Trump. Mai fare i conti senza i fatti

Appunti da un paradossale evento “comunitario” al Manhattanville College. Per capire perché nessuno osava nemmeno immaginare il trionfo di The Donald

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Due settimane fa ho partecipato a un evento accademico all’interno di un gruppo di discussione che aveva per oggetto l’importantissimo tema dell’integrazione dell’etica nel curriculum accademico. Era stato presentato come un evento comunitario. Si diceva che tutti i segmenti della popolazione accademica (amministrazione, staff, professori, studenti) avrebbero discusso e modellato insieme l’approccio dell’università alle materie fondative che informano di sé tutti i programmi accademici. Il giorno prima dell’evento (un venerdì pomeriggio al termine delle lezioni) ho chiesto ad alcuni studenti di accompagnarmi.

Al gruppo di discussione ho fatto parlare gli studenti per il dipartimento di Filosofia. Hanno presentato argomentazioni chiare e spassionate che dimostravano che un requisito necessario per una corretta integrazione dell’etica nel curriculum era una comprensione condivisa della natura del bene comune e degli strumenti attraverso i quali può essere realizzato; che una comprensione condivisa richiedeva non la trasmissione di emozioni, ma la suscitazione di un pensiero razionale e un genuino dialogo razionale fra professori e studenti; che gli studenti volevano impegnarsi attivamente in questo genere di dialogo; che ne avevano bisogno, poiché erano così manipolati a livello emozionale dalla società che erano diventati spaventati e disimpegnati. Hanno parlato per quindici minuti circa, e sono stati magnifici.

Al termine della discussione uno dei moderatori del gruppo ha comunicato le nostre raccomandazioni a tutti i partecipanti. Non ha citato nemmeno una parola di quello che i miei studenti avevano detto. Ha presentato dei punti che erano stati evidentemente preparati prima dell’evento. Il più saliente di essi era che l’università avrebbe dovuto aggiungere alcune letture obbligatorie al curriculum del primo anno e dedicare più attenzione all’inclusività. I miei studenti erano furiosi. Qualche giorno dopo, uno di loro mi ha posto la domanda delle domande: come si comunica un argomento razionale a una persona che non vuole ascoltare?

Una generazione senza sogni
All’indomani della stupefacente vittoria di Donald Trump, questa piccola storia spiega perché ha vinto e perché la sua vittoria è tanto importante. Quel che è successo ai miei studenti all’evento “comunitario” è emblematico di ciò che è diventato pratica comune in ogni angolo e in ogni ambiente del mondo occidentale. Non alludo semplicemente al tradimento della volontà delle persone, o all’imposizione di uno stantio programma preconfezionato fatto passare come la “volontà della gente”. Alludo alla completa indifferenza per i fatti.
La ragione principale per cui ho chiesto agli studenti di parlare all’evento “comunitario” accademico è che la generazione che attualmente sta studiando nelle università occidentali è significativamente diversa dalle precedenti generazioni. I giornalisti la chiamano la generazione dei Millennial.

Qualunque cosa dicano i giornalisti dei Millennial americani, la verità è che sono una massa impaurita. Non hanno sogni romantici riguardo al college. Non hanno fantasie alla Love Story a proposito di archi gotici, di battaglie a palle di neve nel cortile, innamoramenti, scontri coi genitori per dire loro che si sbagliano, passeggiate al tramonto e vite straordinarie da vivere. I Millennial vanno al college perché pensano che bisogna farlo per sperare di trovare un posto di lavoro. Non hanno illusioni per quanto riguarda la professione. Sono rassegnati al fatto che sarà difficile trovare lavoro e che sarà terribilmente noioso. Non sono spinti dal desiderio di dimostrare ai loro genitori che non hanno capito nulla della vita. La presa dei genitori su di loro è totale. Non discutono coi professori. Cercano di sapere che cos’è che i professori vogliono poter leggere nelle loro tesine, o agli esami, in modo da poter avere i voti migliori e andare avanti. I Millennial dichiarano di essere annoiati. Ma quando gli si chiede cosa intendono per noia, la loro risposta è sorprendente. Si tratta, secondo la definizione di uno dei miei studenti, della «apatia nei confronti dell’attrazione che le cose esercitano», o come un altro mi ha detto, «l’inversione del bene: il desiderio di non desiderare nulla affatto».

