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In Val di Susa c’è una secessione di fatto tra pro e No Tav

maggio 21, 2012 Marco Margrita

Anche l’inaugurazione di una residenza per anziani realizzata con fondi pubblici diventa l’occasione per i No Tav di marcare la differenza con gli amministratori locali favorevoli alla Torino-Lione.

Val di Susa. Tutto, in questa porzione di terra che per qualcuno è una icona della resistenza e per altri un insondabile mistero dove squatters e vecchie zie marciano compatti contro un treno, diventa occasione per marcare una differenza. Anche l’inaugurazione di una residenza per anziani realizzata con fondi pubblici, a Sant’Antonino di Susa.

Sabato, infatti, al taglio del nastro brillava per assenza tutti i sindaci protagonisti dell’opposizione alla Torino-Lione. Un fatto minimo, preso in sé, ma rivelatore di un clima. «Ho percepito chiara la scelta dell’assenza di massa degli amministratori contrari alla Tav – denuncia il presidente della Provincia, Antonio Saitta (Pd), presente alla cerimonia con il governatore leghista Roberto Cota – a riprova dell’esistenza in Valle di una vera emergenza democratica». Parole nette, che dipingono uno scenario a tinte fosche. «Il senso istituzionale – continua Antonio Saitta – dovrebbe sempre guidare chi è stato eletto a rappresentare i cittadini. Invece le polemiche sulla Tav stanno distruggendo il senso della partecipazione a momenti collettivi, quasi che lo schieramento pro o contro la Torino-Lione costituisca un discrimine invalicabile in ogni circostanza pubblica o privata».

Nonostante l’invito fosse esteso a tutte le 37 amministrazione della Valle, non uno dei sindaci del fronte trenocrociato ha scelto di prendere parte all’inaugurazione. Nemmeno il presidente della Comunità Montana Sandro Plano, che si limita ad un laconico: «Non ero in Valle». A più di un osservatore, però, l’assenza è sembrato un messaggio al “vendoliano dialogante” Antonio Ferrentino, sindaco di Sant’Antonino, che ha abbandonato le barricate contro il “treno veloce”. Primo cittadino che si augura che «la Val Susa torni quanto prima ad essere un territorio politicamente agibile». Un’affermazione che, oltre alle tante contestazioni ad esponenti politici, fanno venire in mente i manifesti con l’elenco di tutte le aziende di Valle che stanno cercando di lavorare per la nuova opera pubblica. «Vere e proprie liste di proscrizione – secondo il presidente della Provincia – su cui mi sento di lanciare un forte allarme al Prefetto perché non consenta che la libertà di aziende e persone favorevoli alla Tav venga minacciata in questo modo».

In molti, in quella maggioranza silenziosa che sembra delinearsi, denunciano questa “secessione di fatto”. E si mischiano rassegnazione, indignazione e paura.

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2 Commenti

  1. Alberto Lorusso says:

    Scrivete stupidaggini senza sapere la verità. Io sono Assessore in uno dei Comuni della Valsusa e posso dirvi che l’invito al’inaugurazione non è mai arrivato nei Comuni e nemmeno alla Comunità Montana. Informatevi prima per favore.

  2. Anton says:

    beh, se è per questo non ci sono andati nemmeno i sant’antoninesi come me, visto che nessuno si è degnato di farglielo sapere..figuriamoci se ci facevamo scappare l’occasione di poter fare un paio di domande a presidente di provincia e regione, e non sto parlando solo di tav, ma per esempio di sovrappassi attesi da anni, iniziati e non finiti, soldi pubblici buttati peggio che nel cesso, visto che le imprese fallite erano ben note per contiguità malavitose e situazioni patrimoniali ben oltre la soglia di rischio accettabile. Accenniamo all’acquedotto che sta attraversando la valle rigorosamente sotto l’asfalto delle statali, visto che scavare nei campi pareva troppo comodo e poco costoso..ma tanto paga pantalone.. Grave anche che il presidente Saitta non si sia informato che i sindaci NOTAV non fossero presenti semplicemente perchè non invitati da nessuno (perlomeno le tre amministrazioni che ho contattato io personalmente), ma di questo la gente ormai non si stupisce più, le inaugurazioni dove i politici di turno si fanno belli tra di loro evitando il pubblico (cittadini) che potrebbe far loro domande quanto meno ìmbarazzanti sono diventate la norma, così come è diventata abitudine esprimere solidarietà a distanza quando servirebbero azioni concrete.

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