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Perché il partito comunista spende due miliardi per i 120 anni di Mao? Per evitare la “trappola della democrazia”

ottobre 18, 2013 Leone Grotti

Mao Zedong è nato nel 1893 e il prossimo 26 dicembre sarà il suo 120esimo compleanno. Per celebrare al meglio il grande evento, le autorità cinesi della provincia di Hunan hanno stanziato due miliardi di yuan (circa 240 milioni di euro), che verranno spesi per abbellire la sua città natale, Shaoshan, il museo a lui dedicato e la sua vecchia casa.

L’EVENTO PIÙ IMPORTANTE. L’evento, secondo quanto dichiarato dal governo, «supera tutti gli altri per importanza». Uno stanziamento così ingente di fondi, spiega Zhang Xixian, professore alla Scuola del comitato centrale del partito comunista cinese, «mostra quanto le autorità centrali stiano cercando di rafforzare il pensiero di Mao Zedong, in un contesto in cui crescono le ineguaglianze nella società e la gente chiede che il governo diventi più pulito».

USARE MAO PER RESTARE AL POTERE. Se molti utenti di internet si sono lamentati, perché «quanti problemi sociali si sarebbero potuti risolvere con quei soldi?», secondo Radio Free Asia «i leader cinesi sanno molto bene che se ripudiano Mao, allora il Partito comunista cinese perderà la sua ragione d’esistere. Ecco perché Xi Jinping ha deciso di organizzare immense celebrazioni in onore del suo 12oesimo compleanno».

“TRAPPOLA DELLA DEMOCRAZIA”. L’anniversario della nascita del quattro volte grande Mao (“Grande Maestro, Grande Capo, Grande Comandante Supremo, Grande Timoniere”) è dunque un’ottima occasione per il partito di rafforzare la sua autorità. E nonostante molti sperino che durante il terzo plenum del Comitato centrale del Pcc del mese prossimo vengano approvate riforme politiche, in un editoriale uscito ieri sul giornale vicino al partito Qiushi, che significa “cercare la verità”, si legge: «I paesi occidentali ci attaccano perché non abbiamo un governo costituzionale, dicendo che il partito comunista e il sistema a un solo partito sono illegittimi e che il partito comunista è oltre la legge. Loro ci fanno pressione perché approviamo “riforme politiche” così da eliminare il partito e dividere la Cina, ma le elezioni portano solo a instabilità sociale e politica e noi non cadremo nella “trappola della democrazia”».

REVIVAL MAOISTA. Si capisce dunque dove vuole andare a parare il nuovo presidente della Cina e leader del Pcc Xi Jinping, che da mesi ha lanciato la grande campagna «di ritorno alle masse», in pieno stile maoista, e che ha imposto a funzionari nazionali e locali «sessioni di critica e autocritica», che tanto andavano di moda durante la Rivoluzione Culturale, quando Mao diceva: «Neanche noi siamo infallibili, possiamo sbagliare. L’importante è correggersi», altrimenti si viene bollati come controrivoluzionari.

I NUOVI CONTRORIVOLUZIONARI. Oggi Xi Jinping sta facendo qualcosa di simile: i “controrivoluzionari” non sono però i “borghesi” o i “revisionisti” ma i corrotti. Con l’obiettivo di abbattere la corruzione, vera piaga alimentata dal sistema di potere cinese, e colpire «tigri e mosche», secondo l’opinione di un grande esperto come Willy Lam Xi Jinping sta di fatto cercando di eliminare i suoi avversari politici. L’ultimo in ordine di tempo è Ji Jianye, sindaco di Nanchino, rimosso dall’incarico e arrestato ieri per corruzione.

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