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«I presidi che hanno vinto il concorso siano assegnati al loro posto»

agosto 31, 2012 Chiara Rizzo

Intervista a Roberto Pellegatta (Disal): «Si lasciano metà delle scuole senza dirigenti solo per il sospetto di brogli. Nessuno dei vincitori del concorso ha commesso scorrettezze. Siano assegnati a loro posti».

Ricapitolando: se ben 575 scuole su 1.227 non hanno un preside in Lombardia è tutta colpa di alcune buste. Le normali buste da lettera consegnate dai docenti candidati al concorso per direttori scolastici in Lombardia sono al centro di quello che sta divenendo un affaire, per l’istruzione, a livello nazionale. Le buste del concorso lombardo – pur essendo state comprate dalla piattaforma usata per l’acquisto della pubblica amministrazione in tutt’Italia – sono risultate infatti troppo trasparenti e avrebbero permesso di leggere i dati anagrafici, senza alcuna garanzia dell’anonimato. Per il momento il concorso risulta sospeso, come se non ci fosse stato, fino alla decisione del Consiglio di Stato il prossimo 20 novembre: ma già oggi scoppia un nuovo identico caso in Calabria. «Le conseguenze sono disastrose» spiega a tempi.it Roberto Pellegatta (in foto), presidente di Disal (l’associazione dirigenti scolastici scuole autonome e libere): «Noi siamo vicini ai vincitori del concorso, e chiediamo che vengano subito assegnati al loro nuovo posto. Perché nessuna sentenza dice che non hanno rispettato le regole».

Quali sono le ultime novità sul fronte presidi?
Ieri c’è stato un incontro all’ufficio scolastico regionale tra coloro risultati idonei al concorso e il direttore scolastico generale della Lombardia, Giuseppe Colosio; oggi invece un meeting tra i docenti risultati idonei e l’avvocato che per Disal ha seguito la loro opposizione al Consiglio di stato. Emerge la volontà di insistere perché il diritto di chi ha vinto sia rispettato e perché si rimedi al disastro delle scuole lombarde senza presidi. Noi, come associazione dei presidi, chiediamo un intervento diretto del ministro dell’Istruzione perché trovi una soluzione normativa per rimediare alla lacuna del Consiglio di Stato.

Lei parla di diritto di chi ha vinto. Ma il Consiglio di Stato non sta mettendo in discussione proprio la bontà dei risultati del concorso?
La questione delle buste non ha a che fare con il merito dei partecipanti, e chi ha vinto lo ha fatto per le proprie capacità. Non lo fanno né la sentenza del Tar dello scorso 18 luglio (che dava ragione ai presidi che avevano fatto ricorso contro la trasparenza delle buste, ndr), né la decisione del Consiglio di Stato in composizione monocratica, del 3 agosto (che ha riavviato il percorso delle nomine dei presidi, in attesa della decisione del Consiglio in composizione collegiale, ndr). Queste sentenze, infatti, si limitano a supporre in forma meramente astratta che le buste avrebbero potuto permettere la conoscenza dei candidati, ma nessuno si è mai interessato di provare che questa violazione dell’anonimato sia accaduta. Se passa questo principio, però, tutti i concorsi andrebbero annullati perché le buste sono uguali dappertutto: e, infatti, è di oggi la notizia che anche il concorso per dirigenti in Calabria, dopo un ricorso, sia stato annullato. Nessuno ha mai provato che l’ipotesi di violazione è davvero accaduta; la magistratura ha l’onere della prova e non può fare giustizia sulla base delle mere ipotesi.

In ogni caso, le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Una scuola su due è senza preside.
Stamattina sono state emanate le reggenze perché l’anno scolastico inizierà domani. Si tratta di 456 nomine, vuol dire che i quattro quinti delle scuole lombarde avranno presidi part time, è una cosa che per ora non esiste da nessun’altra parte in Italia. La situazione è sicuramente grave, perché “presidi a mezzo tempo” vuol dire che nessuno di loro si potrà dedicare a tempo pieno al suo lavoro. A ciò si aggiunge il fatto più grave, che il ridimensionamento in Lombardia ha aumentato il numero degli alunni. Ci sono istituzioni scolastiche che raggiungono 1.400 alunni: come fa, con due scuole, un preside ad occuparsi della qualità della formazione di 3.000 alunni? Come faranno i genitori a parlare con il preside? La reggenza diventa uno strumento abominevole per il lavoro delle persone.

L’assessore regionale lombardo Valentina Aprea chiede un nuovo concorso quanto prima, perché i posti di presidi necessari sono destinati a crescere: cosa ne pensa Disal?
Noi prima di un nuovo concorso chiediamo che vengano messi in servizio i vincitori di questo concorso.

