L’Aquila, assolti gli scienziati “colpevoli” di non aver previsto il terremoto del 2009. Gresta (Ingv): «Ottimo lavoro»

Intervista a Stefano Gresta, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia: «Le motivazioni della prima sentenza di condanna estrapolavano le frasi dal contesto per costruire la verità processuale»

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

«È un grande sollievo e una grande soddisfazione: finalmente viene riconosciuta la serietà e l’onorabilità di tutta la comunità scientifica italiana». Il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), Stefano Gresta, si dichiara più che «contento» a tempi.it per la sentenza della Corte d’appello dell’Aquila che ha assolto tutti e sette i membri della commissione Grandi rischi. In primo grado, gli esperti Giulio Selvaggi, Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Claudio Eva e Michele Calvi erano stati condannati a sei anni per omicidio e lesioni colpose. Il crimine? Non avere previsto il terremoto che ha distrutto L’Aquila il 6 aprile 2009, provocando la morte di 309 persone.

Presidente, perché parla di vittoria per tutta la comunità scientifica?
Perché la sismologia non è una scienza esatta e i terremoti non si possono prevedere. Nonostante ad essere incriminati fossero solo alcune persone, di fatto si è avanzato il dubbio che gli scienziati non tengano fede ai risultati dei propri studi. La comunità scientifica cerca di comunicare al meglio i risultati, anche se sono incerti. L’Ingv ha fatto un ottimo lavoro: non si poteva prevedere l’evoluzione di quello sciame sismico.

Ci ricorda di che cosa si tratta?
Il 31 marzo 2009 era in corso una sequenza sismica che durava da un paio di mesi con un evento di magnitudo massima 4. Nessuno poteva prevedere che si sarebbe evoluto in un terremoto di magnitudo 6. Infatti, l’anno scorso abbiamo avuto in Italia una dozzina di sequenze sismiche simili, ma che non si sono evolute allo stesso modo.

In primo grado, però, gli scienziati erano stati condannati.
Non mi faccia parlare del passato, non ho letto tutte le motivazioni di quella prima sentenza. E non l’ho fatto perché mi sono fermato prima della fine, quando ho visto che per costruire la verità processuale si erano estrapolate frasi dal contesto e singole parole dalle frasi. Questo modo di agire è molto lontano dal mio come scienziato.

In seguito al sisma, molte persone hanno affermato che con teorie poco scientifiche si sarebbe potuto prevedere il terremoto.
I metodi di queste persone sono stati analizzati e non sono stati validati né come metodo né come risultati.

Ma se un terremoto non si può prevedere, è impossibile difendersi?
Il messaggio che deve passare è che dal terremoto ci si può difendere solo con la prevenzione. A un certo punto, durante il primo processo, si è arrivati a dire che è ovvio che bisogna costruire case che resistano ai sismi e che quindi era inutile parlarne. Invece non è ovvio: il patrimonio edilizio italiano deve essere messo in sicurezza. Sia quello di interesse storico, sia quello pubblico. Un paese serio affronta questo problema mettendo in sicurezza gli edifici, non con previsioni a breve termine. Questa sentenza non risolve però i problemi. Gli scienziati devono dire ancora più forte che realizzare questi interventi è necessario. Gli altri paesi civili fanno così.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •