Un altro gay si suicida e riparte la campagna per la legge sull’omofobia. Ferrara: «Sociologia d’accatto»

Un 21enne si toglie la vita a Roma e i paladini dei “diritti lgbt” passano subito alla rivendicazione: «Ora la legge Scalfarotto e il matrimonio omosessuale»

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Nella notte tra sabato e domenica un ragazzo di 21 anni si è lanciato dall’undicesimo piano dell’ex pastificio Pantanella, sulla via Casilina a Roma. Prima di uccidersi avrebbe scritto in un biglietto: «L’Italia è un Paese libero ma ci sono gli omofobi e chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza». La procura di Roma ha aperto un’indagine, e per il momento non sono ipotizzate vessazioni subite dal giovane. A quanto pare, neanche i genitori sapevano che il loro figlio 21enne fosse omosessuale, né lo avevano mai sospettato.

«ORA I DIRITTI». Dunque «le circostanze che hanno indotto Simone D. a suicidarsi devono ancora essere accertate», scrive Avvenire, «tuttavia questa morte è stata subito utilizzata per chiedere presto una legge sull’omofobia». E non solo quella. «Io non chiamerei questa una disgrazia, ma il frutto dell’arretratezza culturale del nostro Paese sul tema dei diritti», ha detto il sindaco di Roma Ignazio Marino. Ancora più esplicito il senatore Lucio Barani del Pdl, che del disegno di legge sull’omofobia è relatore a Palazzo Madama: «È giunto il momento di accelerare sulle unioni omosessuali, allineandoci al resto d’Europa. Non si può pensare di piangere i morti un giorno per poi girare la testa dall’altra parte all’indomani». Per la sinistra vendoliana parla invece il deputato Alessandro Zan, militante Lgbt, che passa direttamente dal lutto alla rivendicazione, senza frapporre domande né tanto meno dubbi: «C’è da porre con forza nell’agenda politica il tema dei diritti degli omosessuali come quelli del riconoscimento delle unioni civili o dei matrimoni».

COMPRENSIONE, NON IDEOLOGIA. Come se incolpare gli altri, i presunti “omofobi”, o approvare una legge o inventare un nuovo “diritto” potesse sanare le ferite di una vita divenuta insostenibile a causa di chissà quale disagio personale. «Una legge contro l’omofobia diminuirebbe il numero dei suicidi? Non credo», osserva in un colloquio con Avvenire Giancarlo Ricci, psicoterapeuta studioso dell’omosessualità e autore di diversi saggi sull’argomento. «A questi ragazzi – spiega Ricci – non serve sostegno ideologico, non alzate di scudi e manifestazioni di protesta, ma piuttosto un aiuto psicologico orientato a far loro capire quel che stanno vivendo». Al contrario, «se incontrano sulla loro strada semplificazioni e banalizzazioni non riescono ad acquisire consapevolezza, a dare dignità a quello che vivono e che sono». Il male di vivere che spinge una persona a suicidarsi «non riguarda solo la sfera sessuale. Sono tanti i ragazzi che sperimentano l’avvilimento della vita».

ROCCELLA E FERRARA. Anche per Eugenia Roccella (Pdl) «la legge sull’omofobia non tutela gli omosessuali, le fragilità dei giovani, e di chi chiede agli altri accettazione e vicinanza. È una proposta ideologica e intollerante che serve solo a consentire alla sinistra di compiacere una parte del suo elettorato». Particolarmente centrato il commento di Giuliano Ferrara, che sul Foglio di oggi, 29 ottobre, risponde alla lettera di un lettore sull’argomento, dapprima con un “consiglio” provocatorio: «Non t’ammazzare che poi ti interpretano, saccheggiano la tua anima, e come diceva Majakovskij non si accorgono che “qualcosa si è infranto contro lo scoglio della vita quotidiana”»; poi osservando che «la vita è complicata, l’omosessualità è una variante comune, antica, una libera condizione e insieme una prigionia, e come tale va rispettata, ma non si può escludere ovviamente che, alla stregua di altre condizioni umane, sia origine di problemi, di angosce, di dubbi e di ferite. Il sesso è fonte di gioia e di dolore», e come tutto nella vita «tende a finire, è pieno di inganni e tradimenti». Perciò, conclude l’Elefantino, «piantatela di ridurre a sociologia d’accatto, a fonte di legge, il dramma personale».

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