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Charta 08 compie cinque anni. Per aver chiesto «libertà e democrazia» il premio Nobel Liu Xiaobo è in carcere dal 2008

dicembre 10, 2013 Leone Grotti

Oggi è il quinto anniversario di Charta 08. Per aver promosso il manifesto che chiede la democrazia in Cina e il rispetto dei diritti umani, il premio Nobel per la pace 2010 Liu Xiaobo è stato condannato a 11 anni di carcere. Il documento, originalmente «firmato da oltre 2 mila cittadini cinesi, è stato concepito e scritto guardando con ammirazione a Charta 77», il gruppo di amici-dissidenti cecoslovacchi guidati da Vaclav Havel.

L’ARRESTO DI LIU XIAOBO. Il 9 dicembre del 2008, poche ore prima che il manifesto cinese venisse pubblicato su internet, la polizia ha arrestato, interrogato e torturato Liu Xiaobo, tra i principali esponenti del gruppo di intellettuali, attivisti e amici che decise di chiedere pubblicamente la libertà. Dopo settimane di prigionia ingiustificata, è stato condannato a 11 anni per «incitamento alla sovversione del potere statale». La moglie Liu Xia, anche lei tra i firmatari, si trova agli arresti domiciliari da 36 mesi. Gli attivisti cinesi hanno sempre chiesto «democrazia» e la fine del modello statale basato sul partito unico, quello comunista.
Negli altri punti cardini, il testo chiede il rispetto della «libertà, che è al cuore dei valori umani universali», quello dei «diritti umani», dell’uguaglianza, di un sistema repubblicano e del «governo della Costituzione», che Liu e gli altri hanno sempre chiesto di riscrivere per porre fine «alla farsa comunista».

COMANDA IL PENSIERO DI MAO. Nonostante la Costituzione modificata nel 1982 dal partito garantisca il rispetto da parte dello Stato dei «diritti umani, della libertà di parola, stampa, riunione, associazione e di dimostrare» così come di credere secondo la «libertà religiosa», il testo subordina tutti questi punti alla «leadership del partito comunista cinese, alla guida maxista-leninista e al pensiero di Mao Zedong». Questa piccola clausola permette di fatto che in nome della «stabilità», da cui la Cina è da anni ossessionata, vengano compiuti i peggiori abusi sulla popolazione.
Uno di questi, di cui Charta 08 chiede l’abolizione, è il sistema di «rieducazione attraverso il lavoro». Durante il Terzo plenum, il partito ne ha annunciato la cancellazione ma come abbiamo ricordato su questo blog per ora il sistema sta solo cambiando nome, mentre gli abusi rimangono gli stessi.

«SCEMPIO DEI DIRITTI UMANI». A cinque anni dalla pubblicazione di Charta 08, «lo scempio dei diritti umani e le crisi della società prodotti dal nostro sistema politico» sono ancora gli stessi. Il partito comunista non ha voluto cedere alla domanda di «democratizzare la politica», porre fine «al sistema autoritario dello Stato» per raggiungere l’obiettivo di un paese «più libero e costituzionale, (…) cosa che il popolo cerca di ottenere da più di cento anni».

«LIBERATE LIU». Nelle ultime settimane, i giornali hanno lodato le “riforme” annunciate dal partito comunista durante il Terzo plenum, ma come fa notare l’associazione Chinese Human Right Defenders fino a quando il «governo non rilascerà Liu Xiaobo e gli altri cinesi imprigionati per il loro pensiero e la loro coscienza», non si potrà parlare di cambiamento e libertà in Cina.

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