Trump e Macron usano l’Ucraina come merce di scambio
È uno dei nuovi droni russi con motore a reazione che domenica ha colpito un treno in una stazione ucraina dove, pochi minuti prima, era transitato un convoglio con politici europei a bordo, oltre all’ex direttore della Cia David Petraeus. L’attacco, avvenuto in un’area di confine tra Ucraina e Polonia, conferma un trend in atto da tempo sul campo di battaglia: Kiev non riesce a intercettare i nuovi droni di Mosca.
I nuovi Geran russi devastano l’Ucraina
Il Geran russo è una versione migliorata dello Shahed iraniano che Mosca ha iniziato a produrre per la prima volta nel 2023. Se il Geran-1 montava una testata esplosiva di 20 chili e viaggiava a una velocità di 185 chilometri orari, il nuovo Geran-5 con motore a reazione monta una testata fino a 90 chili e può viaggiare per oltre mille chilometri a 600 km/h.
Il Geran-5 inoltre, come anche il 4, ha una forma più affusolata e aerodinamica che lo rende molto simile a un missile da crociera ed è dotato di sistemi tecnologicamente aggiornati sia per colpire gli obiettivi con maggiore precisione sia per evitare di essere neutralizzato dalle difese nemiche.
Se l’Ucraina riusciva a intercettare il 90-95 per cento dei vecchi droni, quasi un drone su due dei nuovi modelli buca le difese aeree di Kiev. È così che la capitale negli ultimi due mesi è stata trasformata in una città bersagliata a ripetizione come quelle al fronte. La situazione è cambiata così in fretta che l’esercito in agosto ha smesso di pubblicare i dati sul tasso di droni e missili intercettati dalle difese aeree.

Da 350 a 2.800 attacchi
I nuovi droni vengono lanciati dalla base di Tsimbulova, nella provincia di Oryol, a circa 500 chilometri in linea d’aria da Kiev e a 175 dal confine. Un anno fa, come confermato dalle immagini satellitari pubblicate dal Telegraph, la base non esisteva nemmeno. Il mese scorso erano già presenti 16 postazioni di lancio e più di 100 droni pronti per colpire.
Se a giugno la Russia ha lanciato 350 droni di nuova generazione, ad agosto gli attacchi sono saliti a 2.800. La loro efficacia aumenta ulteriormente grazie alla strategia russa di lanciarli insieme ai missili da crociera low-cost Banderol. Kiev viene ormai colpita di giorno e di notte. Secondo gli esperti, la Russia riesce già a costruire 3.000 esemplari in tutto di Geran-4 e 5 ogni mese.
Come dichiarato da Volodymyr Zelensky, 67 aziende ucraine stanno studiando nuovi missili e droni per intercettare i Geran ma ancora non c’è un prototipo pronto. La sfida è sempre più difficile: se i vecchi Geran lasciavano un minuto di tempo all’esercito di Kiev per individuarli e abbatterli, i nuovi appena sei secondi.
Trump usa la guerra in Ucraina
Lunedì Donald Trump ha dichiarato che Ucraina e Russia hanno accettato di fermare i reciproci attacchi contro le infrastrutture energetiche. Ma non è chiaro se il presidente americano abbia discusso condizioni chiare per la tregua con le parti, dal momento che Mosca e Kiev hanno proseguito a bersagliarsi con missili e droni sia ieri che martedì. Volodymyr Zelensky ha anche aggiunto che «la Russia non ha dimostrato alcuna volontà di fermare la guerra».
Trump aveva chiesto lo stop degli attacchi per ragioni interne: Kiev ha già paralizzato le attività di metà dei principali poli di raffinazione della Russia, costringendo Mosca a frenare l’export di gasolio, benzina e cherosene. Di conseguenza, considerata anche la guerra in Iran, il prezzo medio del diesel negli Stati Uniti è salito sopra i 6 dollari al gallone, facendo aumentare l’inflazione e creando enormi problemi alla Casa Bianca in vista delle elezioni di midterm.

Macron è peggio dell’odiato Orbán
Il tentativo di Trump di utilizzare la guerra in Ucraina per fini di politica interna non è isolato. La Francia ha infatti bloccato (temporaneamente) il rinnovo delle sanzioni europee contro circa 3.000 persone e società russe accusate di appoggiare la guerra in Ucraina. Parigi ha anche chiesto di non sanzionare l’oligarca russo Alisher Usmanov. Una mossa definita dal Corriere «sorprendente» e che, secondo il Financial Times, farebbe parte di una manovra per liberare cittadini francesi prigionieri in Azerbaigian.
Secondo un diplomatico europeo, «togliere Usmanov dalla lista significherebbe non solo premiare la Russia, ma anche premiare chi imprigiona cittadini europei».
Questi sono esattamente i comportamenti per cui i governi cosiddetti “nazionalisti” e di “estrema destra” vengono accusati dalle forze “europeiste”. Ma queste categorie non hanno più senso se il primo a fare favori a Putin quando serve è un “progressista” come Macron, che agisce ormai come un Viktor Orban qualunque.
L’iniziativa del presidente francese arriva inoltre nel momento peggiore, quello cioè in cui un drone (con ogni probabilità russo) che montava una testata esplosiva è stato abbattuto da jet italiani della Nato in Lituania. Come a dire: a minacciare in modo convinto e ripetuto, qualcosa si ottiene.
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