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A che punto siamo della barzelletta su Ranucci

Di Emanuele Boffi
15 Luglio 2026
Il conduttore annuncia querele per diffamazione e violazione di segreto d'ufficio. Ha ragione da vendere. Ma se sei l'inventore del "metodo Report", la tua indignazione merita una pernacchia
Il conduttore di “Report” Sigfrido Ranucci (Foto Ansa)
Il conduttore di “Report” Sigfrido Ranucci (Foto Ansa)

C’è un giornalista, un faccendiere e una guardia del corpo: pare l’inizio di una barzelletta e invece è la storia strapaesana di un’Italia che proprio non ce la fa a uscire dal dedalo manettaro in cui s’è autorinchiusa da trent’anni.

Essere Sigfrido Ranucci deve essere una pacchia finché il metodo Ranucci non capita a Ranucci. Lì casca l’asino. Lì non c’è più scampo. Lì la Nemesi smette di essere una figura mitologica e diventa una rogna che ti può rovinare una carriera brillantemente costruita sull’insinuazione, lo spiffero, l’allusione.

Ecco, in questa storia dai tanti contorni oscuri che riguarda l’attentato al conduttore di Report in cui pare (pare!) essere implicato un faccendiere con cui il nostro Robin Hood s’attovagliava di frequente, una guardia del corpo, ora riparata in Camerun, loschi figuri che paiono usciti da una serie tv Gomorra style, tutto è così grottesco che se fosse un film lo classificheremmo nel genere fantascientifico.

Ranucci il garantista ha ragione

Sigfrido l’impavido, uno che s’è sempre vantato di non far sconto ai potenti, uno che praticava il genere giornalistico “io ti sputo in faccia, tu chiedimi scusa”, uno che era così sicuro di sé e delle sue fonti, delle sue inchieste e della sua schiena dritta, da andare in tv a sparar balle sugli incontri tra il ministro Nordio e la coppia Cipriani&Minetti, ben sapendo che se la sarebbe cavata, ora si scandalizza e annuncia querele per diffamazione e violazione del segreto investigativo. Non è piacevole essere evocati, accostati, circondati da “fonti vicine”, “ambienti investigativi”, “si dice”, “pare”. Strano, vero?

Il fatto è che Sigfrido il garantista ha ragione. E ha ragione da vendere. Ma se per tutta la carriera hai campato aggirando questa elementare norma di civiltà, sputtanando a destra e a manca, vantandosi, come ha scritto Aldo Grasso, di fare inchieste grazie a «audio carpiti, telecamere nascoste, pedinamenti ostentati e un bel po’ di fango spacciato per reportage», adesso è un po’ dura presentarti come il cavaliere bianco, puro come acqua di fonte.

Come finirà questa vicenda non lo sa nessuno. Potrebbe persino emergere che Ranucci è completamente estraneo a qualunque ombra. Glielo si deve augurare, per lui e per chiunque altro. A metà barzelletta sappiamo solo che la famosa sostanza è finita in faccia a chi per una vita ha azionato il ventilatore.

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1 commento

  1. Marina Mojana

    Ben detto e ben scritto direttore!

I commenti sono chiusi.