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Moschea a Milano. «Il bando di Majorino è stato una farsa e così rischia di far male anche all’islam»

agosto 5, 2015 Daniele Guarneri

Intervista al consigliere Matteo Forte: «Come mai molte comunità musulmane non vogliono condividere neanche il luogo di preghiera con il Caim? Questo ci deve far riflettere»

Un vero pasticcio e una brutta figura. L’ennesima, secondo il consigliere comunale di Milano Matteo Forte. A un giorno dall’apertura delle buste del bando sui luoghi di culto montano le polemiche. Non solo di chi non si è visto assegnare uno dei tre luoghi prescelti, ma anche dell’opposizione, prima di tutto, delle associazioni che non hanno vinto il bando, dei cittadini e pure del Caim, che di assegnazioni ne avrebbe vinte due, al momento. Ma andiamo con ordine.

PERCHÉ ANCORA CONTROLLI? Quella comunicata ieri era la semplice graduatoria stilata dopo l’apertura delle buste. Non era un’assegnazione ufficiale. Se confermata, a Milano saranno costruite due moschee e una chiesa evangelica. Ciò che ha fatto arrabbiare Davide Piccardo (Caim), e che invece è «una innovazione assoluta» per Pierfrancesco Majorino, è il fatto che l’assessore abbia chiesto l’intervento della Prefettura per i necessari controlli sulle fonti dei finanziamenti. «Rispettiamo tutte le norme italiane sulla tracciabilità e la trasparenza», ha fatto sapere Piccardo, «e lo dimostrano le carte presentate per il bando. Che cosa serve ancora?».

«IL BANDO È UNA FARSA». «Majorino ha trasformato in farsa il suo stesso bando sui luoghi di culto», accusa Forte. «L’assessore si è reso conto degli interlocutori imbarazzanti che ha legittimato in questi anni e corre ai ripari con una miriade di passaggi che non erano stati comunicati prima né al Consiglio, né alle associazioni religiose iscritte all’Albo comunale». «Sta cercando di inserire cavilli – spiega a tempi.it – che servono solo a complicare e rallentare l’iter nella speranza di non doversi prendere la responsabilità della decisione».

«PROBLEMA POLITICO». L’intervento della Prefettura, secondo l’esponente del Polo dei milanesi, è semplicemente uno scaricare la responsabilità che non avrà buon esito. «Cosa può fare la Prefettura? Ricontrollare da dove arrivano i finanziamenti e con ogni probabilità vedere, come dimostrano già le carte, che provengono da privati, fondazioni, enti, spesso stranieri, probabilmente qatarioti? Farà raccomandazioni generiche, ma non darà mai un giudizio, negativo o positivo, su una libera associazione. Dunque il problema è politico: la decisione di assegnare o meno un’area a una tale associazione spetta al Comune. Non alla Prefettura».

LAVARSENE LE MANI. La verità, prosegue il consigliere di minoranza, è che «Majorino, candidato alle primarie del Pd per la corsa a Palazzo Marino, non intende assumersi la responsabilità di assegnare le aree messe a bando ad associazioni che da anni sono presenti nelle black list di Germania ed Emirati Arabi, come la Milli Gorus (associazione islamica turca presente in molti Stati europei, ndr), che ha presentato per conto del Caim un progetto firmato dall’architetto Rota, e Alleanza islamica d’Italia, il cui presidente è tesoriere dell’Ucoii. Non volendo assumersi la responsabilità della scelta, Majorino la vuole scaricare sulla Prefettura, che, ripeto ancora, non è assolutamente titolata a selezionare realtà che di fatto si configurano come libere associazioni, ma i cui membri e imam sono stati fotografati insieme a “foreign fighters” e a noti reclutatori di jihadisti. La scelta politica, perché di questo si tratta, di non assegnare aree pubbliche a realtà ideologicamente contigue alla Fratellanza musulmana, fuorilegge nella maggior parte dei paesi arabi, ce la prenderemo in Consiglio comunale».

musulmani-viale-jenner-ansa«FA MALE ALL’ISLAM». La questione, secondo Forte, è di pura responsabilità: «Dal punto di vista formale i finanziamenti saranno sicuramente puliti. Ma il Qatar è uno stato islamico isolato, che sostiene i Fratelli Musulmani e ha atteggiamenti molto ambigui rispetto al jihad. Sostenere associazioni che intrattengono rapporti con certe personalità fa male all’islam e soprattutto all’islam milanese, che con fatica e con il tempo si è guadagnato la stima e la fiducia dei cittadini e delle istituzioni. Chi può garantire che così facendo non ci porteremo in casa personaggi poco trasparenti che fanno parte di quel mondo sunnita che sta pregiudicando la rispettabilità dell’islam in tutto il mondo?». Un modo per evitare questo pericolo in verità c’era. Lo aveva proposto lo stesso Forte qualche mese fa, con il sostegno in Consiglio dello stesso Pd. «Assegnare un punteggio massimo a quelle associazioni che hanno rapporti consolidati con le istituzioni del Comune e con il Viminale. Eppure, nonostante questo, hanno vinto il Caim o l’Associazione del Bangladesh che esistono da pochi anni, e che sicuramente non hanno lo stesso curriculum di associazioni come, per esempio, il Coreis».

PASTICCI. E dunque la battaglia si sposterà in Consiglio comunale. «E questo è un altro pasticcio: le aree a bando, secondo l’attuale Piano di governo del territorio, erano dedicate ai servizi, quindi il consiglio dovrà votare una modifica al Pgt. Altra brutta figura per la giunta arancione: prima di mettere a bando delle aree per la realizzazione di luoghi di culto, bisognava modificarne l’utilizzo. Occorreva farlo prima, non dopo. Capisco l’arrabbiatura di chi ha partecipato e magari vinto il bando e ora rischia di veder tutto annullato».

RITORNO AGLI SCANTINATI. Infine, tra gli scontenti, ci sono anche quelle comunità che il bando non l’hanno vinto, ma per cui, paradossalmente, il bando era nato. Tutto l’iter era cominciato per chiudere gli scantinati dove si pregava ed evitare che i musulmani occupassero i marciapiedi di viale Jenner ogni venerdì della settimana e per i 30 giorni del Ramadan. E invece, fanno sapere dall’Istituto di viale Jenner, il rischio è che si ritorni a pregare sui marciapiedi e negli scantinati. «E questo deve fare riflettere», conclude Forte. «Come mai molte comunità musulmane non vogliono condividere nulla, nemmeno un luogo di preghiera, con il Caim?».

Foto Ansa


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2 Commenti

  1. Sebastiano scrive:

    «Come mai molte comunità musulmane non vogliono condividere nulla, nemmeno un luogo di preghiera, con il Caim?».

    Sarà perché conoscono i loro polli molto meglio di quanto creda la politichetta pro-islam nostrana?

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