Tutti gli errori di Bersani spiegati dalla Jena. E ora? «E ora un governo ci vuole»

Riccardo Barenghi parla delle mosse del leader del Pd. Le incertezze in campagna elettorale e l’insistenza a cercare il sì di Beppe Grillo aprono l’ipotesi governissimo

Perché Pier Luigi Bersani, leader del Pd e incaricato dal capo dello Stato Giorgio Napolitano di provare quantomeno a proporre un governo, abbia insistito a cercare l’appoggio di Beppe Grillo e del suo Movimento Cinque Stelle, Riccardo Barenghi continua a non capirlo. Barenghi, la Jena de La Stampa e già direttore de Il Manifesto, se fosse stato al suo posto avrebbe fatto diversamente. Ma ora non resta che aspettare che Bersani salga al Colle. Allora sapremo cosa attende l’Italia e gli italiani, se ci sarà un governo e di che colore e forma sarà.

Barenghi, ieri l’Italia ha assistito in diretta streaming al “niet” di Grillo al Pd. C’era qualche dubbio che potesse andare diversamente?
Forse qualcuno si era illuso che avrebbe potuto andare diversamente, e magari nelle prossime ore ci saranno nuove sorprese, anche se personalmente ne dubito. Ma Grillo ha semplicemente confermato quello che ha sempre detto: «No alla fiducia» a Bersani. I grillini non vogliono ascoltare nessuno, fanno la loro politica. Sbagliata, ma è la loro.

A che pro?
I grillini non sono costretti a votare la fiducia a Bersani e forse sperano che facendo così saranno premiati in termini di voti alle prossime elezioni. Paradossalmente loro auspicano un governo di larghe intese tra Pd e Pdl dove possano continuare a fare finta di essere gli avversari. Può sembrare una strategia grottesca, anche stupida se vogliamo, ma, a quanto pare, loro pensano che pagherà.

Bersani ne esce più malconcio di prima…
Se fossi stato Bersani avrei da tempo già gettato la spugna, anzi, nemmeno mi sarei messo nella situazione in cui si trova ora. Avrei proposto, piuttosto, un personaggio autorevole di centrosinistra come presidente del Consiglio, magari qualcuno in grado, più di lui, di convincere i grillini; e avrei formato una squadra di governo extrapartitica. Così facendo Bersani avrebbe addossato la responsabilità di dire «no» proprio sulle spalle dei grillini, per i quali, invece, dire di no a lui è stato facile, dopo che hanno fatto tutta la campagna elettorale contro.

Perché Bersani ha insistito a cercare qualche spiraglio di apertura?
Io continuo a non capirlo. Se ne sono accorti tutti che Grillo andava forte, tranne che nel Pd; e anche gli otto punti di programma che sono comparsi improvvisamente dopo il voto, perché non sono stati lanciati già durante la campagna elettorale? Nel Pd avrebbero recuperato facilmente parte di quei loro elettori che stavano andando verso Grillo. Invece, hanno continuato a guardare al centro che non ha preso i voti che diceva di avere. E questo è stato un altro errore.

Perché no alle larghe intese, allora?
Questo, invece, lo capisco perché il Pd, dopo aver pagato in termini di consensi il sostegno a Monti, avrebbe compiuto un gesto suicida se avesse anche solo provato a ipotizzare un governissimo con Silvio Berlusconi. Berlusconi, invece, ha fatto una mossa furba proponendo le larghe intese: chi l’avrebbe mai detto, dopo che lui e Bersani se ne sono dette di tutti i colori durante la campagna elettorale? Del resto, in questo momento, c’è una grossa fetta di elettori che dicono che un governo ci vuole. E un governo ci vuole.

Adesso cosa succede?
Non so se prima di salire al Colle Bersani abbia concesso qualche apertura al Pdl, magari proprio sulla presidenza della Repubblica. Staremo a vedere. Se ci dovesse essere un governo del presidente sarebbe tutto un altro discorso; e magari Pd e Pdl saranno costretti a fare un esecutivo che duri pochi mesi per fare la riforma della legge elettorale. Sulla quale i partiti potrebbero nuovamente dividersi e far cadere di nuovo il governo.