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L’Aquila, assolti gli scienziati “colpevoli” di non aver previsto il terremoto del 2009. Gresta (Ingv): «Ottimo lavoro»

novembre 11, 2014 Leone Grotti

Intervista a Stefano Gresta, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia: «Le motivazioni della prima sentenza di condanna estrapolavano le frasi dal contesto per costruire la verità processuale»

«È un grande sollievo e una grande soddisfazione: finalmente viene riconosciuta la serietà e l’onorabilità di tutta la comunità scientifica italiana». Il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), Stefano Gresta, si dichiara più che «contento» a tempi.it per la sentenza della Corte d’appello dell’Aquila che ha assolto tutti e sette i membri della commissione Grandi rischi. In primo grado, gli esperti Giulio Selvaggi, Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Claudio Eva e Michele Calvi erano stati condannati a sei anni per omicidio e lesioni colpose. Il crimine? Non avere previsto il terremoto che ha distrutto L’Aquila il 6 aprile 2009, provocando la morte di 309 persone.

Presidente, perché parla di vittoria per tutta la comunità scientifica?
Perché la sismologia non è una scienza esatta e i terremoti non si possono prevedere. Nonostante ad essere incriminati fossero solo alcune persone, di fatto si è avanzato il dubbio che gli scienziati non tengano fede ai risultati dei propri studi. La comunità scientifica cerca di comunicare al meglio i risultati, anche se sono incerti. L’Ingv ha fatto un ottimo lavoro: non si poteva prevedere l’evoluzione di quello sciame sismico.

Ci ricorda di che cosa si tratta?
Il 31 marzo 2009 era in corso una sequenza sismica che durava da un paio di mesi con un evento di magnitudo massima 4. Nessuno poteva prevedere che si sarebbe evoluto in un terremoto di magnitudo 6. Infatti, l’anno scorso abbiamo avuto in Italia una dozzina di sequenze sismiche simili, ma che non si sono evolute allo stesso modo.

In primo grado, però, gli scienziati erano stati condannati.
Non mi faccia parlare del passato, non ho letto tutte le motivazioni di quella prima sentenza. E non l’ho fatto perché mi sono fermato prima della fine, quando ho visto che per costruire la verità processuale si erano estrapolate frasi dal contesto e singole parole dalle frasi. Questo modo di agire è molto lontano dal mio come scienziato.

In seguito al sisma, molte persone hanno affermato che con teorie poco scientifiche si sarebbe potuto prevedere il terremoto.
I metodi di queste persone sono stati analizzati e non sono stati validati né come metodo né come risultati.

Ma se un terremoto non si può prevedere, è impossibile difendersi?
Il messaggio che deve passare è che dal terremoto ci si può difendere solo con la prevenzione. A un certo punto, durante il primo processo, si è arrivati a dire che è ovvio che bisogna costruire case che resistano ai sismi e che quindi era inutile parlarne. Invece non è ovvio: il patrimonio edilizio italiano deve essere messo in sicurezza. Sia quello di interesse storico, sia quello pubblico. Un paese serio affronta questo problema mettendo in sicurezza gli edifici, non con previsioni a breve termine. Questa sentenza non risolve però i problemi. Gli scienziati devono dire ancora più forte che realizzare questi interventi è necessario. Gli altri paesi civili fanno così.

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14 Commenti

  1. Paolo scrive:

    I paesi civili fanno così. Il nostro non lo è.

  2. Toni scrive:

    Incriminare perché non hanno previsto il terremoto è ai limite della barzelletta. Ma un episodio di questo deve indurre a pensare la potenzialità di potere che si ha per rovinare la vita alle persone. Figuriamoci cosa si può fare con una scalfar8.