Non è meglio aspettare il verdetto definitivo del Consiglio di Stato del 20 novembre?
Il 20 novembre avremo solo le motivazioni dell’ordinanza. Potrebbe succedere che nell’elaborarle il Consiglio di Stato cambi parere. La sentenza secondo noi è da ogni punto di vista erronea: oltre la motivazione delle buste, la sentenza del Consiglio non rileva alcun elemento di discriminazione o di violazione della trasparenza, o di errore della procedura. Pertanto, chi ha fatto un concorso e ha rispettato la procedura, non può pagare gli errori di una commissione. Responsabile dell’affaire buste è forse un ufficio scolastico regionale che non ha vigilato adeguatamente, non i candidati poi usciti vincitori dal concorso, perché nessuna sentenza dice che qualcuno di loro non ha rispettato le regole. In questo caso la politica deve assumere un’iniziativa a tutela e difesa. E devono farlo presto e in fretta in parlamento; come a suo tempo fecero in Sicilia per il concorso dei dirigenti scolastici dell’isola, lì i parlamentari arrivarono alla formulazione della legge.

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1 Commenti

  1. giovanni scrive:

    La voce della verità…. a tutela degli altri 600 docenti esclusi dalle prove.
    Prima del ricorso relativo alle buste erano stati vinti altri ricorsi su irregolarità al TAR per la precisione due ricorsi diversi, ove non si parlava per nulle di buste trasparenti, ma di almeno altre 12 gravi irregolarita’ alcune delle quali riportate sulla prima sentenza, come per esempio la mancanza di collegialità, nella correzione dei compiti, nomine di nuovi commissari, sostituendo quelli dimessi con altri senza titolo e presi da altre graduatorie,correzione in ordine alfabetico dei compiti che confermano la trasparenza delle buste… e così via.
    Basta leggere la prima senteza del Tar e si evince tutto in maniera lampante, perchè non aspettiamo il merito del Cosiglio di Stato??, cosi leggiamo bene tutte le motivazioni che ci saranno, e non saranno solo quelle delle buste, ma molte molte altre.
    “Poi ci sono i soliti richiami alla correttezza procedurale dei lavori della commissione e la certezza che la giustizia non mancherà di riconoscere tale correttezza, nonché valutare gli effetti benefici che lo sblocco delle nomine avrà sulla scuola lombarda.
    Suggerirei al Direttore Usr Lombardia di considerare qualche altro aspetto di questa martoriata procedura concorsuale: – La trasparenza delle buste non è garanzia della tutela dell’anonimato in un concorso pubblico; non si tratta di accertare la violazione o meno dell’anonimato, in quanto il Direttore sa bene che nessuno potrà mai stabilirlo con certezza.
    L’unica certezza richiesta è che tutto sia stato predisposto al meglio per garantire la tutela del diritto all’anonimato; e ciò non è avvenuto.
    – I tempi di correzione sono stati assolutamente non adeguati per una attenta valutazione degli elaborati, come a più riprese pubblicamente dichiarato anche dal commissario dimissionario, il preside D’Elia.
    – La collegialità va assicurata in ogni momento della correzione, e ciò non risulta dai verbali.
    – Alcuni commissari, forse per scarso allenamento allo studio dovuto ai molteplici impegni o alla raggiunta quiescenza, ne sanno meno dei candidati in materia di pedagogia, teorie di gestione aziendale, e forse anche nella materia normativa; questa mia supposizione è supportata anche da un’autorevole esperta in materia, la dott.ssa Anna Armone, in un articolo apparso su riviste specialistiche.
    – La giustizia amministrativa non è tenuta ad emettere sentenze che ovviino ai guasti prodotti dall’amministrazione: se il concorso Ds è stato bandito con grave ritardo, quando la situazione cattedre in Lombardia era diventata molto difficile da gestire; se il precedente concorso non ha predisposto meccanismi per impedire la fuga dei vincitori del concorso in Lombardia verso le terre di origine dopo soli due anni; se la procedura concorsuale messa in piedi è palesemente superata (le prove scritte sono il massimo dell’oscurantismo procedurale e pertanto si prestano a ricorsi per i cavilli più svariati), è la stessa amministrazione che deve rispondere dei guasti provocati, e non già invocare la giustizia affinchè valuti le conseguenze che un annullamento del concorso provocherebbe nella scuola lombarda. Io credo che di fronte ad una procedura concorsuale che è fin troppo chiaramente deficitaria, non guasterebbe un po’ di autocritica del massimo responsabile dell’istruzione lombarda; forse aiuterebbe anche un po’ smussare i toni di una contrapposizione all’interno della categoria che sta creando non poco disagio.
    “.
    Saluti

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