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La testimonianza dei cristiani perseguitati: «Meglio morire con dignità per Cristo che vivere con umiliazione»

agosto 31, 2014 Leone Grotti

L’incontro finale del Meeting di Rimini ha riunito i vescovi di Nigeria e Iraq, insieme al pakistano Paul Bhatti e Domenico Quirico. «La personificazione della fede è il Meeting»

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«Gesù è fiero di noi perché dovendo scegliere tra le nostre proprietà e Lui, abbiamo scelto Lui. I nostri cristiani hanno confessato la loro fede in Dio, senza paura, con fermezza, meglio morire con dignità per Cristo che vivere con umiliazione». Il meglio del Meeting viene alla fine, a giudicare dalla potentissima testimonianza del vescovo iracheno Shlemon Warduni (appena intervistato da tempi.it). Oltre a lui, l’ultimo incontro della XXXV edizione ha visto parlare l’arcivescovo nigeriano Ignatius Kaigama, il pakistano Paul Bhatti e l’inviato della Stampa Domenico Quirico.

BwSgt7wIYAAyYh8«LA TESTIMONIANZA DI BHATTI». “Testimoni di libertà”, li definisce il titolo dell’incontro. È libero Paul Bhatti, che dopo aver cercato di convincere suo fratello Shahbaz a lasciare il Pakistan, temendo per la sua vita dopo che aveva preso le difese di Asia Bibi, cristiana condannata ingiustamente a morte per blasfemia, ha finito per seguirne la strada dopo il suo assassinio: «Shahbaz non ha mai negoziato il suo amore per i poveri e i deboli, il suo amore per Gesù, la sua fede e la difesa delle minoranze. Per lui la morte era interrompere la sua missione in favore di tutti i cristiani: pensavamo fosse una battaglia politica, invece era la sua testimonianza». Quando sono andato al suo funerale in Pakistan, continua, «ho deciso di portare avanti la sua missione. E dopo quattro anni, se potessi scegliere, tornando indietro rifarei lo stesso perché ho avuto successo come medico, la mia vita sociale è stata decorosa, ma non sono mai stato così felice come ora».

«MEETING, PERSONIFICAZIONE DELLA FEDE». È libero Kaigama, che nonostante le persecuzioni e le discriminazioni che subiscono i cristiani in Nigeria, sottoposti alle violenze di Boko Haram, ha «ancora speranza. Cristiani e musulmani moderati cercano di incontrarsi e di parlare per evitare che Boko Haram distrugga il paese. A Jos abbiamo costruito una cattedrale e due emiri ci hanno donato dei soldi per aprirla. Boko Haram ha creato paura e sospetto tra cristiani e musulmani. Quando dicono di uccidere noi cristiani, noi abbiamo paura. Ma la nostra fede è irremovibile e guardando a Cristo abbiamo la speranza di vincere il male. Voi, che siete uomini di grande fede, aiutateci, fate pressioni sui vostri governi perché pongano fine al terrorismo. Io dico sempre a tutti che per vedere la personificazione della fede e dell’amicizia bisogna andare al Meeting di Rimini».

quirico-meeting-incontro«TOTALITARISMO JIHADISTA». E dopo la denuncia di Quirico – che ha accusato tutto l’Occidente «di avere lasciato soli i siriani e i cristiani iracheni nelle mani del fanatismo jihadista, un totalitarismo come nazismo e comunismo perché prevede la cancellazione dell’altro in quanto altro» – monsignor Warduni ha portato l’impressionante esperienza di fede dei cristiani perseguitati dallo Stato islamico. «I terroristi sono venuti come agnelli, poi si sono trasformati in lupi rapaci. Prima hanno cacciato i cristiani dai lavori nello Stato, poi ci hanno marchiato con la “N” e cacciati dalle nostre case, poi attraverso i minareti ci hanno imposto di andarcene dalle città e noi abbiamo abbandonato tutto piuttosto che rinnegare il Signore».

«L’ONU NON FA NIENTE». E aggiunge: «Ci hanno spogliato di tutto, hanno strappato anche una bambina dalle braccia dei genitori, hanno commesso atti terribili, distrutto la storia delle città, compiuto delitti contro le donne e nessuna donna nel mondo ha protestato contro queste violazioni, anche della dignità femminile, se capite cosa intendo. Uomini sono stati uccisi, alcuni sepolti vivi, bambini morti di sete, giovani uccisi, mogli e figlie vendute al mercato degli schiavi per piacere sessuale. Davanti a tutto questo vi chiedo di prendere la questione sul serio: non vendete loro le armi perché questo ci uccide. Tutti sanno chi fornisce loro le armi ma nessuno fa niente per gli interessi e il petrolio. Venite a proteggerci e restituiteci i nostri diritti umani. Ma dov’è l’Onu? Cosa fa l’Onu? Niente. Noi ringraziamo il Papa che ci sostiene e a tutte le chiese chiediamo di cooperare per seminare la pace e l’amore e sradicare il male. E voi che ci ascoltate, sosteneteci e il Signore vi benedirà».

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2 Commenti

  1. enja says:

    Che frustrazione leggere queste cose e scoprirsi impotenti!!! Oltre alla preghiera per loro, cosa possiamo fare noi, che siamo delle formichine???

  2. gipo says:

    Commovente!
    io c’ero e, a memoria, ricordo che solo per S. Madre Teresa di Calcutta (Auditorium della vecchia Fiera di Rimini) vi fu un’analoga “standing ovation”: non semplicemente un tutti in piedi ma, oggi come allora, la commozione (cum motus) e le lacrime per il racconto di un’esperienza coinvolgente.
    S.E. Warduni ci ha chiesto di mettere, assieme a lui, il suo ed il nostro cuore nelle mani di Colui che tutto opera per il bene: solo così la commozione (il muoversi assieme) genera una compagnia (cum panis) che “fa nuove tutte le cose”.
    Enja: imploramo il Padre di concederci la fede di un granello di senape e vedrai che riusciremo a smuovere anche le montagne dei pusillanimi di cui ha fatto i nomi S. E. Warduni

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