    • Nino scrive:

      @Toni: premesso che i terremoti non possono essere previsti, e che l’unica cosa da fare è prevenzione quando si costruisce, l’accusa (secondo me non del tutto infondata) era dovuta al fatto che la commissione aveva emesso una relazione tranquillizzante (si suppone su spinta di qualcuno, tanto che l’unico condannato è stato il responsabile della protezione civile) invece di dire semplicemente: non si può dire se c’è pericolo o meno. Sarà interessante leggere le motivazioni, ma comunque non erano certo loro i primi responsabili del disastro

      • yoyo scrive:

        Il complottismo non fa bene alla ricostruzione. La città ha bisogno di altro delle gogne.

      • Toni scrive:

        Su che cosa hai pensato che hanno fondato la loro convinzione tranquillizzante? Credo su statistiche … esperienze precedenti, che dopo uno sciame le cose dovrebbero assestarsi. Di solito è così … ma non sempre.
        Poi se avessero detto state “10 gg fuori casa” … nulla esclude che il terremoto ti può arrivare l’11 giorno.
        Non trovo un senso su una cosa che non si può predire.
        Questi processi nascono su una spinta emotiva. Si capisce la gente che ha i morti ed il dolore. Ma la magistratura dovrebbe avere un altro profilo.

        • Nino scrive:

          la mia personale opinione è che abbiano sottoscritto un documento tranquillizzante su spinta della protezione civile ovvero del governo che (forse anche in perfetta buona fede) voleva evitare che crescesse la paura.

          Poi, ovviamente, nel dopoterremoto, ogni atto è stato visto con occhi diversi. Ripeto, tutti sanno che i terremoti non sono prevedibili. Quindi hai ragione a non trovare un senso su una cosa che non si può predire. Ma se non si può predire, anche riunire un gruppo di scienziati per fare una previsione non ha senso.

          • Giulio Dante Guerra scrive:

            Quelli di loro intervistati in vari TG, hanno tutti negato d’aver emesso comunicati “rassicuranti”. A quel che ho capito, il comunicato degli “esperti”, pieno di dati statistici relativi ai sismi precedenti e di termini tecnici “geofisichesi”, incomprensibili ai non addetti ai lavori, non è mai stato diffuso attraverso stampa e TV; al suo posto, mi è sembrato di capire, è stato diffuso il solito comunicato delle “autorità”… col risultato che s’è visto. “Autorità”, per le quali, dopo il disastro, è stato comodo scaricare la colpa sugli “esperti”. Forse, anche per far sì che la magistratura andasse a controllare il rispetto delle norme anti-sismiche; anche nell’edilizia pubblica, vedi la scuola, crollata come un castello di carte.

  3. Giulio Dante Guerra scrive:

    In Garfagnana, sulle rive del lago di Gramolazzo, un architetto s’è costruita, di recente, una villa che sembra un bunker antiaereo: infatti, non sono di cemento armato solo le strutture portanti, ma anche le pareti esterne dell’edificio; insomma, una robustezza che supera di gran lunga le norme di sicurezza vigenti per legge in quella zona ad alto rischio sismico. Forse quell’architetto ha esagerato in prudenza, ma può stare al sicuro per il terremoto, che, prima o poi – ma quando non lo può sapere nessuno, checché ne pensassero i giudici di primo grado dell’Aquila – sicuramente si scatenerà. Se, invece, si costruiscono edifici di cartapesta, come la scuola aquilana crollata alla prima scossa sulla testa di tutti quegli studenti, la stage è sicura. Ma i responsabili vanno cercati fra chi ha autorizzato e chi ha costruito quegli edifici, non fra chi non ha potuto prevedere eventi sismici, di per sé imprevedibili. Non mi sembra, posso ricordare male, che a L’Aquila costoro siano mai stati processati. E questo è stato lo sbaglio. Se poi i loro reati erano già caduti in prescrizione, allora sono sbagliate le leggi.

  4. Orazio Pecci scrive:

    Non si sa QUANDO capiterà il prossimo terremoto forte tanto da poter far danni in zone abitate.
    Si sa piuttosto bene quali sono le zone abitate DOVE è più probabile che capiti. C’è pure chi
    va in cerca di terremoti “dimenticati” per “coprire” più zone abitate possibile http://www2.ogs.trieste.it/gngts/gngts/convegniprecedenti/2008/riassunti/2.1/21-bern.pdf

    E comunque, siccome il problema vero non sono mica i terremoti ma le case fatte male o tenute male, teniamo d’occhio la nostra http://www.youtube.com/watch?v=ZbLPYG7PkrU

    Anche questa è sussidiarietà.

  5. Ale scrive:

    Secondo me hanno fatto bene ad assolverli . Uno non hanno colpa delle costruzioni non anti-sismiche in luogo sismico. Due nessuno poteva sapere quando si sarebbe verificato . Tre andavano condannati i costruttori di edifici non sismici in luogo sismico con pene molto molto severe. Ora in Liguria sono tutti incavolati per le alluvioni, ma chi ha costruito e perché hanno costruito a ridosso del greto dei fiumi? La colpa è sempre degli altri.

    • Giulio Dante Guerra scrive:

      Ora è di moda, fra i politici, accusare il “condono edilizio”, concesso per legge dai loro colleghi del secolo scorso. Ma quel condono, non lo dice nessuno, in realtà “condonava” la sanzione pecuniaria e penale, prevista per l’abuso edilizio, non la costruzione abusiva! Questa, almeno, è stata l’interpretazione di alcuni comuni, che, riscossi i soldi del condono, hanno fatto o abbattere – come accaduto a Lucca per un collegamento fra due negozi non adiacenti, costruito in un cortile – o bloccare – come accaduto a Pisa per l’ampliamento, a spese d’un giardino, dei bagni di un blocco d’appartamenti – le costruzioni abusive. Invece, evidentemente, la maggior parte dei comuni ha interpretato la legge in tutt’altro modo. Conclusione: se le leggi fossero chiare ed univoche, forse basterebbe un solo grado di giudizio, senza sentenze “creative”, poi giustamente ribaltate in appello…

      • Toni scrive:

        Il condono edilizio ha una portata ampia, e non tutto può essere sanato. La presentazione dell’istanza blocca il reato penale, ma non è possibile sanare una casa entro i 150 metri dalla battigia o in aree vincolate per interesse archeologico o a rischio idrogeologico. In effetti la legge queste cose le prevede in maniera chiara, e concordo che certi comuni probabilmente hanno sorvolato su queste cose in modo irresponsabile.
        Ora si grida colpa del condono , è vero che è immorale premiare con questo cittadini che non hanno rispettato la legge (addirittura con le lottizzazioni abusive sono state devastanti per il territorio.) ma è pure vero che un cittadino, con un piccolo stipendio ed un pezzo di terreno edificabile per fare una casa paga tra oneri di urbanizzazione e costo di costruzione cifre esorbitanti. Fare una casa è una impresa erculea.

        • Giulio Dante Guerra scrive:

          Siccome di leggi mi intendo poco o niente, considerato anche il “gergo” in cui sono scritte, ti chiedo un chiarimento: hai scritto che “non è possibile sanare una casa entro i 150 metri dalla battigia”. Giustissimo, ma se quei 150 metri se li “mangia” l’erosione marina della spiaggia, come accadde a Marina di Pisa nella seconda metà del secolo scorso? Tornando al condono, ricordo che accadde anche, talvolta, che proprietari di case dovettero pagare per farsi “condonare”… gli errori del catasto! Un esempio: a Badia di Montione, frazione di Cascina (PI), i condomini di una casa ex-INA, edilizia pubblica, dovettero farsi condonare uno “pseudo-ampliamento” del semi-interrato! Nelle mappe catastali, il semi-interrato, e quindi il piano di fondazione, risultavano, per un errore di trascrizione, più piccoli di quel che erano stati costruiti veramente, e, quindi, ecco l’assurdo, più piccoli di tutto l’edificio che ci poggiava sopra! Un’altra “sanatoria” di questo tipo ci fu a Lucca, in casa d’un mio collega. Era giusto far pagare ai proprietari gli errori del catasto? Ma i comuni dovevano “far cassa”, il “condono” era stato inventato proprio per questo!

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