Il voto per posta non è più «problematico» se danneggia Trump

Otto anni dopo, il New York Times cambia opinione sull’inaffidabilità del voto per posta. Perché? Nel 2012 avvantaggiava i repubblicani, oggi Biden

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«Il voto per posta è ormai tanto comune e tanto problematico da far affermare agli esperti che ci sono diverse elezioni nelle quali nessuno può dire con certezza quale candidato abbia davvero vinto». Scriveva così il New York Times nel 2012, mettendo in dubbio l’affidabilità del sistema postale e spiegando che «per quanto le frodi nel voto per posta siano molto meno comuni di errori innocenti, restano molto più numerose delle frodi compiute di persona al seggio».

RISULTATI SOSPESI PER GIORNI

A otto anni di distanza, la realtà è molto cambiata. Oggi è il presidente repubblicano Donald Trump a sostenere la non affidabilità del voto postale mentre il Times lo difende a spada tratta. Come mai? Per il Wall Street Journal è un classico esempio di come liberal e progressisti, che si vantano del contrario, ignorino «l’evidenza e i fatti quando questo atteggiamento risulti utile alla propria narrazione».

Trump va ripetendo da settimane che il voto per posta potrebbe invalidare le elezioni. Di sicuro le renderà molto incerte: in Pennsylvania ad esempio, dove nel 2016 il tycoon vinse contro Hillary Clinton per soli 44.292 voti, e che resta oggi strenuamente conteso, la legge consente agli elettori di richiedere un voto per posta entro le ore 17 del 27 ottobre. I voti devono arrivare entro le ore 20 del 3 novembre, giorno ufficiale del voto. La Commissione Elettorale non può comunque iniziare il conteggio delle schede arrivate nelle settimane precedenti prima delle 7 del mattino dell’Election Day. Questo significa comunque che migliaia di voti per posta si accumuleranno negli uffici della Pennsylvania, e che il risultato nello Stato resterà in sospeso per ore, se non per giorni. Lo stesso potrebbe succedere in Wisconsin e Michigan. Per evitare frodi, Trump potrebbe inviare la guardia nazionale a controllare seggi e uffici postali, scatenando potenzialmente rivolte e proteste.

«MILIONI DI VOTI POTREBBERO NON ARRIVARE»

Donald non è il solo a preoccuparsi. A luglio il consigliere generale delle Poste americane, Thomas Marshall, ha scritto una lettera a tutti e i 50 Stati spiegando che «i milioni di voti spediti via posta potrebbero non arrivare in tempo per essere conteggiati. Alcune scadenze potrebbero essere incompatibili con i nostri servizi di consegna».

Ma la domanda interessante è un’altra: perché il New York Times nega che ci possano essere problemi e disservizi? Tutto ruota attorno all’astensione. Chi beneficia maggiormente dall’astensione dell’elettorato, in questa tornata presidenziale Trump, è maggiormente svantaggiato da un massiccio ricorso al voto per posta, che rende più comoda la partecipazione. Nel 2012 invece era il contrario ed è per questo che scriveva il Times: «È molto più probabile che i repubblicani si astengano. Alle elezioni generali del 2008 in Florida, il 47 per cento degli astenuti era repubblicano e il 36 per cento democratico».

COSÌ FAN TUTTI (ANCHE I LIBERAL)

Commenta il Wsj: «Quando il voto per posta sembrava qualcosa di repubblicano si parlava di “frode” e “manipolazione”. Ora che ci si aspetta un più ampio ricorso dei democratici i problemi scompaiono. I liberal nei media e l’establishment politico di solito si fanno beffe dei conservatori, accusati di ignorare prove, fatti e dati. Ma sappiamo tutti che i media semplicemente scelgono i fatti che meglio combaciano con la propria narrazione e ne selezionano altri quando non sono più convenienti. Ora è chiaro».

Foto Ansa