Xi Jinping ha dichiarato guerra all’esercito cinese

Di Leone Grotti
30 Ottobre 2025
Il dittatore comunista sta portando avanti la più imponente epurazione di generali dai tempi di Mao. Lo scontro senza precedenti con l'ala militare in Cina lo rende debole. Anche per questo ha bisogno di un accordo con Trump
Xi Jinping passa in rassegna le truppe dell'esercito schierate a Macao
Xi Jinping passa in rassegna le truppe dell'esercito schierate a Macao (foto Ansa)

Xi Jinping sta perdendo il controllo dell’esercito in Cina oppure la sua presa sui militari e sul Partito comunista non è mai stata così forte? Oggi è il grande giorno dell’incontro tra il dittatore cinese e Donald Trump a Seul, in Corea del Sud, e il leader comunista arriva all’appuntamento dopo aver completato la più grande epurazione negli alti ranghi dell’esercito dai tempi di Mao Zedong.

La grande purga di Xi Jinping

Il Quarto Plenum del Comitato centrale del Partito comunista cinese (il vertice degli oltre 200 membri che guidano ufficialmente il paese), che si è svolto dal 20 al 23 ottobre, ha confermato una nuova ondata di epurazioni all’interno dell’Esercito popolare di liberazione (Pla) annunciate solo pochi giorni prima.

Tra i nove generali espulsi sia dall’esercito che dal Partito comunista spiccano i nomi di He Weidong, potente vicepresidente della Commissione militare centrale, guidata dallo stesso Xi Jinping, e Miao Hua, il massimo ufficiale politico dell’esercito, già sospeso l’anno scorso 2024.

Era dai tempi della Rivoluzione Culturale (1966-1976) che un generale, membro della Commissione militare centrale, non veniva epurato.

La Cina ha celebrato ieri gli 80 anni della vittoria sul Giappone con una imponente parata militare in Piazza Tiananmen
La Cina ha celebrato il 3 settembre gli 80 anni della vittoria sul Giappone con una imponente parata militare in Piazza Tiananmen (foto Ansa)

Epurato un fedelissimo del leader

Tutti e nove sono stati rimossi per «motivi disciplinari», apparentemente legati alla scelta degli ufficiali da promuovere ad alte cariche. Tutti i generali sollevati dall’incarico, infatti, avevano ottenuto la carica negli ultimi cinque anni.

La rimozione di He Weidong è particolarmente clamorosa: non solo perché era uno dei 24 membri del Politburo, ma anche perché si tratta del terzo comandante più importante dell’esercito, nonché di un fedelissimo di Xi Jinping. I due infatti avevano iniziato a conoscersi e collaborare fin dagli anni ’90.

C’è un altro dettaglio non indifferente da considerare: tutti i generali epurati avevano militato nel Comando del teatro orientale dell’esercito, quello che probabilmente dovrebbe guidare un’eventuale invasione di Taiwan.

Chi comanda l’arsenale nucleare

Negli ultimi tre anni Xi Jinping ha rimosso ben 22 generali dell’esercito, più di 100 dall’inizio del suo mandato oltre dieci anni fa. Nei precedenti trent’anni nessuno era mai stato toccato da tre diversi presidenti. Oggetto dell’epurazione sono stati in particolare ufficiali del Comando del teatro orientale e generali che servivano nelle Forze missilistiche, quelle responsabili del programma missilistico e di quello nucleare dell’esercito cinese.

Ufficialmente sono stati fatti fuori per «corruzione», ma potrebbe esserci di più. Oltre a loro, infatti, Xi ha rimosso il ministro degli Esteri e consigliere di Stato, Qin Gang, il ministro della Difesa Wei Fenghe (già comandante delle Forze missilistiche) e il suo successore al ministero, Li Shangfu, che è durato in carica solo pochi mesi.

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Lo scontro con l’esercito

Perché il dittatore comunista sta rivoltando l’esercito come un calzino proprio mentre si rincorrono le voci di una possibile invasione di Taiwan da parte della Cina? Data l’impenetrabilità del regime, saperlo con certezza è impossibile. Ma si possono fare alcune ipotesi.

