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Il ministro Profumo promuove la valutazione per i presidi. «E gli insegnanti?»

gennaio 26, 2012 Carlo Candiani

Sta per partire il progetto VALeS, annunciato dal ministero della Pubblica istruzione: un sistema di valutazione dell’operato dei presidi. «Un’iniziativa interessante – commenta a tempi.it Roberto Pellegatta, preside e presidente dell’associazione Di.S.A.L. – ma con molti limiti dovuti all’attuale organizzazione scolastica»

Il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo annuncia il via al Progetto VALeS: partendo da 300 scuole e con la promessa di estenderlo in breve tempo alle restanti diecimila sul territorio nazionale, questa sperimentazione sarà inserita nella più complessiva Valutazione sulla Qualità scolastica e riguarderà la figura del preside che potrà avere, in caso di giudizio positivo, un aumento di stipendio. «Il progetto è interessante ma in questo momento e in questo tipo di organizzazione centralistica della scuola gli strumenti per arrivare a una valutazione positiva del nostro operato sono limitatissimi». Chi parla è il prof. Roberto Pellegatta, di professione preside e presidente di Di.S.A.L, associazione composta da dirigenti di scuole statali e paritarie. «Mettiamo che io mi ponga l’obiettivo di migliorare la didattica, ma siccome gli insegnanti nella scuola di Stato sono assunti tramite graduatorie e siccome in quest’ultime sono presenti spesso candidati che non hanno fatto concorsi, è difficile perseguire l’obiettivo di una didattica migliore se non c’è compartecipazione tra insegnante e progetto scolastico».

È solo una questione di scelta del corpo docenti?
C’è anche l’elemento finanziario: si può perseguire l’obiettivo di migliorare i servizi agli studenti, ma nel contesto attuale le risorse assegnate dallo Stato sono talmente ridotte che se non ci fossero i contributi delle famiglie, alle scuole statali sarebbe impedito di far funzionare questi servizi. 

È importante il richiamo alla valorizzazione della figura del preside e questa richiesta di maggior qualità nelle sue funzioni.
Non è una sorpresa. Da cinque anni il ministero sta tentando di mettere in piedi una valutazione della dirigenza scolastica, ma questi progetti sono falliti uno dopo l’altro. Ben venga un nuovo tentativo, ma a una condizione: non si possono valutare i presidi separatamente dagli insegnanti e del sistema scolastico generale.

Non c’è il rischio di cadere nella trappola dell’efficientismo?
No, perché in questo caso la valutazione è finalizzata al miglioramento della scuola e coinvolge gli stessi operatori.

Il progetto intanto è stato accolto favorevolmente da Cisl e Uil.
Perché non tocca gli insegnanti ma solo la dirigenza. In passato i sindacati spararono a zero contro il progetto della Gelmini per la valutazione degli insegnanti e riuscirono a bloccarlo, ma allora gli interessi in gioco erano diversi.

L’associazione che lei presiede ha pubblicato un documento in cui annuncia piena disponibilità a questa sperimentazione ponendo però l’accento sull’attuale mancanza di alcun norme precise.
Fino a quando non ci sarà un’autonomia delle associazioni scolastiche e i docenti e dirigenti non saranno solo impiegati statali ma verranno riconosciuti come figure professionali questi tentativi di valutazione rimarranno limitati.

Come giudica i primi passi del ministro Profumo?
Vorrei giudicare i fatti, che purtroppo fino a questo momento non si sono visti, a eccezione della disponibilità finanziaria per l’edilizia scolastica nel Mezzogiorno che se verrà ben pilotata sarà un passo importante. Ma vorrei concludere con una considerazione che ritengo molto importante. Attualmente la scuola valuta solo gli alunni. Se i presidi rifiutassero di essere valutati, come hanno già fatto gli insegnanti, i soli a essere valutati in questo sistema sarebbero sempre e solo gli studenti e non lo ritengo affatto giusto.

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