Ci precederanno nel regno dei Cieli. La Via Crucis delle prostitute liberate da don Benzi

Oggi per le vie di Roma l’iniziativa della Comunità Papa Giovanni XXIII. I numeri del fenomeno e le storie di ragazze salvate da un prete coraggioso. «Invece di chiedermi “quanto costi”, mi chiese “quanto soffri”»

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Ci precederanno nel regno dei Cieli. E oggi, a Roma, ci precederanno in una Via Crucis organizzata dalla comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi (di cui si è da poco aperto il processo di beatificazione). Si partirà alle ore 20 da piazza SS. Apostoli e ci si fermerà in un oratorio presso la chiesa di Santa Maria in Traspontina. Tutti dietro a una croce alta tre metri.

LE DONNE CROCIFISSE. In un’intervista all’agenzia Zenit, don Aldo Buonaiuto ha raccontato che l’intento è quello di «mettere in evidenza la condizione di tutte quelle donne, di cui il 40 per cento minorenni, sfruttate e usate da oltre nove milioni di maschi per le strade d’Italia, nei night club e negli appartamenti». Si tratta di una Via Crucis di solidarietà con tutte le “donne crocifisse”, quotidianamente schiavizzate da un mercato che le porta sulle strade del sesso in tenera età.
Ancora oggi, a 7 anni dalla scomparsa di don Benzi, i volontari della Comunità sono attivi tutte le notti in 30 province e 14 regioni d’Italia. Il loro lavoro dà frutti: finora hanno liberato oltre 7.000 ragazze. Solo nel 2013 l’associazione ne ha salvate 400 (leggi qui il reportage di tempi.it con i volontari sulle strade di Milano). E proprio perché si faccia qualcosa per queste donne, la Comunità di don Benzi ha lanciato una petizione per liberare le donne dalla «schiavitù della prostituzione».

I DATI. I numeri ci raccontano un fenomeno che coinvolge circa 120 mila donne vittime dello sfruttamento della prostituzione. La maggior parte di loro (circa il 65 per cento) si prostituisce in strada, il restante in alberghi, appartamenti, nightclub e privé. Uno dei dati più allarmanti resi noti dalla Comunità e da un’indagine Eurostat è che ben il 37 per cento di queste ragazze, quando arriva in Italia, è ancora minorenne. «”La prostituta rappresenta un vero e proprio bancomat — ha raccontato don Buonaiuto all’Huffingtonpost — cioè il modo più veloce per far soldi in nero, da investire in droga e armi”. Per un giro d’affari che, secondo la Comunità Papa Giovanni XXIII, può arrivare fino a dieci miliardi di euro l’anno. “Quando il mercato è fiorente è perché c’è una grande domanda, e l’offerta si moltiplica. Questo è quanto sta accadendo sulle nostre strade come nei privé, dove non ci sono escort ma vere e proprie schiave”».
Si calcola che ogni anno circa duecento prostitute muoiano a causa di questa schiavitù. Un numero di cui non parla nessuno.

IPOCRISIA SULLA VIOLENZA SULLE DONNE. I responsabili della comunità hanno poi spiegato che, una volta convinte ad abbandonare la strada, inizia con queste ragazze un difficile lavoro: «Una donna che trova il coraggio di affrontare le minacce che vengono fatte ai suoi familiari, che sono sempre il motivo per cui è partita, è un miracolo. A quel punto bisogna iniziare il difficile percorso della liberazione, traumatico, non certo semplice e immediato. Prima c’è il periodo di protezione, per non farsi ripescare dagli aguzzini – prosegue — poi c’è il tempo per ristabilirsi psicologicamente, iniziare a reintegrarsi, e togliersi di dosso quel marchio. Sono momenti difficili, è un percorso lungo, e per alcune purtroppo molto in salita. Tante di queste donne infatti non arrivano in buono stato di salute, ma mutilate e percosse». «Quanta ipocrisia vedo nel sentir parlare di violenza sulle donne, dimenticando le tante ragazze violentate ogni notte — conclude don Aldo — come se ci fossero vittime di serie A, e vittime di serie B».

«MAGNA! MAGNA!». Le vicende di queste ragazze sono terribili. Una rumena di 25 anni ha raccontato ad Avvenire il suo calvario, fatto di pestaggi, bastonate e sigarette spente sul corpo. I protettore che la costringeva alla “vita” gliene hanno fatte passare di tutti i colori. E non da meno i clienti, che hanno sempre «approfittato di me». Chi l’ha aiutata? Le altre squillo che hanno chiamato i Carabinieri e quindi la Comunità di don Benzi. Quando è arrivata pesava «30 chili, non camminavo, mi imboccavano, mi portavano in bagno… mi hanno ridato la vita. La prima parola che ho imparato è stato “magna magna!”».
Un’altra rumena, Caterina, ha raccontato all’Huffingtonpost di essere stata in strada per cinque anni, da quando ne aveva sedici. «Mi hanno lasciato in un angolo, e hanno detto che avrei dovuto portare dei soldi a casa. Mi hanno minacciata di morte, ma sulla strada non ci volevo stare, così ho iniziato a ribellarmi, a strillare, a far casino. Allora mi hanno riportata in appartamento e mi hanno picchiata. Poi mi hanno chiuso in una stanza all’interno di un night, dove sono stata tenuta segregata per due mesi al buio, a pane e acqua. Mi violentavano, e ogni tanto mi portavano dei clienti, la maggior parte bevuti. No, nessuno di questi faceva mai caso al mio stato».

LA DONNA PIU’ FELICE DEL MONDO. Caterina uscì dal suo incubo una sera che le si avvicinarono don Benzi e don Buonaiuto. «Non li riconobbe subito come preti: “Da noi vestono un po’ diverso. Vidi solo un omino piccolino, don Aldo, e don Oreste, che era grande, col loro colletto bianco, che invece di chiedermi “quanto costi”, mi chiesero “quanto soffri”. Io ero disperata, avevo un desiderio di morire. Pensai, stavolta o muoio veramente, o… Così salii in macchina con loro. La maggior parte delle altre non era disposta a farlo. Anche perché i papponi ti controllano anche quando fai i bisogni, ti telefonano, non potevi sfuggire al loro controllo».
«Don Oreste e don Aldo mi hanno fatta salire dietro, mi hanno detto “stai giù”, e sono partiti in fretta e furia. Ci inseguivano. Don Aldo guidava fortissimo, finché non li abbiamo seminati. A un certo punto mi hanno fatto alzare, sono scesa e sono entrata in comunità. Lì mi sono ripresa, come se fossi stata accolta da mia mamma e mio papà, mi hanno abbracciato, dato da mangiare e vestire. Per me don Aldo è come se fosse mio papà. È stato la mia salvezza, lo ringrazierò per tutta la vita. Ci sentiamo come fossimo padre e figlia».
Oggi sta finendo la scuola, lavora. «Avere una persona al proprio fianco che ti ama veramente è una cosa fantastica. Non te la sogni nemmeno, quando arrivi lì. Non pensi più di poterti formare una famiglia e rifarti una vita. Ringrazierò il signore per tutta la vita, sono la donna più felice del mondo».

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