Usa: «Isis compie genocidio contro i cristiani». Cosa può succedere ora

Il segretario di Stato americano ha condannato i jihadisti, ma la Corte criminale internazionale non ha giurisdizione in Siria e Iraq. L’America non è obbligata a intervenire

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«Daesh è genocida per sua stessa ammissione, ideologia e azioni, in quello che dice, crede e fa». Così il segretario di Stato americano John Kerry ha confermato il voto della Camera dei rappresentanti (393 a favore e zero contrari) e ha definito «genocidio» i crimini commessi dallo Stato islamico contro cristiani, yazidi e musulmani sciiti. Il Parlamento europeo aveva già preso il mese scorso una decisione simile.

OBAMA SUPERATO. Kerry ha preso in contropiede Barack Obama, il cui portavoce Josh Earnest aveva escluso solo due settimane fa che ci fossero i presupposti per dare una simile definizione dei crimini compiuti dall’Isis. Kerry, nel suo discorso, dopo aver precisato che «i fatti completi» devono ora essere stabiliti da un’indagine indipendente, ha detto che l’America «appoggerà con forza ogni tentativo di raccogliere e analizzare le prove delle atrocità. E faremo tutto quello che possiamo perché gli autori siano portati davanti alla giustizia».

PROBLEMI LEGALI. Come si comporteranno dunque gli Stati Uniti? Secondo alcuni esperti di legge internazionale, intervistati dal Guardian, dovrebbero cercare di far giudicare i responsabili alla Corte criminale internazionale, che può essere istruita da una decisione del Consiglio di sicurezza dell’Onu o da uno Stato. La Corte, però, non ha giurisdizione in Siria e Iraq, paesi che non l’hanno mai riconosciuta. I membri dell’Isis potrebbero comunque essere perseguiti, ma solo per attentati commessi in paesi firmatari come la Francia, nel caso della strage al Bataclan.

INTERVENTO NON OBBLIGATORIO. Per quanto riguarda un possibile intervento militare da parte degli Stati Uniti per fermare l’Isis e arrestare i responsabili non ci sono certezze. Parlare di genocidio ha precise implicazioni legali. La convenzione Onu del 1948 sulla prevenzione e punizione dei genocidi obbliga le nazioni che riconoscono un genocidio a punire i responsabili e a prevenire nuovi crimini da parte degli stessi. Ma fino ad oggi un eventuale intervento è stato interpretato come non obbligatorio dalle nazioni firmatarie della convenzione, che era stata scritta nel caso gli autori fossero interi Stati e non singoli gruppi terroristi.

CRISTIANI ESULTANO. I cristiani però esultano per la presa di posizione degli Usa. Scrive in un comunicato Aiuto alla Chiesa che soffre: «Genocidio, non vi è altro modo per definire la barbarie subita dai nostri fratelli nella fede. Che la comunità internazionale parli finalmente di pulizia etnica e di crimini contro l’umanità, per descrivere le violenze dello Stato Islamico, è fondamentale. Si accende una speranza che va alimentata affinché il mondo non lasci sole le Chiese locali, solitarie protagoniste nell’aiuto a chi fugge dalla persecuzione».

Foto Ansa/Ap


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