila civili morti

Martedì il portavoce dei talebani in Qatar, Mohammad Naeem, ha dichiarato che «fino a quando le forze straniere non se ne saranno completamente andate dalla nostra madrepatria, non parteciperemo a incontri sul futuro dell’Afghanistan». Non è chiaro, dunque, se il round di colloqui con il governo previsto in Turchia per fine mese si terrà o meno.

In Afghanistan ci sono ancora 9.600 truppe Nato: di queste fanno parte 2.500 soldati americani e circa 800 italiani. In 20 anni gli Stati Uniti hanno speso trilioni di dollari e perso più di 2.000 effettivi. Negli ultimi dieci anni, da quando cioè l’Onu ha iniziato a raccogliere statistiche, almeno 32 mila civili sono morti. Solo i prossimi anni diranno se l’approccio americano è riuscito davvero a pacificare l’Afghanistan e a sventare la minaccia terroristica.

«I talebani vogliono la guerra»

Secondo Tamim Asey, direttore esecutivo dell’Institute of War and Peace Studies di Kabul, il ritiro potrebbe accelerare il raggiungimento di un accordo tra le parti in Afghanistan oppure trasformare il paese nella nuova Siria, innescando «una sanguinosa guerra civile». Molti nel paese temono che i talebani, una volta ottenuta la vittoria finale contro «l’invasore americano», faranno nuovamente rullare i tamburi di guerra.

«La leadership talebana non ha mai dato segnali di volere la pace. Vogliono solo arrivare al potere attraverso la guerra», conferma Kate Clark, codirettore dell’Afghanistan Analysts Network. «Quando peggiorerà la guerra civile o quando i talebani riconquisteranno nuovi territori, chi preserverà ciò che si è ottenuto in questi 20 anni di guerra?».

«Non potevamo restare per sempre»

La scelta di Biden di non porre condizioni per il ritiro delle truppe dimostra il fallimento delle trattative degli ultimi anni. Come rivelato alla Bbc da un funzionario della Casa Bianca, «sono 20 anni che poniamo condizioni senza ottenere niente. Se avessimo proseguito su questa linea, saremmo rimasti in Afghanistan per sempre».

È la certificazione del successo dei talebani (o dell’insuccesso dell’approccio esclusivamente militare americano), i quali sono riusciti a resistere prendendo per sfinimento i loro nemici. Nelle sue previsioni annuali, l’intelligence americana scriveva a proposito dell’Afghanistan: «Se la coalizione si ritira, i talebani probabilmente guadagneranno terreno sul campo di battaglia e il governo afghano faticherà a tenerli a bada. I talebani sono fiduciosi che vinceranno».

Nuova strategia in Afghanistan

Per quanto mortificante possa apparire questa prospettiva, la verità è che dopo 20 anni agli americani non importa più tanto se i talebani si riprenderanno l’Afghanistan: «Non siamo più nel 2001, ma nel 2021. Possiamo gestire la minaccia che l’Afghanistan pone al nostro paese anche senza una presenza militare costante e senza restare in guerra con i talebani», spiega un altro funzionario dell’esercito Usa.

Peccato che il ritiro delle truppe Nato riguardi anche il popolo afghano. Come nota il Guardian, che cosa ne sarà delle conquiste ottenute in questi anni (il tasso di partecipazione scolastica dei bambini è passato da uno a nove milioni e l’aspettativa di vita è salita da 44 a 60 anni)? La risposta è solo una «Nessuno lo sa».

«Il potere militare Usa ha dei limiti»

Ma c’è chi azzarda una previsione realistica: «Quando il conflitto ricomincerà nel paese, le libertà evaporeranno», spiega ancora Clark. «Nelle aree che controllano, i talebani impongono un regime autoritario e pochissime ragazze possono andare a scuola dopo le elementari». E al momento, non pare esserci una terza opzione a quelle prospettate dal Washington Post: o scoppierà una nuova cruenta guerra civile, che i talebani probabilmente vinceranno, o gli estremisti imporranno “democraticamente” il loro regime islamico «facendo soffrire immensamente soprattutto le donne, che hanno ottenuto nuovi diritti a partire dal 2001».

In America è tutto un parlare di “legacy”. Che cosa insegna la ventennale guerra americana in Afghanistan? Chiosa il Wp:

«La facile, ovvia e probabile eredità della ventennale guerra americana in Afghanistan è il riconoscimento che ci sono limiti al potere militare americano, soprattutto quando si tratta di cambiare la cultura e la politica interna di altri paesi».

@LeoneGrotti

Foto Ansa