Trans non è più cool? Con la Gen Z i sessi tornano due
«Si sta verificando un cambiamento sorprendente nell’identità di genere e sessuale dei giovani americani. […] Dal 2023 sia l’identificazione trans che quella queer sono diminuite drasticamente all’interno della Generazione Z».
C’è stato un tempo, negli anni Dieci e Venti di questo secolo, in cui le scuole superiori e le università americane sembravano l’avanguardia di un nuovo mondo sessuale popolato da trans, queer, bisessuali, asessuali, pansessuali e via dicendo. Ebbene, quel mondo pare oggi passato, di nome e di fatto. A testimoniarlo è il rapporto “The Decline of Trans and Queer Identity among Young Americans”, pubblicato dal Center for Heterodox Social Sciences e curato dal professor Eric Kaufmann, docente di Scienze Politiche all’Università di Buckingham.
Trans in declino tra i ragazzi americani
«Non è perché i ragazzi siano diventati meno woke, più religiosi o più conservatori». Dimenticate Trump, Charlie Kirk, lo scandalo dei Wpath files, le inchieste sui detransitioners pubblicate dal New York Times e dall’Atlantic: l’indagine di Kaufmann – presentata su UnHerd (e ripresa in Italia da FeministPost) – mostra, con un’analisi longitudinale delle coorti studentesche, come le identità trans e queer tra i giovani americani siano in netto calo, soprattutto dopo il picco registrato nel 2023.
E questa è la prima notizia. La seconda è che il calo avviene nonostante «ciò in cui credono i giovani sia rimasto invariato negli ultimi cinque anni». Nessuna oscillazione statistica, nessuna reazione conservatrice o “ondata anti-woke”: per Kaufmann si tratta di un fenomeno culturale interno, un vero e proprio tramonto di moda generazionale.
Il crollo dei queer anche nelle scuole d’élite
Secondo i dati della Foundation for Individual Rights and Expression (FIRE), la quota di persone non binarie è scesa dal 6,8% del 2023 al 3,6% del 2025. In due anni, dunque, si è dimezzato il numero di ragazzi che si identificano in un genere diverso dal maschile o dal femminile, su un campione di 55.000-69.000 studenti all’anno.
Il calo è particolarmente evidente nelle scuole d’élite: alla Phillips Academy di Andover la percentuale di non binari è passata dal 9,2% del 2023 al 3% nel 2025; alla Brown University, le stime indicano una riduzione delle identità queer e di altre forme sessuali dal 5% nel 2023 al 2,6% nel 2025.
Tornano i due sessi. E anche gli eterosessuali
Anche l’orientamento sessuale segue un andamento analogo: dopo un costante aumento del tasso di “non conformità” dal 2010 al 2023, si registra un ritorno alla norma di quasi dieci punti percentuali nei due anni successivi.
La categoria dei bisessuali, ad esempio, è passata dal 10% al 17% tra il 2020 e il 2023, per poi ridursi al 12% nel 2025. Le identità queer e altre forme di identificazione sessuale, dopo aver raggiunto un picco del 17% nel 2023, sono scese al 9% nel 2024.
Nelle scuole superiori, i dati del CDC-YRBSS e del GSS indicano una diminuzione della quota di studenti non eterosessuali dal 26-27% nel biennio 2022-2023 al 13% nel 2025. Le identità gay e lesbiche restano invece stabili tra il 3 e il 5%, segno che il mutamento riguarda soprattutto le forme più “fluide” e progressivamente aggiornate dell’identità sessuale.
Commenta Kaufmann:
«È interessante notare che, quando le tendenze trans e queer erano al loro apice, le matricole avevano maggiori probabilità di essere non conformi in termini di genere e sessualità rispetto agli studenti dell’ultimo anno. Ora che l’identificazione BTQ (bisessuale, trans, queer o questioning) è in declino, è vero il contrario: gli studenti più giovani sono meno BTQ rispetto agli studenti più grandi nei loro college. Questo è un segno che le mode stanno cambiando».
L’influenza di salute mentale e social media
Cosa è successo in questi due anni? Sicuramente il miglioramento della salute mentale ha avuto un ruolo, seppur parziale. Il picco di ansia e depressione registrato nel 2021-22, legato alla pandemia, ha certamente influenzato la traiettoria delle identità trans e queer di quel periodo; tuttavia, il successivo recupero del benessere psicologico tra i giovani non ha determinato un immediato calo della non conformità sessuale e di genere.
D’altro canto, nemmeno l’uso dei social network sembra aver avuto un peso decisivo. Il Pew Research Center non ha rilevato cambiamenti significativi nel comportamento online dei giovani americani fino al 2024: l’utilizzo dei social media è rimasto sostanzialmente stabile tra il 2020 e il 2025, e gli studenti più liberali – pur essendo più inclini a identificarsi come non eterosessuali – non hanno inciso in modo determinante sull’andamento complessivo.
La Gen Z è meno trans ma non meno woke
Neppure la cosiddetta guerra culturale tra Trump e Biden ha invertito la tendenza: i dati di FIRE e di altre fonti mostrano scarsi cambiamenti nell’ideologia o nell’identificazione politica degli studenti negli ultimi cinque anni. A dispetto dell’“ondata anti-woke”, gli atteggiamenti woke – zittire gli oratori o punire chi è percepito come ostile al transgenderismo o al movimento Black Lives Matter – non sono diminuiti in modo significativo dal 2020.
Nemmeno la religione sembra avere un ruolo determinante: nonostante alcuni segnali di “rinascita religiosa giovanile”, i dati non mostrano un calo significativo della quota di studenti non religiosi, che negli ultimi anni continua a rappresentare quasi la metà del campione. Tra questi, si registra inoltre una maggiore probabilità di identificarsi come trans, bisessuali o queer rispetto ai coetanei conservatori o credenti.
I ragazzi sono meno trans ma non meno woke
In altre parole, osserva Kaufmann, «l’identificazione trans e queer è diminuita tra i giovani americani, anche se i livelli di wokeness e di irreligiosità non sono calati». Il declino delle identità trans e queer appare dunque come un fenomeno interno alla cultura giovanile: il sogno di una rivoluzione permanente delle identità sessuali tra i giovani americani mostra ormai evidenti segni di stanchezza.
Uno sviluppo “post-progressista” inatteso, che sembra andare di pari passo con quanto sostiene la dottoressa Lisa Littman, già docente di Scienze comportamentali e sociali alla Brown University. Fin dagli albori del boom di giovani transgender negli Stati Uniti, la studiosa ha descritto il fenomeno della “disforia di genere a esordio rapido”, osservato soprattutto tra le ragazze che, durante o poco dopo la pubertà, hanno manifestato disforia in larga misura sotto l’influenza dei coetanei. Lo stesso meccanismo di “contagio sociale” è stato segnalato anche dalla pioniera delle cure di genere in Finlandia, Riittakerttu Kaltiala, e trova riscontro nelle testimonianze dei detransitioners raccolte da The Atlantic e dal New York Times.
«Solo il tempo dirà se il sostanziale calo dell’identificazione BTQ tra i giovani americani continuerà – conclude Kaufmann -. In tal caso, si tratterebbe di un cambiamento culturale post-progressista di grande rilievo e del tutto inatteso, in netto contrasto con le aspettative degli osservatori della sinistra culturale nelle istituzioni educative e nei media tradizionali».
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