L’obbedienza all’opinione dominante
Il mondo dei Millennial è grigio. È spaventosamente simile al mondo di Winston Smith, il personaggio del romanzo 1984 di George Orwell: un mondo dove bisogna obbedire per sopravvivere, e dove il tipo di obbedienza più importante di tutti è l’obbedienza dell’opinione.

Quel che è accaduto in seguito alla discussione comune prevista dall’evento “comunitario” accademico non è semplicemente che i miei studenti sono stati traditi, e che gli è stato imposto un programma preconfezionato. La cosa più importante di quell’evento è che è stata completamente ignorata la realtà dello studente di oggi. Una delle implicazioni di ciò è che l’interesse primario di chi ha preparato il programma che poi è stato presentato al nostro gruppo non era di trovare una soluzione a un problema reale, cioè determinare il modo migliore per infondere etica nel curriculum. I fatti erano di importanza secondaria. Quest’ultimo punto è precisamente ciò che ha determinato il risultato delle ultime elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Allo stesso modo di coloro che hanno preparato il programma per il nostro evento accademico “comunitario”, chi ha preparato il programma dell’approccio del governo americano a quelli che sono innegabilmente gravi problemi, non ha un interesse reale nei fatti.

Quei fatti sono foschi. Lasciamo perdere per un momento questioni etiche cruciali come l’aborto, e questioni di grande importanza come nominare il successore di Antonin Scalia alla Corte suprema. Consideriamo alcuni fatti fondamentali. Il reddito familiare medio negli Stati Uniti oggi è più basso di quello che era dieci anni fa. Circa 46 milioni di americani (cioè uno ogni sette) ricevono sussidi governativi per poter mangiare: Buoni Alimentari. I premi per le assicurazioni sanitarie sono aumentati in modo drammatico. Il costo del mio, se manterrò la stessa assicurazione, crescerà del 35 per cento: vuol dire circa 1.300 dollari all’anno. Negli ultimi quattro anni il nostro governo ha trasformato in un reato punibile non avere un’assicurazione sanitaria. Si stima che il totale dei prestiti studenteschi negli Stati Uniti – la quantità di denaro per cui gli studenti si sono indebitati per frequentare il college – superi i mille miliardi di dollari. Inoltre ci sono stati attacchi terroristici negli Stati Uniti (San Bernardino e Orlando sono soltanto due di essi) e l’uso di oppiacei è aumentato drammaticamente. Un fatto ancora più triste è che le politiche di governo messe in atto negli ultimi anni, rappresentate in grande maggioranza da ordini diretti del presidente, ignorano tutti questi fatti. Non sto dicendo che non si occupano di essi in modo appropriato, dico che li ignorano, e si concentrano su questioni come quella di permettere alle persone di entrare nella toilette di loro scelta.

La rivolta dei “miserabili”
Non c’è da stupirsi che nei sondaggi alla vigilia del voto la grande maggioranza degli americani abbia dichiarato che «il paese sta andando nella direzione sbagliata». Diversamente dai miei studenti, che non potevano reagire in modo diretto al fatto di essere stati traditi all’evento accademico “comunitario”, gli americani hanno potuto farlo e lo hanno fatto. L’8 novembre hanno votato per rompere con coloro che ignorano i fatti. Si sono manifestati in massa in Pennsylvania, Ohio, Michigan, Iowa, New Hampshire e Florida. Coloro che lo hanno fatto non sono accademici o intellettuali, che per anni hanno cucito e lodato le vesti dell’imperatore. Né rappresentano l’entourage dell’imperatore e i suoi eredi. Quelli che si sono manifestati sono i contadini e i minatori, che erano stati definiti “un branco di miserabili” perché insistevano che i fatti sono importanti. Quelli che si sono manifestati sono la maggioranza silenziosa: la pancia dell’America.

Siobhan Nash-Marshall è docente di Filosofia al Manhattanville College di Purchase, New York

Foto Ansa

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