Trump applichi all’Ucraina il metodo usato con Israele e Hamas

Di Leone Grotti
13 Ottobre 2025
Come Hamas è stato convinto ad accettare la pace da Turchia e Qatar, così Putin può essere spinto al cessate il fuoco soltanto dalla Cina di Xi Jinping. Trump deve trattare con Pechino
L'incontro a Pechino durante la parata del 3 settembre tra il presidente della Russia Vladimir Putin e quello della Cina Xi Jinping
L'incontro a Pechino durante la parata del 3 settembre tra il presidente della Russia Vladimir Putin e quello della Cina Xi Jinping (foto Ansa)

Trump è sempre stato convinto che «la guerra più semplice da concludere» fosse quella tra Russia e Ucraina. Lo pensava davvero. Anche per questo, al di là della spacconeria connaturata al personaggio, disse in campagna elettorale che ci avrebbe impiegato appena «24 ore» a interrompere il conflitto.

Il presidente americano credeva infatti che Joe Biden non riuscisse a mettere un freno a Volodymyr Zelensky perché sotto costante ricatto per il figlio Hunter e che non fosse in grado di convincere Vladimir Putin a seppellire l’ascia di guerra perché troppo debole.

Non bastano le armi in Ucraina

Dopo mesi di tentativi il tycoon ha cambiato idea: il principale ostacolo alla pace non sono Zelensky o l’Unione Europea, ma l’uomo del Cremlino. «Putin mi ha davvero deluso», ha detto Trump, che medita addirittura di fornire all’Ucraina i potenti missili a lungo raggio Tomahawk.

È probabile che il presidente americano voglia far capire con la forza all’omologo russo che gli conviene scendere a patti. «Peace through strength», il motto preferito di Netanyahu. Ma questa strategia in oltre tre anni di guerra non ha funzionato: gli Usa hanno donato all’Ucraina i Javelin, gli Himars, i Patriot, le bombe a grappolo, i proiettili all’uranio, i missili Atacms, gli F-16, i veicoli corazzati Bradley, i carri armati M1 Abrams.

Ma sul campo nulla è cambiato, anzi. Ogni fornitura di armi sempre più potenti non ha fatto che aggravare il livello dello scontro, senza portare ad alcuna soluzione.

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Invece che fornire nuove e mirabolanti armi come i Tomahawk all’Ucraina, che attualmente non saprebbe nemmeno come utilizzarli, Trump dovrebbe ripetere con Kiev e Mosca lo schema che lo ha portato a raggiungere il cessate il fuoco tra Israele e Hamas.

Per portare i terroristi islamici della Striscia di Gaza al tavolo del negoziato, il presidente americano si è rivolto ai peggiori islamisti sulla piazza: Turchia e Qatar. È soprattutto grazie alla loro mediazione che Hamas ha ceduto.

Se vuole risolvere la guerra in Ucraina, Trump deve usare lo stesso metodo, deve internazionalizzare il conflitto e andare a trattare con il suo grande avversario: la Cina di Xi Jinping.

Solo Xi può fare pressione su Putin

Senza il sostegno economico, politico e militare di Pechino, Putin sarebbe già sceso a patti. Senza la retorica di un nuovo ordine mondiale da imporre, portata avanti dall’unica superpotenza in grado di fare concorrenza agli Stati Uniti, la Cina appunto, la Russia non avrebbe affascinato con la sua sporca guerra decine e decine di paesi del Sud globale.

Come spiegato dal ministro degli Esteri cinese Wang Yi alla sciagurata rappresentate della Politica estera europea Kaja Kallas, Pechino non permetterà mai che la Russia perda questa guerra, perché non vuole che gli Usa concentrino tutta la loro attenzione soltanto sul regime comunista cinese.

Un accordo, però, conviene anche alla Cina.

Donald Trump e Vladimir Putin si stringono la mano all'arrivo ad Anchorage, in Alaska, per il vertice sull'Ucraina
Donald Trump e Vladimir Putin si stringono la mano all’arrivo ad Anchorage, in Alaska, per il vertice sull’Ucraina (foto Ansa)

La dannosa superiorità morale Dem

Trump ha molti difetti, ma non pecca di “superiorità morale democratica” come tanti leader progressisti. Non disdegna perciò gli incontri e i vertici con i peggiori dittatori del mondo. Questo è un vantaggio. Il presidente americano ha fatto bene a incontrare Putin ad Anchorage, anche se il tentativo è andato a vuoto.

Se però il presidente russo dimostra di non volere trattare, a meno di ottenere tutto ciò che vuole e che non può avere per mancanza di vittorie sul terreno di battaglia, l’unico modo per costringerlo non è rifornire l’Ucraina di nuove armi, minacciandolo, ma portando dalla propria parte i suoi principali alleati.

La chiave è a Pechino e Teheran

Per convincere Putin a sedersi al tavolo delle trattative, Trump deve inviare i suoi mediatori a Pechino, Pyongyang, Teheran e Nuova Delhi. Solo convincendo Xi, Kim, Khamenei e Modi – che comprano il gas e il petrolio di Putin, che gli forniscono carne da cannone, droni e tecnologia da utilizzare al fronte – che la guerra deve finire, gli Usa otterranno un risultato.

Saranno poi Cina, Iran, Corea del Nord e India a convincere la Russia che, a fronte di ragionevoli contropartite, è ora di accettare un cessate il fuoco.

Far accettare un accordo all’Ucraina, anch’essa sicuramente riluttante, dovrebbe essere più semplice perché Kiev non può andare avanti a combattere senza le armi e i finanziamenti dei paesi Nato.

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La Russia non è Hamas

Ovviamente l’analogia tra il conflitto Israele-Hamas e quello Ucraina-Russia regge fino a un certo punto. Tel Aviv è molto più importante di Kiev per Trump, così come lo è il Medio Oriente rispetto all’Europa. Il tycoon dunque potrebbe essere meno invogliato a spendere capitale politico per risolvere un problema europeo.

La Russia inoltre non è un gruppo terroristico che si nasconde sottoterra e tra i civili come Hamas, ma una potenza nucleare desiderosa di tornare ai vecchi fasti perduti e che non accetta di essere umiliata da un suo ex stato satellite.

L’operazione dunque è infinitamente più complicata ma se c’è qualcuno che può riuscirci è il bullo di Mar-a-Lago. L’unico che non si vergogna a intrattenersi con i leader più impresentabili, gli unici del resto con cui bisogna scendere a patti.

@LeoneGrotti

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