I principali analisti offrono due diverse letture, che portano a conclusioni radicalmente opposte: secondo alcuni, il leader comunista non ha più in mano il Partito, teme un colpo di Stato, cerca di correre ai ripari ma ormai è all’angolo.

Secondo altri, invece, ha giocato d’anticipo, ha fatto fuori tutti i suoi nemici e ora non ha più rivali.

Lo strappo dell’imperatore Xi Jinping

Entrambe le ipotesi sono plausibili e necessitano di una premessa per essere comprese: il Partito comunista cinese non è un monolite dove tutti seguono fedelmente il leader. Non lo era ai tempi di Mao Zedong, figuriamoci oggi. È sempre stato un insieme di fazioni in lotta tra loro, che spesso perseguivano obiettivi diversi, accomunati da una sola cosa: la ricerca del potere.

La possibilità di raggiungerlo ai massimi livelli entro i limiti di età stabiliti (68 anni) è sempre stata garantita dall’alternanza alle massime cariche del Partito di un nuovo leader (e dei suoi fedelissimi) ogni dieci anni.

Ma Xi Jinping, nominato nel 2012, ha rotto questo meccanismo restando al potere oltre i canonici due mandati e modificando statuto del Partito e Costituzione cinese per mantenere il controllo del paese potenzialmente fino alla morte. Se questo ne ha fatto il leader più potente dai tempi di Mao Zedong, ha anche provocato la reazione allarmata di intere generazioni di papaveri comunisti, che non hanno alcuna intenzione di vedersi scippare la loro fetta di potere.

La televisione di Stato indugia ripetutamente sulle file vuote al Quarto Plenum del Comitato centrale del Partito comunista cinese
La televisione di Stato indugia ripetutamente sulle file vuote al Quarto Plenum del Comitato centrale del Partito comunista cinese

Intrighi e colpi di Stato

Perché dunque Xi Jinping ha rimosso più generali dell’esercito di chiunque altro nella storia della Repubblica popolare cinese? Secondo alcuni, i generali rimossi, come novelli Lin Biao, erano coinvolti nell’organizzazione di un colpo di Stato ai danni di Xi, ma sono stati scoperti e puniti. Avendo trionfato, dunque, il potere di Xi sarebbe più solido che mai.

Secondo altri, invece, il fatto che Xi sia stato costretto a epurare un fedelissimo come He Weidong dimostra che la rivolta interna è arrivata a coinvolgere anche i funzionari più vicini al dittatore e che il redde rationem è pressoché inevitabile.

Molti vedono anche tra i grandi oppositori di Xi il primo vicepresidente della Commissione militare centrale (Cmc), il generale Zhang Youxia, che è anche membro del Politburo e che per ora non è stato fatto sparire.

Al posto del generale He Weidong, Xi ha nominato come secondo vicepresidente della Cmc Zhang Weisheng, un altro fedelissimo, nonché autore delle indagini a carico degli altri funzionari dell’esercito. La scelta è ritenuta da molti un compromesso, dal momento che Zhang Weisheng è vicino tanto a Xi quanto all’altro vicepresidente dell’esercito, Zhang Youxia. Questo denoterebbe l’indebolimento del leader comunista.

Xi Jinping appare debole e confuso

In questo quadro oscuro l’unica certezza è che lo scontro tra l’ala politica e quella militare del Partito è ai massimi livelli. L’ultima cosa di cui ha bisogno adesso Xi Jinping, probabilmente, è uno scontro con gli Stati Uniti che acuisca la crisi economica.

Ecco perché il presidente cinese è ben contento di incontrare Trump e di firmare un accordo con lui. Ha bisogno di passare internamente come un vincente ed esternamente come un leader solido, aperto e dialogante.

Ma la verità è che Xi sembra confuso e spaventato, tanto da nominare generali e ministri, soltanto per farli fuori il mese successivo. In questo clima da tregenda non stupisce che il leader comunista si affidi al terrore: a nessuno è sfuggito che durante il Quarto Plenum la telecamera abbia più volte indugiato su 37 poltroncine vuote. Dov’erano i 37 membri su 205 del Comitato centrale? Il messaggio pubblico è chiaro: le epurazioni continuano e non si fermeranno.

@LeoneGrotti

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