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Fmi: «L’Italia non può farcela». Poi rettifica. Come sarebbe l’Europa a due euro?

gennaio 26, 2012 Redazione

Il direttore del Dipartimento degli affari di bilancio dell’Fmi, Carlo Cottarelli, ha detto che «l’Italia non ce la può fare da sola». Poi la frase è stata smentita. Bene «la forte correzione dei conti» fatta dal governo, «ma ora servono le riforme strutturali». Si prospetta un’Europa a due monete. Una forte (Francia e Germania) e una debole (Spagna, Grecia, Portogallo e Italia).

Il direttore del Dipartimento degli affari di bilancio dell’Fmi, Carlo Cottarelli, pur apprezzando le ultime mosse del governo Monti, ha detto che «l’Italia non ce la può fare da sola». Bene «la forte correzione dei conti» fatta dal governo, «ma ora servono le riforme strutturali».
«L’Italia ha tre cose che deve fare», ha aggiunto Cottarelli. «La prima è l’aggiustamento di bilancio, che già sta facendo a giusta velocità, con l’avanzo primario che migliorerà di oltre il 3 punti percentuali del pil quest’anno e questo è un aggiustamento grande ma necessario. La seconda cosa sono le riforme strutturali, che l’Italia sta facendo, come mostrano le misure di liberalizzazione proposte dal premier Mario Monti. La terza cosa va al di là di quello che Italia può fare da sola, ed è la necessità di un firewall dell’Europa più grande».
Secondo il Fiscal Monitor diffuso oggi, ci si avvia verso un’Europa a due velocità: da un parte Italia e Spagna in recessione, dall’altra Germania e Francia che insieme alla Gran Bretagna continueranno a crescere.

Ripubblichiamo di seguito l’articolo apparso sul numero 3/2012 di Tempi che analizzava proprio questa possibilità. Sopra, vedete riprodotta la cartina di come potrebbe essere l’Europa a due euro.

Quando si iniziò a pensare a due valute
L’idea di una secessione tedesca dall’Eurozona, come alternativa all’espulsione dei paesi mediterranei indebitati e dell’Irlanda dalla valuta unica, non è mai stata avanzata da esponenti di governo europei, ma dall’ex presidente della Confindustria tedesca e manager Ibm Hans-Olaf Henkel già nel novembre 2010 nel corso di un dibattito televisivo. In un articolo intitolato “Deutschland muss raus aus der Euro-zone” (“La Germania deve uscire dall’Eurozona”), su Die Welt del 27 giugno dell’anno scorso Henkel scriveva: «La signora Merkel dovrebbe afferrare il timone, chiamare a raccolta altri paesi che sono affini alla Germania dal punto di vista finanziario ed economico, staccarsi dall’Eurozona a dare vita a un “Nordeuro.’’ (…) Per ora basti dire che funzionerebbe allo stesso modo in cui è stato introdotto l’euro, ma al contrario. Se è stato possibile creare una singola valuta da 17 diverse, non dovrebbe essere difficile trasformare una valuta in due». Il 17 luglio Ambrose Evans-Pritchard riprendeva la proposta sul Daily Telegraph: «La cosa saggia da fare è prepararsi ad un’ordinata dissoluzione dell’unione monetaria. Una sola opzione sarebbe ordinata: la Germania e le sue economie satelliti devono ritirarsi dall’eurozona, lasciando il blocco greco-latino con il residuo euro e le istituzioni dell’unione monetaria. (…) L’euro latino si svaluterebbe fortemente nei confronti di yuan, yen, won, zloty, eccetera, così come del nuovo Marco Teutonico, permettendo all’Unione Latina (più l’Irlanda) di recuperare capacità economica e di onorare i debiti nominati in euro. (…) Una volta dissoltosi il polverone, risulterebbe chiaro che Italia, Spagna, Irlanda e forse Portogallo hanno recuperato abbastanza competitività per sperare di crescere in modo da sfuggire alla trappola del debito». La cartina riportata qui a fianco mostra come sarebbe quest’Europa costituita da due “euro” diversi.
Rodolfo Casadei

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